EPIFANIA DEL SIGNORE

il: 

2 Gennaio 2026

di: 

matteo 2
matteo 2

Letture: Is,60. 1-6; Ef 3, 2-3. 5-6; Mt 2, 1-12

Rivelare il Signore alle genti

La Festa dell’Epifania annuncia la rivelazione del Messia alle genti, come ci ricorda la prima Lettura in un testo di altissima poesia (Is,60.1-6), e come ci ribadisce Paolo nella Seconda Lettura (Ef 3,2-3.5-6), affermando che ormai anche i pagani sono chiamati a diventare Popolo Eletto, a partecipare alla salvezza. Il Vangelo (Mt 2,1-12) afferma che il nuovo Popolo, rappresentato dai Magi, è continuazione dell’antico, ma al contempo ne è anche superamento, perché ormai la discriminante è la fede in Gesù Cristo, che i Magi adorano e che invece Erode e i Sacerdoti rifiutano.

Da sempre l’Epifania ha pertanto avuto nella Chiesa una caratterizzazione missionaria, al punto che oggi si celebra la Giornata Mondiale per l’infanzia missionaria. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito: “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria” (Ad gentes, n. 2); ed ha invitato “ciascuna comunità… ad allargare la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (id., n. 37). La missione fa parte quindi costitutiva, integrante della vita della Chiesa, “in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, deriva la propria origine” (Ad gentes, n. 2).

L’Eucarestia ha avuto vari nomi nelle Chiese. È interessante notare come nella terminologia occidentale prevalga l’aspetto missionario, di invio: “Messa”, che letteralmente significa “inviata”, “mandata”. Il vocabolo deriva dalle parole che alla fine della celebrazione il prete dichiarava: “Ite, missa est”, cioè: “Andate, (l’Eucarestia) è stata inviata (agli assenti)” (N. Zingarelli), ai malati, ai prigionieri, ai fratelli lontani… “La si chiama… «Santa Messa», perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1332). L’Eucarestia non è intimistica relazione con il Cristo, fine a se stessa. Ci si unisce a lui e in lui per poi mandarci nel mondo, per farci suoi missionari. “Il banchetto eucaristico non è mai, come nei culti misterici, riservato ad un’élite di iniziati, ma… è essenzialmente aperto e dinamico, proteso all’invito e alla comunicazione di tutti per la salvezza del mondo intero” (P. Visentin). “L’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 22). “È dall’Eucarestia che scaturisce la missione. Se la «missione» è un «modo di essere» modellato sul Cristo, essa inizia e muove proprio da quel corpo donato e da quel sangue versato” (CEI, Comunione e comunità missionaria, n. 37). È questa la dinamica del sacramento: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “«Fate questo in memoria di me». Si pensa che queste parole riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripeterle. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri. È questa l’essenza della missione cristiana” (P. Bernier).

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Letture: Is,60. 1-6; Ef 3, 2-3. 5-6; Mt 2, 1-12

Rivelare il Signore alle genti

La Festa dell’Epifania annuncia la rivelazione del Messia alle genti, come ci ricorda la prima Lettura in un testo di altissima poesia (Is,60.1-6), e come ci ribadisce Paolo nella Seconda Lettura (Ef 3,2-3.5-6), affermando che ormai anche i pagani sono chiamati a diventare Popolo Eletto, a partecipare alla salvezza. Il Vangelo (Mt 2,1-12) afferma che il nuovo Popolo, rappresentato dai Magi, è continuazione dell’antico, ma al contempo ne è anche superamento, perché ormai la discriminante è la fede in Gesù Cristo, che i Magi adorano e che invece Erode e i Sacerdoti rifiutano.

Da sempre l’Epifania ha pertanto avuto nella Chiesa una caratterizzazione missionaria, al punto che oggi si celebra la Giornata Mondiale per l’infanzia missionaria. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito: “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria” (Ad gentes, n. 2); ed ha invitato “ciascuna comunità… ad allargare la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (id., n. 37). La missione fa parte quindi costitutiva, integrante della vita della Chiesa, “in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, deriva la propria origine” (Ad gentes, n. 2).

L’Eucarestia ha avuto vari nomi nelle Chiese. È interessante notare come nella terminologia occidentale prevalga l’aspetto missionario, di invio: “Messa”, che letteralmente significa “inviata”, “mandata”. Il vocabolo deriva dalle parole che alla fine della celebrazione il prete dichiarava: “Ite, missa est”, cioè: “Andate, (l’Eucarestia) è stata inviata (agli assenti)” (N. Zingarelli), ai malati, ai prigionieri, ai fratelli lontani… “La si chiama… «Santa Messa», perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1332). L’Eucarestia non è intimistica relazione con il Cristo, fine a se stessa. Ci si unisce a lui e in lui per poi mandarci nel mondo, per farci suoi missionari. “Il banchetto eucaristico non è mai, come nei culti misterici, riservato ad un’élite di iniziati, ma… è essenzialmente aperto e dinamico, proteso all’invito e alla comunicazione di tutti per la salvezza del mondo intero” (P. Visentin). “L’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 22). “È dall’Eucarestia che scaturisce la missione. Se la «missione» è un «modo di essere» modellato sul Cristo, essa inizia e muove proprio da quel corpo donato e da quel sangue versato” (CEI, Comunione e comunità missionaria, n. 37). È questa la dinamica del sacramento: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “«Fate questo in memoria di me». Si pensa che queste parole riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripeterle. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri. È questa l’essenza della missione cristiana” (P. Bernier).

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