II DOMENICA DOPO NATALE – Anno A

il: 

1 Gennaio 2026

di: 

giovanni 3
giovanni 3

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Letture: Sir 24, 1-4. 8-12; Ef 1, 3-6. 15-18; Gv 1, 1-18

Il Verbo si è fatto Storia

La Liturgia ci invita a contemplare ancora il mistero del Natale del Signore riproponendoci il Prologo di Giovanni. Il primo tema che esso proclama è Gesù Verbo (“Logos”) rivelatore del Padre: la Parola di Dio (“Dabar IHWH”) è nell’Antico Testamento vista come persona (Is 55,10-11; Sap 18,15-16), dotata di potenza creatrice (Sl 33,6-9); è identificata con la Torah, la Legge, e con la Sapienza che da sempre è presso Dio, mediatrice della creazione, portatrice di ogni dono agli uomini (Sir 24,1-4.8-12: Seconda Lettura; cfr Sap 7,22.27; 8,30; 9,9-10…). Gesù Cristo è la Parola di Dio, il suo Verbo, la sua Legge, la sua Sapienza che partecipa al progetto creazionale del Padre nello Spirito Santo.

Il secondo tema è lo “scandalo” dell’Incarnazione: la Parola di Dio, la Torah, la Sapienza è diventata un uomo storico, Gesù di Nazaret: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi!” (Gv 1,14). “Venne ad abitare” in greco è “eskènosen”, letteralmente “alzò una tenda”: il greco “skenè” (tenda), richiama l’ebraico “Shekinà”, la Presenza reale di Dio in mezzo al suo popolo (Es 40,34-38,1; 1 Re 8,10-66), sinonimo di “Kabòd”, la Gloria. La “Shekinah” ha posto la sua tenda nel corpo visibile di Gesù: chi vede Gesù vede il Padre (Gv 12,45; 14,9)! E’ interessante notare che le prime eresie nate nel cristianesimo (la gnosi, il docetismo…) non negarono la divinità di Cristo, ma la sua umanità: era inconcepibile che Dio fosse diventato uomo per davvero, si fosse abbassato a tanto: e proponevano che Dio fosse solo “apparso” in forma umana in Cristo, senza assumere veramente la natura umana; o che la divinità fosse scesa su Gesù al battesimo nel Giordano, ma che in ogni caso se ne fosse andata prima della sua Passione: era improponibile che Dio potesse soffrire e patire! Giovanni insiste invece sulla realtà dell’Incarnazione, sulla completa identificazione del Cristo divino con l’uomo Gesù di Nazaret (1 Gv 5,6). E nel Prologo, così come nel discorso eucaristico al capitolo 6, non parla, come forse ci aspetteremmo, di “soma”, “corpo” di Cristo, ma di “sarx”, parola che significa “carne” in senso plastico, anatomico, muscolare. Non bisogna edulcorare questo realismo: è il realismo dell’Incarnazione. Il grande annuncio cristiano è che Dio si è fatto uomo per davvero, che è diventato il falegname della porta accanto, che è stato proprio Gesù di Nazaret, morto crocifisso come un malfattore! Che emozione!

Il terzo tema del Prologo è che l’Incarnazione completa il progetto creazionale: il Verbo esce dal Padre, entra nel creato, e ritorna al Padre, come ci ricorda Paolo nella Seconda Lettura (Ef 1,3-6.15-18), portando con sé l’uomo, finalmente “divinizzato”, “figlio di Dio”, e con l’uomo la creazione tutta, affrancata dal male.

La celebrazione dell’Eucarestia, con la sua concretezza sacramentale, è segno della vera umanità di Cristo: partecipando ad essa, noi “annunciamo la sua morte, proclamiamo la sua resurrezione, nell’attesa della sua venuta”. L’Eucarestia, inserendoci nel passato della morte del Signore, ci incardina nel presente di una vita in lui che inabita in noi (Gv 6,56), proiettandoci nella comunione totale con Dio del banchetto messianico futuro. Di fronte al discorso eucaristico di Gv 6, i discepoli obietteranno: “Questo «Lògos» è duro: chi può intenderlo?” (Gv 6,60), dove “Lògos” è sia “parola”, “discorso”, che Gesù stesso, il Verbo (Gv 1). È “scandalo…, stoltezza” (1 Cor 1,23) un Dio povero, debole, che muore prendendo su di sé tutti i dolori del mondo, per amore, solo per amore; così come l’Eucarestia, in cui Dio si identifica in un pezzo di pane, segno grande di questa carità che giunge allo svuotarsi completamente nel dono totale. Gesù ci chiede di entrare nella logica dell’amore, che è la logica dell’Incarnazione e dell’Eucarestia.

