Letture: 2 Re 5,14-17; 2 Tm 2,8-13; Lc 17,11-19
La parabola della guarigione miracolosa dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19), in cui uno solo torna a ringraziare Gesù, è sempre stata letta come un invito ad essere riconoscenti al Signore. Dio ci colma continuamente di tanti benefici, ma spesso la nostra preghiera è rivolta solo… a chiedergli ulteriori favori e non a “render gloria a Dio” (Lc 17,18), come Gesù sottolinea.
Ma in questo racconto il tema non è tanto quello della gratitudine, ma quello di che cosa voglia dire credere.
Credere alla Parola
Nel Vangelo secondo Luca abbiamo già letto un incontro tra Gesù e un lebbroso: supplicato da quest’ultimo, Gesù aveva steso la mano e toccato il suo corpo piagato, guarendolo (Lc 5,12-16). Ma qui Gesù non si avvicina per guarire i lebbrosi, non tocca i loro corpi malati. Dà solo un ordine, che può sembrare assurdo: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, coloro che erano incaricati dalla Legge di diagnosticare la lebbra e attestare la guarigione da essa (Lc 17,14). Gesù non compie nessun gesto di guarigione: dà solo un comando. Ed essi credono, se ne vanno ancora malati ma fiduciosi nella Parola di Gesù. Ed ecco che “mentre essi andavano, furono purificati” (Lc 17,14). “Certamente Luca, nel raccontare questo evento, ricorda la guarigione dalla lebbra di Naaman il siro da parte di Eliseo: il profeta, restando lontano, gli ordina attraverso un messaggero di andare a bagnarsi nel Giordano, ed egli dopo un iniziale rifiuto acconsente e così viene guarito (Prima Lettura: 2 Re 5,1-14; cfr Lc 4,27)” (E. Bianchi). Allo stesso modo Gesù si comporta con il funzionario regio che viene a chiedergli la guarigione del figlio: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!»” (Gv 4,49-53).
La vera Fede è quella che si affida alla sola Parola di Dio, quella Parola, ci ricorda la Seconda Lettura, “che non è incatenata” (2 Tm 2,8-13). La Fede non pretende segni, gesti eclatanti, prodigi immediati. Davvero la Fede è affidarsi, confidare, talora alla povertà e alla nudità di una Promessa di cui non vediamo nessun segno concreto di realizzazione.
“La tua fede ti ha salvato”
Gesù ribadisce che la salvezza totale viene solo dall’adesione a lui, e l’evento di guarigione, seppur miracoloso, altro non è che un epifenomeno del totale superamento del limite creaturale che la sua Incarnazione realizza. Solo nella fede, nell’“amen” amoroso a lui, troveremo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Ecco perché Gesù richiede con insistenza la Fede a coloro che guarisce. Al centurione che lo supplica di guarire il suo servo Gesù infatti dice: “Va’, e sia fatto secondo la tua Fede” (Mt 8,8-13); all’emorroissa: “Coraggio, figliola, la tua Fede ti ha guarita” (Mt 9,22); ai due ciechi: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede»” (Mt 9,28-29); alla cananea: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Mt 15,28); al cieco di Gerico: “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 9,52)…
Mentre invece a Nazaret “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt 13,58). Gesù non crede in coloro che credono in lui a causa dei miracoli che egli compie: lo afferma Giovanni con un interessante gioco di parole: “Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non credeva in loro” (Gv 2,23-24).
È la persona di Gesù la salvezza del mondo. Non dobbiamo aspettarci guarigioni da gesti clamorosi del Signore, ma solo dall’adesione totale a lui, che prende su di sé i mali del mondo e li annienta nella potenza della sua Resurrezione. “Noi cristiani dovremmo essere molto attenti e vigilanti di fronte a guarigioni e miracoli: questi avvengono, a dire il vero anche in contesti non cristiani, ma non sono le guarigioni e i miracoli che danno la salvezza, che rendono i malati figli del Regno e quindi discepoli di Gesù. La guarigione fisica non significa e non coincide con la guarigione totale, integrale, quella della vita più intima, la vita spirituale che ciascuno di noi, con più o meno consapevolezza, vive” (E. Bianchi). Solo Gesù è la salvezza!
