I DOMENICA DI QUARESIMA

il: 

17 Febbraio 2026

di: 

matteo 3
matteo 3

Tentati tra profitto e dono

Letture: Gen 2, 7-9; 3, 1-7; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11

La dottrina della “colpa originale” a cui accennano le prime due Letture di oggi (Gen 2,7-9; 3,1-7; Rm 5,12-19), ci rivela il dramma del peccato dell’uomo, i cui effetti trascendono l’atto singolo e, per misteriosa solidarietà, coinvolgono negativamente tutti gli uomini e lo stesso creato (Rm 8, 20-21); e ciascuno di noi entra, nascendo, in un mondo già segnato dal peccato di altri: “peccato originale significa peccato anteriore alla libertà dell’individuo, il quale se ne trova oggettivamente segnato per il fatto che entra in un mondo peccatore” (E. Bianchi). Attenzione però: “«Originale» non si riferisce tanto alle origini storiche di questo antifenomeno, e quindi al passato” (L. Boff). Infatti “omnis homo Adam”, “Adamo è ogni uomo”, diceva mirabilmente Agostino; pertanto “Adamo, nell’ottica di Gn 3, è colui che ha fatto per primo ciò che tutti facciamo e Paolo può dire, proprio in Rm 5,12: «Tutti hanno peccato». Non dobbiamo dunque ricercare in Adamo il responsabile universale del peccato, ma il primo di una serie. In lui si rivela chi siamo noi” (E. Bianchi). A nostra volta, cioè, tutti pecchiamo, determinando noi stessi rottura con Dio, i fratelli, la natura.

Adamo è poi il “tupos”, cioè “figura” (Rm 5,14) di Cristo; è il prototipo che rimanda a Gesù come a suo antitipo. Ma l’Adamo – Cristo non rappresenta solo la compensazione del primo Adamo, ma è molto di più, ha una superiorità infinita. “Paolo usa un verbo molto strano, in greco classico stridente quasi fosse un errore, dice «ipereperìseussen»: la grazia è ancora «più del più» (Rm 5,20b)” (G. F. Ravasi). Il dono di salvezza apportatoci da Gesù Cristo è giunto in misura davvero sovrabbondante e per tutti: e in lui ormai possiamo vincere il peccato.

Anche Gesù, ci narra il Vangelo (Mt 4,1-11), fu sottoposto come noi alle tentazioni. Ebbe davanti a sé la tentazione del miracolistico: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane!”; ebbe la tentazione degli “effetti speciali”: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: «Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno»”; ebbe la tentazione della potenza: “Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai”. Davanti a Gesù c’era invece la proposta di Dio già espressa nel Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3); “Non tentare il Signore Dio tuo” (Dt 6,16); “Adora il Signore tuo Dio e a lui solo rendi culto” (Dt 6,13). Gesù ebbe, come noi, “le tentazioni delle tre «P»: profitto, prodigio, potere. Il che significa: strumentalizzare le cose, Dio, l’uomo. «Fa’ che le pietre diventino pane»: ridurre tutto a economia, a ventre. Convertire anche i sogni in assegni circolari… Solo profitto. Anzi, massimizzazione del profitto… Produzione. Ideologia della produzione. Ma oltre alla strumentalizzazione delle cose c’è anche quella di Dio. «Gettati dall’alto: Lui ti salverà»: ecco la tentazione del prodigio… Un Dio utile. Di cui ci si serve… «Ti darò in mano tutti i regni del mondo»: ecco la tentazione del potere. Crescere salendo sulle spalle dell’altro. Schienare il prossimo perché dipenda da me” (A. Bello). Gesù rispose ribadendo l’assoluto primato di Dio, e con la completa fiducia nel Padre al punto da non pretendere da lui nessun segno; ma soprattutto scelse lo stile di Dio, che non è stile di potenza, ma di amore, non di dominio, ma di servizio. Gesù si farà servo, umiliandosi (Fil 2,7), facendo della sua vita solo un dono (Gv 15,13), fino a farsi un pezzo di pane nell’Eucarestia (Mt 26,26-29), fino allo scandalo di morire crocifisso (1 Cor 1,18; Gal 5,11). Anche di fronte a noi sta la scelta tra le tre “P” del Peccato: profitto, prodigio, potere, cioè l’egoismo, e invece la sequela del Signore in una vita eucaristica, di dono, umiltà, servizio, cioè nell’Amore…

