Parola ed Eucarestia esperienza del Risorto
Letture: At 2, 14. 22-28; 1 Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35
Il famoso racconto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus (Vangelo: Lc 24,13-35), pur partendo certamente da un fatto reale, è mirabile catechesi eucaristica che sottolinea la presenza di Cristo nella Parola come nel pane e nel vino, e ne illustra gli inscindibili rapporti reciproci.
Il parlare dei due discepoli in cammino è una vera omelia nella quale Cristo si fa presente: “Essi discorrevano («omìloun») l’uno con l’altro di tutto quello che era accaduto… Mentre discorrevano («ev tò omileìn»), Gesù stesso si accostò e camminava con loro” (Lc 24,14-15). Gesù si rivela dalla meditazione delle Scritture dell’Antico Testamento: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti…! E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,25-27); ma anche dall’ascolto della parola del Nuovo Testamento: “Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” (Lc 24,6-7); ed il Risorto “apre la mente all’intelligenza delle Scritture” (Lc 24,45). “La Chiesa non solo sostiene l’importanza delle Scritture, ma assicura che nella loro proclamazione c’è una reale presenza di Cristo. Sebbene diversa, è una presenza vera come quella eucaristica: «Non ardeva forse il nostro cuore quando egli, lungo la via, ci parlava e ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32), si deve intendere che se ciò non fosse avvenuto, essi non sarebbero stati in grado di riconoscere Gesù allo spezzare del pane” (P. Bernier).
Preparati dalla spiegazione delle Scritture, i discepoli di Emmaus, tipo di tutti i fedeli, “lo riconobbero… quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30-31). Luca allude chiaramente alla liturgia eucaristica come momento principale dell’incontro con Cristo.
“La Parola e il Sacramento iniziano congiuntamente all’esperienza del Signore risorto” (M. Masini). “Parola e pane sono il nutrimento del credente di tutti i tempi… La cena di Emmaus è un prototipo della cena cristiana che si celebra in qualsiasi parte della Chiesa. Spesso gli invitati non se ne rendono conto…, ma l’evangelista li esorta ad acuire la loro vista, fino a scoprire il grande commensale con cui stanno a banchetto” (O. da Spinetoli).
Questo avviene lungo la “via”, “il cammino” (Lc 24,13.17) della nostra vita: anche quando ce ne andiamo “tristi” lontano da Dio (Lc 24,17), anche quando “si fa sera e il giorno ormai declina” nella nostra esistenza (Lc 24,29), “Gesù in persona si accosta e cammina con” noi (Lc 24,15), anche se i nostri “occhi sono incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,15). Gesù “entra” nella nostra vita “per rimanere con” noi (Lc 24,29). Se la vita del credente è una “via” a volte difficile, pericolosa, tenebrosa, egli non è mai solo: al suo fianco si pone il Risorto, pronto a rincuorarlo, a sostenerlo con la forza della Parola e dell’Eucarestia, a farsi da lui riconoscere. Certo, può “sparire dalla nostra vista” (Lc 24,31), ma non senza averci fatto “ardere il cuore nel petto” (Lc 24,32), riempiti dello Spirito Santo promesso dal Padre (Lc 24,49), resi capaci di “partire senza indugio” (Lc 24,33) e di proclamare l’Evangelo (Lc 24,33-35), “con grande gioia… lodando Dio” (Lc 24,52-53).
Ogni celebrazione dell’Eucarestia deve essere come l’incontro con Gesù dei discepoli di Emmaus: si parte dalla vita di ogni giorno (“conversavano di tutto quanto era accaduto”: Lc 24,14), la si confronta con la luce e la forza della Parola, ci si unisce a Cristo nello spezzare del pane e si è ributtati nella vita per essere dono e missione.
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III DOMENICA DI PASQUA
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Parola ed Eucarestia esperienza del Risorto
Letture: At 2, 14. 22-28; 1 Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35
Il famoso racconto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus (Vangelo: Lc 24,13-35), pur partendo certamente da un fatto reale, è mirabile catechesi eucaristica che sottolinea la presenza di Cristo nella Parola come nel pane e nel vino, e ne illustra gli inscindibili rapporti reciproci.
Il parlare dei due discepoli in cammino è una vera omelia nella quale Cristo si fa presente: “Essi discorrevano («omìloun») l’uno con l’altro di tutto quello che era accaduto… Mentre discorrevano («ev tò omileìn»), Gesù stesso si accostò e camminava con loro” (Lc 24,14-15). Gesù si rivela dalla meditazione delle Scritture dell’Antico Testamento: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti…! E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,25-27); ma anche dall’ascolto della parola del Nuovo Testamento: “Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” (Lc 24,6-7); ed il Risorto “apre la mente all’intelligenza delle Scritture” (Lc 24,45). “La Chiesa non solo sostiene l’importanza delle Scritture, ma assicura che nella loro proclamazione c’è una reale presenza di Cristo. Sebbene diversa, è una presenza vera come quella eucaristica: «Non ardeva forse il nostro cuore quando egli, lungo la via, ci parlava e ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32), si deve intendere che se ciò non fosse avvenuto, essi non sarebbero stati in grado di riconoscere Gesù allo spezzare del pane” (P. Bernier).
Preparati dalla spiegazione delle Scritture, i discepoli di Emmaus, tipo di tutti i fedeli, “lo riconobbero… quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30-31). Luca allude chiaramente alla liturgia eucaristica come momento principale dell’incontro con Cristo.