Credere è proprio questo attaccarci a Gesù, diventando una cosa sola con lui: e allora tutto il male, la malattia, la stessa morte saranno annientati.
Una Fede universale
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo torna a ringraziare Gesù. Ed è un Samaritano (Lc 17,16). “Anche questa volta (cfr Lc 4,23-27; 7,1-10) chi accede allo spazio dei figli del Regno è uno straniero, uno fuori dal popolo di Dio, dal recinto ortodosso. In questo racconto Gesù demolisce molte certezze di noi cristiani asserragliati in chiese o comunità. Fuori, fuori, anche fuori c’è un operare di Cristo Signore che a volte trova più ricezione di quanta ne abbia tra noi che ci sentiamo dentro. Dio non si lascia conoscere solo nelle istituzioni ecclesiastiche o cultuali, ma si fa conoscere soprattutto in Gesù: grazie a lui, attraverso di lui solo si rende gloria a Dio” (E. Bianchi).
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Fonte
Domenica XXVIII del tempo ordinario – Anno C
il:
– di:
Carlo Miglietta
Letture: 2 Re 5,14-17; 2 Tm 2,8-13; Lc 17,11-19
La parabola della guarigione miracolosa dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19), in cui uno solo torna a ringraziare Gesù, è sempre stata letta come un invito ad essere riconoscenti al Signore. Dio ci colma continuamente di tanti benefici, ma spesso la nostra preghiera è rivolta solo… a chiedergli ulteriori favori e non a “render gloria a Dio” (Lc 17,18), come Gesù sottolinea.
Ma in questo racconto il tema non è tanto quello della gratitudine, ma quello di che cosa voglia dire credere.
Credere alla Parola
Nel Vangelo secondo Luca abbiamo già letto un incontro tra Gesù e un lebbroso: supplicato da quest’ultimo, Gesù aveva steso la mano e toccato il suo corpo piagato, guarendolo (Lc 5,12-16). Ma qui Gesù non si avvicina per guarire i lebbrosi, non tocca i loro corpi malati. Dà solo un ordine, che può sembrare assurdo: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, coloro che erano incaricati dalla Legge di diagnosticare la lebbra e attestare la guarigione da essa (Lc 17,14). Gesù non compie nessun gesto di guarigione: dà solo un comando. Ed essi credono, se ne vanno ancora malati ma fiduciosi nella Parola di Gesù. Ed ecco che “mentre essi andavano, furono purificati” (Lc 17,14). “Certamente Luca, nel raccontare questo evento, ricorda la guarigione dalla lebbra di Naaman il siro da parte di Eliseo: il profeta, restando lontano, gli ordina attraverso un messaggero di andare a bagnarsi nel Giordano, ed egli dopo un iniziale rifiuto acconsente e così viene guarito (Prima Lettura: 2 Re 5,1-14; cfr Lc 4,27)” (E. Bianchi). Allo stesso modo Gesù si comporta con il funzionario regio che viene a chiedergli la guarigione del figlio: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!»” (Gv 4,49-53).
La vera Fede è quella che si affida alla sola Parola di Dio, quella Parola, ci ricorda la Seconda Lettura, “che non è incatenata” (2 Tm 2,8-13). La Fede non pretende segni, gesti eclatanti, prodigi immediati. Davvero la Fede è affidarsi, confidare, talora alla povertà e alla nudità di una Promessa di cui non vediamo nessun segno concreto di realizzazione.
