Domenica XXVI del tempo ordinario – Anno C

il: 

25 Settembre 2025

di: 

xxvi domenica - la misericordia di dio
xxvi domenica – la misericordia di dio

Carlo Miglietta

Letture: Am 6,1a.4-7; 1 Tm 6,11-16; Lc 16,19-31

Un nuovo annuncio: il ricco non si salva

Gesù riprende i “Guai!” profetici (Prima Lettura: Am 6,1-7; cfr 5,18; Mi 2,1-5; Is 5,5-24) contro i ricchi: “Guai a voi, o ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete” (Lc 6,24-25). Gesù considera i ricchi come esclusi dal Regno per il solo fatto di possedere beni: sconcertante è la parabola del ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Anzitutto, in questa parabola Gesù pone all’inferno il ricco solo per l’abbondanza dei suoi beni, e Lazzaro “nel seno di Abramo” solo perché povero in terra, indipendentemente dalle loro disposizioni interiori. Il ricco anzi pare persino… un uomo pio, che nei tormenti infernali si preoccupa della salvezza dei suoi fratelli, e che implora per essi una rivelazione più chiara sull’uso delle ricchezze. Ma è dannato perché ricco: ciò scandalizzò a tal punto Girolamo che nella Vulgata si permise di aggiungere autonomamente “ma nessuno gliene dava” al versetto che descrive il desiderio di Lazzaro di partecipare ai beni del ricco (Lc 16,21), tanto per attribuire al ricco almeno la colpa della sua insensibilità ai miseri. Ma il testo è ben più duro, e depone per il contrappasso di una situazione oggettiva: “Abramo rispose (al ricco): «Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti»” (Lc 16,25). Si noti poi come Abramo richiami che l’illiceità delle ricchezze debba già essere evinta chiaramente dalle Scritture (“Mosé e i profeti”: Lc 16,31).

Giacomo, “fratello del Signore” (Gal 1,19), riprenderà questa linea di Gesù con una posizione molto dura: “E ora a voi, o ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme, il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!… Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage” (Gc 5,1-5).

Come scriveva il cardinal Tettamanzi, di fronte alla domanda di come Dio possa tollerare tanta sperequazione tra gli uomini, “la parabola (ndr: del ricco e del povero Lazzaro) risponde: la giustizia avrà l’ultima parola, ma dopo la morte nell’aldilà, quando la situazione del ricco e del mendicante sarà letteralmente capovolta rispetto a quella terrena… Lazzaro sta sulla coscienza di ciascuno di noi. Infatti, a ben pensarci, siamo tutti raffigurati nel ricco epulone ogniqualvolta non lasciamo cadere dalla nostra mensa ciò che per noi è superfluo, mentre può essere ragione di vita per il povero Lazzaro… Giovanni Paolo II, più volte nei suoi discorsi, ha allargato a livello mondiale il senso della parabola leggendo nel ricco e in Lazzaro le figure emblematiche della gravissima situazione di ingiustizia che vede tra loro contrapposti popoli ricchi e popoli poveri, in un divario che anziché arrestarsi tende ad aumentare paurosamente”.

“Il messaggio di Gesù è quindi chiaro, ed è avvalorato da tutto il Nuovo Testamento. In realtà, di fronte alla disuguaglianza esistente fra ricchi e poveri, coloro che si trovano in una situazione di pericolo dinanzi al giudizio di Dio sono i ricchi” (J. de S. Ana). Scriveva Leone XIII nella “Rerum novarum” (1891): “I fortunati sono dunque ammoniti…; i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Gesù Cristo…; dell’uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice” (nn. 111-113). Per questo Paolo nella Seconda Lettura esorta “alla giustizia e alla carità…, per raggiungere la vita eterna” (1 Tm 6,11-16).

Arturo Paoli, Piccolo Fratello per tanti anni tra i poveri in Brasile, riflettendo sull’impatto che certamente ebbe nell’uditorio di Gesù il suo: “Guai a voi, o ricchi!”, pone un’inquietante domanda: “Chi è stato messo al bando della società israelita, chi è stato crocifisso, il Gesù delle beatitudini o il Gesù delle maledizioni? Se Gesù avesse detto solamente «Beati voi poveri» e non avesse aggiunto «Guai a voi ricchi», sarebbe stato messo in croce?”.

