Salmo DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

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25 Marzo 2026

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salmo v2
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Salmo 21

1. Il Salmo 21 si intitola: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Gesù muore recitando il Salmo 21, il cui titolo per gli ebrei è: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Tutti sempre pensano che sia un Salmo terribile, che esprime l’abbandono di Gesù anche da parte di Dio. Ma non è così. Gli ebrei non hanno mai chiamato i Salmi con un numero, ma citandone l’incipit, il primo versetto. La numerazione sistematica e versetto per versetto dei Salmi nel testo ebraico è un fenomeno relativamente tardivo, introdotto in modo strutturato solo nella seconda metà del XVI secolo. Nello specifico, la numerazione dei versetti fu inserita nella Bibbia Rabbinica di D. Bomberg (Venezia, 1547-1548), mentre il primo salterio ebraico con numeri arabi al margine risale al 1563.

La Liturgia odierna ci presenta pochi versetti del Salmo 21: il v. 8, i vv. 17-19 e i vv. 23-24.

2. Il Salmo 21 si struttura in due parti: nella prima (vv. 1-22) si esprime la desolazione del sofferente, ma nella seconda (vv. 23-29) la grande certezza di resurrezione: “E io vivrò per lui, lo

servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!»” (Sl 22,30-32).

3. Il salmo 22 è quindi un meraviglioso inno di speranza, in cui il credente, pur provato da sofferenze terribili, esprime la certezza dell’intervento liberatore di Dio, e canta a tutta l’assemblea, a tutto Israele e a tutte le generazioni future la fedeltà di Dio e la sua vittoria sul male, sulla malattia, sulla morte. Gesù, sulla Croce, è esempio di speranza e di affidamento al Padre.

Fonte

Salmo 21

1. Il Salmo 21 si intitola: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Gesù muore recitando il Salmo 21, il cui titolo per gli ebrei è: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Tutti sempre pensano che sia un Salmo terribile, che esprime l’abbandono di Gesù anche da parte di Dio. Ma non è così. Gli ebrei non hanno mai chiamato i Salmi con un numero, ma citandone l’incipit, il primo versetto. La numerazione sistematica e versetto per versetto dei Salmi nel testo ebraico è un fenomeno relativamente tardivo, introdotto in modo strutturato solo nella seconda metà del XVI secolo. Nello specifico, la numerazione dei versetti fu inserita nella Bibbia Rabbinica di D. Bomberg (Venezia, 1547-1548), mentre il primo salterio ebraico con numeri arabi al margine risale al 1563.

La Liturgia odierna ci presenta pochi versetti del Salmo 21: il v. 8, i vv. 17-19 e i vv. 23-24.

2. Il Salmo 21 si struttura in due parti: nella prima (vv. 1-22) si esprime la desolazione del sofferente, ma nella seconda (vv. 23-29) la grande certezza di resurrezione: “E io vivrò per lui, lo

servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!»” (Sl 22,30-32).

3. Il salmo 22 è quindi un meraviglioso inno di speranza, in cui il credente, pur provato da sofferenze terribili, esprime la certezza dell’intervento liberatore di Dio, e canta a tutta l’assemblea, a tutto Israele e a tutte le generazioni future la fedeltà di Dio e la sua vittoria sul male, sulla malattia, sulla morte. Gesù, sulla Croce, è esempio di speranza e di affidamento al Padre.

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