Fonte

Letture: Sir 24, 1-4. 8-12; Ef 1, 3-6. 15-18; Gv 1, 1-18

Il Verbo si è fatto Storia

La Liturgia ci invita a contemplare ancora il mistero del Natale del Signore riproponendoci il Prologo di Giovanni. Il primo tema che esso proclama è Gesù Verbo (“Logos”) rivelatore del Padre: la Parola di Dio (“Dabar IHWH”) è nell’Antico Testamento vista come persona (Is 55,10-11; Sap 18,15-16), dotata di potenza creatrice (Sl 33,6-9); è identificata con la Torah, la Legge, e con la Sapienza che da sempre è presso Dio, mediatrice della creazione, portatrice di ogni dono agli uomini (Sir 24,1-4.8-12: Seconda Lettura; cfr Sap 7,22.27; 8,30; 9,9-10…). Gesù Cristo è la Parola di Dio, il suo Verbo, la sua Legge, la sua Sapienza che partecipa al progetto creazionale del Padre nello Spirito Santo.

Il secondo tema è lo “scandalo” dell’Incarnazione: la Parola di Dio, la Torah, la Sapienza è diventata un uomo storico, Gesù di Nazaret: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi!” (Gv 1,14). “Venne ad abitare” in greco è “eskènosen”, letteralmente “alzò una tenda”: il greco “skenè” (tenda), richiama l’ebraico “Shekinà”, la Presenza reale di Dio in mezzo al suo popolo (Es 40,34-38,1; 1 Re 8,10-66), sinonimo di “Kabòd”, la Gloria. La “Shekinah” ha posto la sua tenda nel corpo visibile di Gesù: chi vede Gesù vede il Padre (Gv 12,45; 14,9)! E’ interessante notare che le prime eresie nate nel cristianesimo (la gnosi, il docetismo…) non negarono la divinità di Cristo, ma la sua umanità: era inconcepibile che Dio fosse diventato uomo per davvero, si fosse abbassato a tanto: e proponevano che Dio fosse solo “apparso” in forma umana in Cristo, senza assumere veramente la natura umana; o che la divinità fosse scesa su Gesù al battesimo nel Giordano, ma che in ogni caso se ne fosse andata prima della sua Passione: era improponibile che Dio potesse soffrire e patire! Giovanni insiste invece sulla realtà dell’Incarnazione, sulla completa identificazione del Cristo divino con l’uomo Gesù di Nazaret (1 Gv 5,6). E nel Prologo, così come nel discorso eucaristico al capitolo 6, non parla, come forse ci aspetteremmo, di “soma”, “corpo” di Cristo, ma di “sarx”, parola che significa “carne” in senso plastico, anatomico, muscolare. Non bisogna edulcorare questo realismo: è il realismo dell’Incarnazione. Il grande annuncio cristiano è che Dio si è fatto uomo per davvero, che è diventato il falegname della porta accanto, che è stato proprio Gesù di Nazaret, morto crocifisso come un malfattore! Che emozione!

Il terzo tema del Prologo è che l’Incarnazione completa il progetto creazionale: il Verbo esce dal Padre, entra nel creato, e ritorna al Padre, come ci ricorda Paolo nella Seconda Lettura (Ef 1,3-6.15-18), portando con sé l’uomo, finalmente “divinizzato”, “figlio di Dio”, e con l’uomo la creazione tutta, affrancata dal male.

La celebrazione dell’Eucarestia, con la sua concretezza sacramentale, è segno della vera umanità di Cristo: partecipando ad essa, noi “annunciamo la sua morte, proclamiamo la sua resurrezione, nell’attesa della sua venuta”. L’Eucarestia, inserendoci nel passato della morte del Signore, ci incardina nel presente di una vita in lui che inabita in noi (Gv 6,56), proiettandoci nella comunione totale con Dio del banchetto messianico futuro. Di fronte al discorso eucaristico di Gv 6, i discepoli obietteranno: “Questo «Lògos» è duro: chi può intenderlo?” (Gv 6,60), dove “Lògos” è sia “parola”, “discorso”, che Gesù stesso, il Verbo (Gv 1). È “scandalo…, stoltezza” (1 Cor 1,23) un Dio povero, debole, che muore prendendo su di sé tutti i dolori del mondo, per amore, solo per amore; così come l’Eucarestia, in cui Dio si identifica in un pezzo di pane, segno grande di questa carità che giunge allo svuotarsi completamente nel dono totale. Gesù ci chiede di entrare nella logica dell’amore, che è la logica dell’Incarnazione e dell’Eucarestia.

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giovanni 3
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