Salmo II DOMENICA DI PASQUA

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10 Aprile 2026

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salmo v4
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Salmo 117

1. La Chiesa ci ripropone oggi un’altra parte del Salmo 117 che già abbiamo pregato nella domenica di Pasqua. È il Salmo che dovrebbe leggere chiunque soffre in questo momento; chiunque sta attraversando un tunnel e non vede via d’uscita. Sì, perché questo è il canto di gratitudine di chi ha davvero sofferto un grande smarrimento. Di più! Di chi ha sperimentato nella propria carne l’angoscia, quel sentimento che ti chiude lo stomaco e sale, sale, fino a chiuderti la gola; di chi ha fatto esperienza della solitudine, dell’abbandono, della paura. Di chi, insomma, ha dovuto fare i conti – per esempio – con una malattia mortale, con la perdita di una persona cara, con il tradimento di un amico o degli amici, con la disperazione di non trovare lavoro o di non avere più la sicurezza di una casa e, si ritrova, abbandonato da tutti. L’ultimo Salmo dell’Hallel (113-118) è il canto grato di chi non ha avuto paura; di chi, in altre parole, ha creduto fino in fondo all’Amore: all’amore di Dio per lui, per lei.

2. Il Salmo ci ripropone l’esperienza di Gesù, che ha voluto condividere la disperazione della nostra vita: anche Lui non accolto, tradito, schernito e fatto fuori! Come una «pietra scartata dai costruttori». Tuttavia, avendo avuto fiducia nell’amore del Padre, nonostante si sentisse abbandonato e buttato via, ha sperimentato la Sua destra: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (vv. 22-23), ossia la sua resurrezione dalla morte!

3.Il Salmo ci conduce al cuore del Vangelo, della buona notizia: Dio è Padre! Dio è custode della nostra vita! Dio è fedele, come un amico che non ti abbandona mai; come una madre che veglia su tutti i tuoi passi: “Il Signore è per me, non ho timore. Il Signore è con me, è mio aiuto” (vv. 6-7). “Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza” (vv. 8-9.14). La gratitudine si trasforma in desiderio di “gridare” non più la disperazione, ma la fedeltà dell’amore di Dio (Elisabetta Casadei).

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Salmo 117

1. La Chiesa ci ripropone oggi un’altra parte del Salmo 117 che già abbiamo pregato nella domenica di Pasqua. È il Salmo che dovrebbe leggere chiunque soffre in questo momento; chiunque sta attraversando un tunnel e non vede via d’uscita. Sì, perché questo è il canto di gratitudine di chi ha davvero sofferto un grande smarrimento. Di più! Di chi ha sperimentato nella propria carne l’angoscia, quel sentimento che ti chiude lo stomaco e sale, sale, fino a chiuderti la gola; di chi ha fatto esperienza della solitudine, dell’abbandono, della paura. Di chi, insomma, ha dovuto fare i conti – per esempio – con una malattia mortale, con la perdita di una persona cara, con il tradimento di un amico o degli amici, con la disperazione di non trovare lavoro o di non avere più la sicurezza di una casa e, si ritrova, abbandonato da tutti. L’ultimo Salmo dell’Hallel (113-118) è il canto grato di chi non ha avuto paura; di chi, in altre parole, ha creduto fino in fondo all’Amore: all’amore di Dio per lui, per lei.

2. Il Salmo ci ripropone l’esperienza di Gesù, che ha voluto condividere la disperazione della nostra vita: anche Lui non accolto, tradito, schernito e fatto fuori! Come una «pietra scartata dai costruttori». Tuttavia, avendo avuto fiducia nell’amore del Padre, nonostante si sentisse abbandonato e buttato via, ha sperimentato la Sua destra: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (vv. 22-23), ossia la sua resurrezione dalla morte!

3.Il Salmo ci conduce al cuore del Vangelo, della buona notizia: Dio è Padre! Dio è custode della nostra vita! Dio è fedele, come un amico che non ti abbandona mai; come una madre che veglia su tutti i tuoi passi: “Il Signore è per me, non ho timore. Il Signore è con me, è mio aiuto” (vv. 6-7). “Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza” (vv. 8-9.14). La gratitudine si trasforma in desiderio di “gridare” non più la disperazione, ma la fedeltà dell’amore di Dio (Elisabetta Casadei).

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