“La Parola e il Sacramento iniziano congiuntamente all’esperienza del Signore risorto” (M. Masini). “Parola e pane sono il nutrimento del credente di tutti i tempi… La cena di Emmaus è un prototipo della cena cristiana che si celebra in qualsiasi parte della Chiesa. Spesso gli invitati non se ne rendono conto…, ma l’evangelista li esorta ad acuire la loro vista, fino a scoprire il grande commensale con cui stanno a banchetto” (O. da Spinetoli).
Questo avviene lungo la “via”, “il cammino” (Lc 24,13.17) della nostra vita: anche quando ce ne andiamo “tristi” lontano da Dio (Lc 24,17), anche quando “si fa sera e il giorno ormai declina” nella nostra esistenza (Lc 24,29), “Gesù in persona si accosta e cammina con” noi (Lc 24,15), anche se i nostri “occhi sono incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,15). Gesù “entra” nella nostra vita “per rimanere con” noi (Lc 24,29). Se la vita del credente è una “via” a volte difficile, pericolosa, tenebrosa, egli non è mai solo: al suo fianco si pone il Risorto, pronto a rincuorarlo, a sostenerlo con la forza della Parola e dell’Eucarestia, a farsi da lui riconoscere. Certo, può “sparire dalla nostra vista” (Lc 24,31), ma non senza averci fatto “ardere il cuore nel petto” (Lc 24,32), riempiti dello Spirito Santo promesso dal Padre (Lc 24,49), resi capaci di “partire senza indugio” (Lc 24,33) e di proclamare l’Evangelo (Lc 24,33-35), “con grande gioia… lodando Dio” (Lc 24,52-53).
Ogni celebrazione dell’Eucarestia deve essere come l’incontro con Gesù dei discepoli di Emmaus: si parte dalla vita di ogni giorno (“conversavano di tutto quanto era accaduto”: Lc 24,14), la si confronta con la luce e la forza della Parola, ci si unisce a Cristo nello spezzare del pane e si è ributtati nella vita per essere dono e missione.
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Parola ed Eucarestia esperienza del Risorto
Letture: At 2, 14. 22-28; 1 Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35
Il famoso racconto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus (Vangelo: Lc 24,13-35), pur partendo certamente da un fatto reale, è mirabile catechesi eucaristica che sottolinea la presenza di Cristo nella Parola come nel pane e nel vino, e ne illustra gli inscindibili rapporti reciproci.
Il parlare dei due discepoli in cammino è una vera omelia nella quale Cristo si fa presente: “Essi discorrevano («omìloun») l’uno con l’altro di tutto quello che era accaduto… Mentre discorrevano («ev tò omileìn»), Gesù stesso si accostò e camminava con loro” (Lc 24,14-15). Gesù si rivela dalla meditazione delle Scritture dell’Antico Testamento: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti…! E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,25-27); ma anche dall’ascolto della parola del Nuovo Testamento: “Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” (Lc 24,6-7); ed il Risorto “apre la mente all’intelligenza delle Scritture” (Lc 24,45). “La Chiesa non solo sostiene l’importanza delle Scritture, ma assicura che nella loro proclamazione c’è una reale presenza di Cristo. Sebbene diversa, è una presenza vera come quella eucaristica: «Non ardeva forse il nostro cuore quando egli, lungo la via, ci parlava e ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32), si deve intendere che se ciò non fosse avvenuto, essi non sarebbero stati in grado di riconoscere Gesù allo spezzare del pane” (P. Bernier).
Preparati dalla spiegazione delle Scritture, i discepoli di Emmaus, tipo di tutti i fedeli, “lo riconobbero… quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30-31). Luca allude chiaramente alla liturgia eucaristica come momento principale dell’incontro con Cristo.
“La Parola e il Sacramento iniziano congiuntamente all’esperienza del Signore risorto” (M. Masini). “Parola e pane sono il nutrimento del credente di tutti i tempi… La cena di Emmaus è un prototipo della cena cristiana che si celebra in qualsiasi parte della Chiesa. Spesso gli invitati non se ne rendono conto…, ma l’evangelista li esorta ad acuire la loro vista, fino a scoprire il grande commensale con cui stanno a banchetto” (O. da Spinetoli).
Questo avviene lungo la “via”, “il cammino” (Lc 24,13.17) della nostra vita: anche quando ce ne andiamo “tristi” lontano da Dio (Lc 24,17), anche quando “si fa sera e il giorno ormai declina” nella nostra esistenza (Lc 24,29), “Gesù in persona si accosta e cammina con” noi (Lc 24,15), anche se i nostri “occhi sono incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,15). Gesù “entra” nella nostra vita “per rimanere con” noi (Lc 24,29). Se la vita del credente è una “via” a volte difficile, pericolosa, tenebrosa, egli non è mai solo: al suo fianco si pone il Risorto, pronto a rincuorarlo, a sostenerlo con la forza della Parola e dell’Eucarestia, a farsi da lui riconoscere. Certo, può “sparire dalla nostra vista” (Lc 24,31), ma non senza averci fatto “ardere il cuore nel petto” (Lc 24,32), riempiti dello Spirito Santo promesso dal Padre (Lc 24,49), resi capaci di “partire senza indugio” (Lc 24,33) e di proclamare l’Evangelo (Lc 24,33-35), “con grande gioia… lodando Dio” (Lc 24,52-53).
Ogni celebrazione dell’Eucarestia deve essere come l’incontro con Gesù dei discepoli di Emmaus: si parte dalla vita di ogni giorno (“conversavano di tutto quanto era accaduto”: Lc 24,14), la si confronta con la luce e la forza della Parola, ci si unisce a Cristo nello spezzare del pane e si è ributtati nella vita per essere dono e missione.
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