“La tua fede ti ha salvato”
Gesù ribadisce che la salvezza totale viene solo dall’adesione a lui, e l’evento di guarigione, seppur miracoloso, altro non è che un epifenomeno del totale superamento del limite creaturale che la sua Incarnazione realizza. Solo nella fede, nell’“amen” amoroso a lui, troveremo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Ecco perché Gesù richiede con insistenza la Fede a coloro che guarisce. Al centurione che lo supplica di guarire il suo servo Gesù infatti dice: “Va’, e sia fatto secondo la tua Fede” (Mt 8,8-13); all’emorroissa: “Coraggio, figliola, la tua Fede ti ha guarita” (Mt 9,22); ai due ciechi: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede»” (Mt 9,28-29); alla cananea: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Mt 15,28); al cieco di Gerico: “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 9,52)…
Mentre invece a Nazaret “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt 13,58). Gesù non crede in coloro che credono in lui a causa dei miracoli che egli compie: lo afferma Giovanni con un interessante gioco di parole: “Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non credeva in loro” (Gv 2,23-24).
È la persona di Gesù la salvezza del mondo. Non dobbiamo aspettarci guarigioni da gesti clamorosi del Signore, ma solo dall’adesione totale a lui, che prende su di sé i mali del mondo e li annienta nella potenza della sua Resurrezione. “Noi cristiani dovremmo essere molto attenti e vigilanti di fronte a guarigioni e miracoli: questi avvengono, a dire il vero anche in contesti non cristiani, ma non sono le guarigioni e i miracoli che danno la salvezza, che rendono i malati figli del Regno e quindi discepoli di Gesù. La guarigione fisica non significa e non coincide con la guarigione totale, integrale, quella della vita più intima, la vita spirituale che ciascuno di noi, con più o meno consapevolezza, vive” (E. Bianchi). Solo Gesù è la salvezza!
Credere è proprio questo attaccarci a Gesù, diventando una cosa sola con lui: e allora tutto il male, la malattia, la stessa morte saranno annientati.
Una Fede universale
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo torna a ringraziare Gesù. Ed è un Samaritano (Lc 17,16). “Anche questa volta (cfr Lc 4,23-27; 7,1-10) chi accede allo spazio dei figli del Regno è uno straniero, uno fuori dal popolo di Dio, dal recinto ortodosso. In questo racconto Gesù demolisce molte certezze di noi cristiani asserragliati in chiese o comunità. Fuori, fuori, anche fuori c’è un operare di Cristo Signore che a volte trova più ricezione di quanta ne abbia tra noi che ci sentiamo dentro. Dio non si lascia conoscere solo nelle istituzioni ecclesiastiche o cultuali, ma si fa conoscere soprattutto in Gesù: grazie a lui, attraverso di lui solo si rende gloria a Dio” (E. Bianchi).
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Letture: 2 Re 5,14-17; 2 Tm 2,8-13; Lc 17,11-19
La parabola della guarigione miracolosa dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19), in cui uno solo torna a ringraziare Gesù, è sempre stata letta come un invito ad essere riconoscenti al Signore. Dio ci colma continuamente di tanti benefici, ma spesso la nostra preghiera è rivolta solo… a chiedergli ulteriori favori e non a “render gloria a Dio” (Lc 17,18), come Gesù sottolinea.
Ma in questo racconto il tema non è tanto quello della gratitudine, ma quello di che cosa voglia dire credere.
Credere alla Parola
Nel Vangelo secondo Luca abbiamo già letto un incontro tra Gesù e un lebbroso: supplicato da quest’ultimo, Gesù aveva steso la mano e toccato il suo corpo piagato, guarendolo (Lc 5,12-16). Ma qui Gesù non si avvicina per guarire i lebbrosi, non tocca i loro corpi malati. Dà solo un ordine, che può sembrare assurdo: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, coloro che erano incaricati dalla Legge di diagnosticare la lebbra e attestare la guarigione da essa (Lc 17,14). Gesù non compie nessun gesto di guarigione: dà solo un comando. Ed essi credono, se ne vanno ancora malati ma fiduciosi nella Parola di Gesù. Ed ecco che “mentre essi andavano, furono purificati” (Lc 17,14). “Certamente Luca, nel raccontare questo evento, ricorda la guarigione dalla lebbra di Naaman il siro da parte di Eliseo: il profeta, restando lontano, gli ordina attraverso un messaggero di andare a bagnarsi nel Giordano, ed egli dopo un iniziale rifiuto acconsente e così viene guarito (Prima Lettura: 2 Re 5,1-14; cfr Lc 4,27)” (E. Bianchi). Allo stesso modo Gesù si comporta con il funzionario regio che viene a chiedergli la guarigione del figlio: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!»” (Gv 4,49-53).
