DEDICAZIONE BASILICA LATERANENSE – Anno C

il: 

6 Novembre 2025

di: 

Giovanni 2
Giovanni 2

Immagine elaborata digitalmente

Letture: Ez 47, 1-2.8-9. 12; 1 Cor 3, 9-11. 16-17; Gv 2, 13-22

Un’azione di guerriglia urbana

Tutti e quattro gli Evangelisti riportano il clamoroso gesto di Gesù che caccia i venditori dal Tempio. Fu questa un’azione davvero rivoluzionaria, quasi di “guerriglia urbana”: munito di frusta (Gv 2,15), Gesù rovescia i banchi dei cambiavalute e dei venditori di animali, bloccando in pratica l’accesso al Tempio. “E non permetteva che si trasportassero cose attraverso il Tempio” (Mc 11,16): lo hieròn, l’atrio dei pagani, dove si svolge la scena, era usato come scorciatoia tra la città e il Monte degli Ulivi. “Pensiamo che l’azione violenta di Gesù contro i commercianti del Tempio sia

stata improntata alla non violenza, alla gentilezza, alla ragione e alla misura? Certo che no… Gesù, di solito contrario alla violenza, qui oltrepassa la morale… Il suo scoppio d’ira… non è giustificabile, non è morale” (K. Berger).

Era non solo lecita, ma necessaria l’organizzazione commerciale nel Tempio: i cambiavalute dovevano convertire le monete pagane (considerate impure perché recavano effigi umane o di divinità) nelle monete ebraiche, le uniche accettate per le offerte al Tempio. I venditori provvedevano a quanto poteva servire per i sacrifici: agnelli, colombe, ma anche farina, olio, vino, incenso… “Dal punto di vista puramente morale i venditori avevano ragione. Ma Dio è di più e va oltre la nostra morale. Le sue esigenze spesso si scontrano con ciò che abbiamo preteso che sia perbene” (K. Berger).

Il superamento del Tempio

Il gesto di Gesù è certamente un segno di purificazione, una protesta come quella degli antichi profeti (Gesù infatti cita Is 56,7 e Ger 7,11) contro la commistione tra religione e commercio, tra spiritualità e guadagni, tra fede e finanza.

Ma il gesto vuole essere un vero e proprio superamento del Tempio, cuore del giudaismo, e del suo culto. Ormai sarà Gesù il luogo dove le genti incontreranno Dio: “Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio (naòn) e in tre giorni lo farò risorgere»… Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,19-22). Gesù usa il termine naòs, che indica la parte più sacra del tempio, il “Santo dei Santi”, dove era custodita l’arca dell’alleanza, il luogo stesso della Presenza di Dio: ormai è Gesù stesso la Presenza di Dio tra gli uomini.

Nel clima liturgico della Pasqua, nel quale le vittime, il tempio e i segni dell’Esodo erano i temi centrali, Gesù si rivela come il Messia che realizza Mal 3,1-4 e Zac 14,21, entrando nel Tempio alla fine dei tempi, e si proclama il vero Agnello, che sostituisce gli antichi sacrifici. Non vi sarà più bisogno di sacrifici animali: sarà Gesù l’unico “agnello che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29), l’”agnello senza difetti e senza macchia” (1 Pt 1,19), l’”agnello immolato” (Ap 5,6).

Gesù, il Segno definitivo

Gesù inoltre sarà il segno definitivo. Per Giovanni, il “segno” (semeion) è un evento che deve portare alla Fede in Gesù. Il segno può portare alla Fede, ma Gesù rimprovera una Fede troppo basata sui segni: qui c’è un fine gioco di parole: “Gesù non credeva in coloro che credevano nel suo nome vedendo i segni che egli compiva” (Gv 2,23-24; cfr 4,48; 20,28).

Guai a coloro che cercano miracoli e prodigi per credere! A coloro che gli chiedevano: “«Maestro, da te vogliamo vedere un segno», egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!»“ (Mt 12,38-39).

Nel Vangelo di Marco Gesù si rifiuta di dare un segno: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione” (Mc 8,11-13). Nel Vangelo di Matteo, Gesù afferma che “nessun segno sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come Giona era nel ventre del cetaceo tre giorni e tre notti, così sarà il figlio dell’uomo nel cuore della terra tre giorni e tre notti” (Mt 12,39; cfr Lc 11,29). Nel Vangelo di Giovanni Gesù offre il segno del tempio: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (lett.: lo sveglierò)» (Gv 2,19) e l’autore commenta: «Egli parlava del tempio del suo corpo. Perciò quando risuscitò dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo e credettero alla Scrittura e alle parole che aveva pronunciato Gesù» (Gv 2,21). Entrambe le garanzie si riferiscono alla sua risurrezione. Solo la resurrezione di Gesù è “prova sicura” (At 17,31) della Signoria di Cristo.

Ma “beati quelli che crederanno senza aver veduto!” (Gv 20,29). In ogni caso è la Parola di Dio il fondamento della Fede: afferma infatti Gesù: “Se credeste infatti a Mosè (cioè: alla Bibbia!), credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?” (Gv 5,46-47).