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Tentati tra profitto e dono

Letture: Gen 2, 7-9; 3, 1-7; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11

La dottrina della “colpa originale” a cui accennano le prime due Letture di oggi (Gen 2,7-9; 3,1-7; Rm 5,12-19), ci rivela il dramma del peccato dell’uomo, i cui effetti trascendono l’atto singolo e, per misteriosa solidarietà, coinvolgono negativamente tutti gli uomini e lo stesso creato (Rm 8, 20-21); e ciascuno di noi entra, nascendo, in un mondo già segnato dal peccato di altri: “peccato originale significa peccato anteriore alla libertà dell’individuo, il quale se ne trova oggettivamente segnato per il fatto che entra in un mondo peccatore” (E. Bianchi). Attenzione però: “«Originale» non si riferisce tanto alle origini storiche di questo antifenomeno, e quindi al passato” (L. Boff). Infatti “omnis homo Adam”, “Adamo è ogni uomo”, diceva mirabilmente Agostino; pertanto “Adamo, nell’ottica di Gn 3, è colui che ha fatto per primo ciò che tutti facciamo e Paolo può dire, proprio in Rm 5,12: «Tutti hanno peccato». Non dobbiamo dunque ricercare in Adamo il responsabile universale del peccato, ma il primo di una serie. In lui si rivela chi siamo noi” (E. Bianchi). A nostra volta, cioè, tutti pecchiamo, determinando noi stessi rottura con Dio, i fratelli, la natura.

Adamo è poi il “tupos”, cioè “figura” (Rm 5,14) di Cristo; è il prototipo che rimanda a Gesù come a suo antitipo. Ma l’Adamo – Cristo non rappresenta solo la compensazione del primo Adamo, ma è molto di più, ha una superiorità infinita. “Paolo usa un verbo molto strano, in greco classico stridente quasi fosse un errore, dice «ipereperìseussen»: la grazia è ancora «più del più» (Rm 5,20b)” (G. F. Ravasi). Il dono di salvezza apportatoci da Gesù Cristo è giunto in misura davvero sovrabbondante e per tutti: e in lui ormai possiamo vincere il peccato.

Anche Gesù, ci narra il Vangelo (Mt 4,1-11), fu sottoposto come noi alle tentazioni. Ebbe davanti a sé la tentazione del miracolistico: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane!”; ebbe la tentazione degli “effetti speciali”: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: «Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno»”; ebbe la tentazione della potenza: “Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai”. Davanti a Gesù c’era invece la proposta di Dio già espressa nel Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3); “Non tentare il Signore Dio tuo” (Dt 6,16); “Adora il Signore tuo Dio e a lui solo rendi culto” (Dt 6,13). Gesù ebbe, come noi, “le tentazioni delle tre «P»: profitto, prodigio, potere. Il che significa: strumentalizzare le cose, Dio, l’uomo. «Fa’ che le pietre diventino pane»: ridurre tutto a economia, a ventre. Convertire anche i sogni in assegni circolari… Solo profitto. Anzi, massimizzazione del profitto… Produzione. Ideologia della produzione. Ma oltre alla strumentalizzazione delle cose c’è anche quella di Dio. «Gettati dall’alto: Lui ti salverà»: ecco la tentazione del prodigio… Un Dio utile. Di cui ci si serve… «Ti darò in mano tutti i regni del mondo»: ecco la tentazione del potere. Crescere salendo sulle spalle dell’altro. Schienare il prossimo perché dipenda da me” (A. Bello). Gesù rispose ribadendo l’assoluto primato di Dio, e con la completa fiducia nel Padre al punto da non pretendere da lui nessun segno; ma soprattutto scelse lo stile di Dio, che non è stile di potenza, ma di amore, non di dominio, ma di servizio. Gesù si farà servo, umiliandosi (Fil 2,7), facendo della sua vita solo un dono (Gv 15,13), fino a farsi un pezzo di pane nell’Eucarestia (Mt 26,26-29), fino allo scandalo di morire crocifisso (1 Cor 1,18; Gal 5,11). Anche di fronte a noi sta la scelta tra le tre “P” del Peccato: profitto, prodigio, potere, cioè l’egoismo, e invece la sequela del Signore in una vita eucaristica, di dono, umiltà, servizio, cioè nell’Amore…

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