La vera Fede è quella che si affida alla sola Parola di Dio, quella Parola, ci ricorda la Seconda Lettura, “che non è incatenata” (2 Tm 2,8-13). La Fede non pretende segni, gesti eclatanti, prodigi immediati. Davvero la Fede è affidarsi, confidare, talora alla povertà e alla nudità di una Promessa di cui non vediamo nessun segno concreto di realizzazione.
“La tua fede ti ha salvato”
Gesù ribadisce che la salvezza totale viene solo dall’adesione a lui, e l’evento di guarigione, seppur miracoloso, altro non è che un epifenomeno del totale superamento del limite creaturale che la sua Incarnazione realizza. Solo nella fede, nell’“amen” amoroso a lui, troveremo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Ecco perché Gesù richiede con insistenza la Fede a coloro che guarisce. Al centurione che lo supplica di guarire il suo servo Gesù infatti dice: “Va’, e sia fatto secondo la tua Fede” (Mt 8,8-13); all’emorroissa: “Coraggio, figliola, la tua Fede ti ha guarita” (Mt 9,22); ai due ciechi: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede»” (Mt 9,28-29); alla cananea: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Mt 15,28); al cieco di Gerico: “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 9,52)…
Mentre invece a Nazaret “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt 13,58). Gesù non crede in coloro che credono in lui a causa dei miracoli che egli compie: lo afferma Giovanni con un interessante gioco di parole: “Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non credeva in loro” (Gv 2,23-24).
È la persona di Gesù la salvezza del mondo. Non dobbiamo aspettarci guarigioni da gesti clamorosi del Signore, ma solo dall’adesione totale a lui, che prende su di sé i mali del mondo e li annienta nella potenza della sua Resurrezione. “Noi cristiani dovremmo essere molto attenti e vigilanti di fronte a guarigioni e miracoli: questi avvengono, a dire il vero anche in contesti non cristiani, ma non sono le guarigioni e i miracoli che danno la salvezza, che rendono i malati figli del Regno e quindi discepoli di Gesù. La guarigione fisica non significa e non coincide con la guarigione totale, integrale, quella della vita più intima, la vita spirituale che ciascuno di noi, con più o meno consapevolezza, vive” (E. Bianchi). Solo Gesù è la salvezza!
Credere è proprio questo attaccarci a Gesù, diventando una cosa sola con lui: e allora tutto il male, la malattia, la stessa morte saranno annientati.
Una Fede universale
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo torna a ringraziare Gesù. Ed è un Samaritano (Lc 17,16). “Anche questa volta (cfr Lc 4,23-27; 7,1-10) chi accede allo spazio dei figli del Regno è uno straniero, uno fuori dal popolo di Dio, dal recinto ortodosso. In questo racconto Gesù demolisce molte certezze di noi cristiani asserragliati in chiese o comunità. Fuori, fuori, anche fuori c’è un operare di Cristo Signore che a volte trova più ricezione di quanta ne abbia tra noi che ci sentiamo dentro. Dio non si lascia conoscere solo nelle istituzioni ecclesiastiche o cultuali, ma si fa conoscere soprattutto in Gesù: grazie a lui, attraverso di lui solo si rende gloria a Dio” (E. Bianchi).
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Carlo Miglietta
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