Fonte

Letture: Ez 47, 1-2.8-9. 12; 1 Cor 3, 9-11. 16-17; Gv 2, 13-22

Un’azione di guerriglia urbana

Tutti e quattro gli Evangelisti riportano il clamoroso gesto di Gesù che caccia i venditori dal Tempio. Fu questa un’azione davvero rivoluzionaria, quasi di “guerriglia urbana”: munito di frusta (Gv 2,15), Gesù rovescia i banchi dei cambiavalute e dei venditori di animali, bloccando in pratica l’accesso al Tempio. “E non permetteva che si trasportassero cose attraverso il Tempio” (Mc 11,16): lo hieròn, l’atrio dei pagani, dove si svolge la scena, era usato come scorciatoia tra la città e il Monte degli Ulivi. “Pensiamo che l’azione violenta di Gesù contro i commercianti del Tempio sia

stata improntata alla non violenza, alla gentilezza, alla ragione e alla misura? Certo che no… Gesù, di solito contrario alla violenza, qui oltrepassa la morale… Il suo scoppio d’ira… non è giustificabile, non è morale” (K. Berger).

Era non solo lecita, ma necessaria l’organizzazione commerciale nel Tempio: i cambiavalute dovevano convertire le monete pagane (considerate impure perché recavano effigi umane o di divinità) nelle monete ebraiche, le uniche accettate per le offerte al Tempio. I venditori provvedevano a quanto poteva servire per i sacrifici: agnelli, colombe, ma anche farina, olio, vino, incenso… “Dal punto di vista puramente morale i venditori avevano ragione. Ma Dio è di più e va oltre la nostra morale. Le sue esigenze spesso si scontrano con ciò che abbiamo preteso che sia perbene” (K. Berger).

Il superamento del Tempio

Il gesto di Gesù è certamente un segno di purificazione, una protesta come quella degli antichi profeti (Gesù infatti cita Is 56,7 e Ger 7,11) contro la commistione tra religione e commercio, tra spiritualità e guadagni, tra fede e finanza.

Ma il gesto vuole essere un vero e proprio superamento del Tempio, cuore del giudaismo, e del suo culto. Ormai sarà Gesù il luogo dove le genti incontreranno Dio: “Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio (naòn) e in tre giorni lo farò risorgere»… Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,19-22). Gesù usa il termine naòs, che indica la parte più sacra del tempio, il “Santo dei Santi”, dove era custodita l’arca dell’alleanza, il luogo stesso della Presenza di Dio: ormai è Gesù stesso la Presenza di Dio tra gli uomini.

Nel clima liturgico della Pasqua, nel quale le vittime, il tempio e i segni dell’Esodo erano i temi centrali, Gesù si rivela come il Messia che realizza Mal 3,1-4 e Zac 14,21, entrando nel Tempio alla fine dei tempi, e si proclama il vero Agnello, che sostituisce gli antichi sacrifici. Non vi sarà più bisogno di sacrifici animali: sarà Gesù l’unico “agnello che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29), l’”agnello senza difetti e senza macchia” (1 Pt 1,19), l’”agnello immolato” (Ap 5,6).

Gesù, il Segno definitivo

Gesù inoltre sarà il segno definitivo. Per Giovanni, il “segno” (semeion) è un evento che deve portare alla Fede in Gesù. Il segno può portare alla Fede, ma Gesù rimprovera una Fede troppo basata sui segni: qui c’è un fine gioco di parole: “Gesù non credeva in coloro che credevano nel suo nome vedendo i segni che egli compiva” (Gv 2,23-24; cfr 4,48; 20,28).

Guai a coloro che cercano miracoli e prodigi per credere! A coloro che gli chiedevano: “«Maestro, da te vogliamo vedere un segno», egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!»“ (Mt 12,38-39).

Nel Vangelo di Marco Gesù si rifiuta di dare un segno: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione” (Mc 8,11-13). Nel Vangelo di Matteo, Gesù afferma che “nessun segno sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come Giona era nel ventre del cetaceo tre giorni e tre notti, così sarà il figlio dell’uomo nel cuore della terra tre giorni e tre notti” (Mt 12,39; cfr Lc 11,29). Nel Vangelo di Giovanni Gesù offre il segno del tempio: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (lett.: lo sveglierò)» (Gv 2,19) e l’autore commenta: «Egli parlava del tempio del suo corpo. Perciò quando risuscitò dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo e credettero alla Scrittura e alle parole che aveva pronunciato Gesù» (Gv 2,21). Entrambe le garanzie si riferiscono alla sua risurrezione. Solo la resurrezione di Gesù è “prova sicura” (At 17,31) della Signoria di Cristo.

Ma “beati quelli che crederanno senza aver veduto!” (Gv 20,29). In ogni caso è la Parola di Dio il fondamento della Fede: afferma infatti Gesù: “Se credeste infatti a Mosè (cioè: alla Bibbia!), credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?” (Gv 5,46-47).

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