FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE

il: 

7 Gennaio 2026

di: 

matteo 2
matteo 2

Letture: Is 42, 1-4. 6-7; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17

Gesù, unica salvezza

Il Vangelo odierno ci presenta il Battesimo di Gesù al Giordano: di fronte al rifiuto oppostogli da Giovanni Battista, Gesù proclama che il suo Battesimo “adempie ogni giustizia” (Mt 3,13). Il concetto biblico di “giustizia” (in ebraico “sedaqah” e in greco “dikaiosyne”) non corrisponde a quello del diritto romano, di dare cioè a ciascuno il suo, di premiare i buoni e punire i cattivi. Per gli ebrei, “giustizia” è essenzialmente la solidarietà con la comunità, il vivere relazioni armoniose con i fratelli. Per questo, nella Scrittura, la “Giustizia” di Dio è essenzialmente il suo piano d’amore per gli uomini, la sua attività salvifica, misericordiosa e fedele, che si compie infine solo in Gesù Cristo (Rm 3,21-26): solo lui, ci dice la Prima Lettura, “è stato stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni” (Is 42,1-4.6-7). Dobbiamo ribadire con forza che solo in Gesù Cristo c’è la redenzione: “In nessun altro c’è salvezza. Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). E ciò è estremamente importante in questo tempo di New Age, dove Gesù spesso è visto come uno dei tanti profeti di Dio, insieme a Budda, a Maometto, a Sai Baba…, e non come l’unico Salvatore. E talora si preferisce addirittura parlare di “gesuanesimo” e non di “cristianesimo” Questa “confusione” è proprio l’opera del biblico “anticristo”: “Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo” (1 Gv 4,2-3.15; cfr 2 Gv 1,7).

Morte dell’“uomo vecchio”

La festività odierna ci impone una riflessione sul nostro Battesimo. Il significato della parola Battesimo è “immersione”: il suo segno è quindi un segno di annegamento, di morte. Il primo significato del Battesimo è “essere sepolti con Cristo…, essere completamente uniti a lui con una morte simile alla sua” (Rm 6,4-5), cioè morire al nostro “uomo vecchio” per passare dal peccato alla Grazia, dalla paura alla gioia, dalla morte alla vita (Rm 6,6-11). Quanto sappiamo morire? Morire è accettare le umiliazioni, l’ultimo posto; è uccidere il nostro egoismo per svuotarsi nella carità; è accettare la malattia, l’invecchiamento, i limiti psicologici; è accogliere la morte…

Diventare altri Gesù

Essere battezzati in Cristo Gesù significa poi diventare sua proprietà. La locuzione “eis to ònoma”, “nel nome” (Mt 28,19), attestata nel linguaggio giuridico e commerciale ellenistico, esprime il trapasso giuridico di qualcosa in proprietà di una determinata persona. Ma non solo diventiamo “di Cristo”: siamo incorporati in lui, diventiamo “Cristiani”, cioè siamo chiamati ad essere “altri Gesù Cristo”. D’ora in poi la morale del credente non sarà più quella del “tu devi”, ma quella del “tu sei”: il battezzato è chiamato ad essere un altro Gesù, “il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38: Seconda Lettura).

Infine, siamo battezzati non tanto per essere salvati, come se i non battezzati fossero fuori dell’amore di Dio (Lumen gentium, n. 16). Il Battesimo è soprattutto per la missione, per “rendere conto della speranza che è in noi” (1 Pt 3,15)! Siamo battezzati per diventare, come Gesù, dei missionari, per annunciare al mondo, come ci dice oggi Pietro, che “Dio non fa preferenze di persone ma chi lo teme…, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”, per “recare la buona novella della pace per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (At 10,34-36).

Ogni Eucarestia rinsalda e rinnova la nostra dimensione battesimale, incorporandoci nella morte e resurrezione del Signore, “cristificandoci”, inviandoci nel mondo come suoi apostoli…

Fonte

Letture: Is 42, 1-4. 6-7; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17

Gesù, unica salvezza

Il Vangelo odierno ci presenta il Battesimo di Gesù al Giordano: di fronte al rifiuto oppostogli da Giovanni Battista, Gesù proclama che il suo Battesimo “adempie ogni giustizia” (Mt 3,13). Il concetto biblico di “giustizia” (in ebraico “sedaqah” e in greco “dikaiosyne”) non corrisponde a quello del diritto romano, di dare cioè a ciascuno il suo, di premiare i buoni e punire i cattivi. Per gli ebrei, “giustizia” è essenzialmente la solidarietà con la comunità, il vivere relazioni armoniose con i fratelli. Per questo, nella Scrittura, la “Giustizia” di Dio è essenzialmente il suo piano d’amore per gli uomini, la sua attività salvifica, misericordiosa e fedele, che si compie infine solo in Gesù Cristo (Rm 3,21-26): solo lui, ci dice la Prima Lettura, “è stato stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni” (Is 42,1-4.6-7). Dobbiamo ribadire con forza che solo in Gesù Cristo c’è la redenzione: “In nessun altro c’è salvezza. Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). E ciò è estremamente importante in questo tempo di New Age, dove Gesù spesso è visto come uno dei tanti profeti di Dio, insieme a Budda, a Maometto, a Sai Baba…, e non come l’unico Salvatore. E talora si preferisce addirittura parlare di “gesuanesimo” e non di “cristianesimo” Questa “confusione” è proprio l’opera del biblico “anticristo”: “Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo” (1 Gv 4,2-3.15; cfr 2 Gv 1,7).

Morte dell’“uomo vecchio”

La festività odierna ci impone una riflessione sul nostro Battesimo. Il significato della parola Battesimo è “immersione”: il suo segno è quindi un segno di annegamento, di morte. Il primo significato del Battesimo è “essere sepolti con Cristo…, essere completamente uniti a lui con una morte simile alla sua” (Rm 6,4-5), cioè morire al nostro “uomo vecchio” per passare dal peccato alla Grazia, dalla paura alla gioia, dalla morte alla vita (Rm 6,6-11). Quanto sappiamo morire? Morire è accettare le umiliazioni, l’ultimo posto; è uccidere il nostro egoismo per svuotarsi nella carità; è accettare la malattia, l’invecchiamento, i limiti psicologici; è accogliere la morte…

Diventare altri Gesù

Essere battezzati in Cristo Gesù significa poi diventare sua proprietà. La locuzione “eis to ònoma”, “nel nome” (Mt 28,19), attestata nel linguaggio giuridico e commerciale ellenistico, esprime il trapasso giuridico di qualcosa in proprietà di una determinata persona. Ma non solo diventiamo “di Cristo”: siamo incorporati in lui, diventiamo “Cristiani”, cioè siamo chiamati ad essere “altri Gesù Cristo”. D’ora in poi la morale del credente non sarà più quella del “tu devi”, ma quella del “tu sei”: il battezzato è chiamato ad essere un altro Gesù, “il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38: Seconda Lettura).

Infine, siamo battezzati non tanto per essere salvati, come se i non battezzati fossero fuori dell’amore di Dio (Lumen gentium, n. 16). Il Battesimo è soprattutto per la missione, per “rendere conto della speranza che è in noi” (1 Pt 3,15)! Siamo battezzati per diventare, come Gesù, dei missionari, per annunciare al mondo, come ci dice oggi Pietro, che “Dio non fa preferenze di persone ma chi lo teme…, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”, per “recare la buona novella della pace per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (At 10,34-36).

Ogni Eucarestia rinsalda e rinnova la nostra dimensione battesimale, incorporandoci nella morte e resurrezione del Signore, “cristificandoci”, inviandoci nel mondo come suoi apostoli…

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