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Letture: Am 6,1a.4-7; 1 Tm 6,11-16; Lc 16,19-31

Un nuovo annuncio: il ricco non si salva

Gesù riprende i “Guai!” profetici (Prima Lettura: Am 6,1-7; cfr 5,18; Mi 2,1-5; Is 5,5-24) contro i ricchi: “Guai a voi, o ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete” (Lc 6,24-25). Gesù considera i ricchi come esclusi dal Regno per il solo fatto di possedere beni: sconcertante è la parabola del ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Anzitutto, in questa parabola Gesù pone all’inferno il ricco solo per l’abbondanza dei suoi beni, e Lazzaro “nel seno di Abramo” solo perché povero in terra, indipendentemente dalle loro disposizioni interiori. Il ricco anzi pare persino… un uomo pio, che nei tormenti infernali si preoccupa della salvezza dei suoi fratelli, e che implora per essi una rivelazione più chiara sull’uso delle ricchezze. Ma è dannato perché ricco: ciò scandalizzò a tal punto Girolamo che nella Vulgata si permise di aggiungere autonomamente “ma nessuno gliene dava” al versetto che descrive il desiderio di Lazzaro di partecipare ai beni del ricco (Lc 16,21), tanto per attribuire al ricco almeno la colpa della sua insensibilità ai miseri. Ma il testo è ben più duro, e depone per il contrappasso di una situazione oggettiva: “Abramo rispose (al ricco): «Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti»” (Lc 16,25). Si noti poi come Abramo richiami che l’illiceità delle ricchezze debba già essere evinta chiaramente dalle Scritture (“Mosé e i profeti”: Lc 16,31).

Giacomo, “fratello del Signore” (Gal 1,19), riprenderà questa linea di Gesù con una posizione molto dura: “E ora a voi, o ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme, il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!… Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage” (Gc 5,1-5).

Come scriveva il cardinal Tettamanzi, di fronte alla domanda di come Dio possa tollerare tanta sperequazione tra gli uomini, “la parabola (ndr: del ricco e del povero Lazzaro) risponde: la giustizia avrà l’ultima parola, ma dopo la morte nell’aldilà, quando la situazione del ricco e del mendicante sarà letteralmente capovolta rispetto a quella terrena… Lazzaro sta sulla coscienza di ciascuno di noi. Infatti, a ben pensarci, siamo tutti raffigurati nel ricco epulone ogniqualvolta non lasciamo cadere dalla nostra mensa ciò che per noi è superfluo, mentre può essere ragione di vita per il povero Lazzaro… Giovanni Paolo II, più volte nei suoi discorsi, ha allargato a livello mondiale il senso della parabola leggendo nel ricco e in Lazzaro le figure emblematiche della gravissima situazione di ingiustizia che vede tra loro contrapposti popoli ricchi e popoli poveri, in un divario che anziché arrestarsi tende ad aumentare paurosamente”.

“Il messaggio di Gesù è quindi chiaro, ed è avvalorato da tutto il Nuovo Testamento. In realtà, di fronte alla disuguaglianza esistente fra ricchi e poveri, coloro che si trovano in una situazione di pericolo dinanzi al giudizio di Dio sono i ricchi” (J. de S. Ana). Scriveva Leone XIII nella “Rerum novarum” (1891): “I fortunati sono dunque ammoniti…; i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce di Gesù Cristo…; dell’uso dei loro beni dovranno un giorno rendere rigorosissimo conto a Dio giudice” (nn. 111-113). Per questo Paolo nella Seconda Lettura esorta “alla giustizia e alla carità…, per raggiungere la vita eterna” (1 Tm 6,11-16).

Arturo Paoli, Piccolo Fratello per tanti anni tra i poveri in Brasile, riflettendo sull’impatto che certamente ebbe nell’uditorio di Gesù il suo: “Guai a voi, o ricchi!”, pone un’inquietante domanda: “Chi è stato messo al bando della società israelita, chi è stato crocifisso, il Gesù delle beatitudini o il Gesù delle maledizioni? Se Gesù avesse detto solamente «Beati voi poveri» e non avesse aggiunto «Guai a voi ricchi», sarebbe stato messo in croce?”.

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