Salmo III DOMENICA DI QUARESIMA

il: 

5 Marzo 2026

di: 

giovanni 4
giovanni 4

Salmo 94

1. Tre invocazioni scandiscono questo salmo, come tre movimenti. Nel primo: “Venite, applaudiamo al Signore”, c’è l’invito a fare un grande applauso a Dio nostra roccia di salvezza. Impariamo a coinvolgere la nostra corporeità nella preghiera. Come sarebbe bello se quando si prega questo Salmo in un’Assemblea, questa, obbedendo, facesse uno scosciante applauso. I Salmi ci invitano a pregare con tutto il nostro corpo. “Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te, Signore?” (Sl 34,4). Ecco dunque che il corpo si esprime nella preghiera inginocchiandosi (95,6), levando in alto le mani (141,2), protendendo in avanti le mani (143,6), sciogliendo le membra in danze (149,3), battendo le mani (47,2), prostrandosi faccia a terra (29,2), alzando gli occhi verso l’alto in segno di supplica (123), ecc. È cosi che i Salmi strappano la preghiera ai rischi di cerebralità e la presentano come linguaggio globale, di tutto l’uomo.

2. Nel secondo movimento siamo invitati a prostrarci davanti a Dio, che non solo è il nostro creatore, ma che anche il pastore che ci conduce amorevolmente in pascoli erbosi e ad acque tranquille: “Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce”.

3.Il terzo movimento è un invito all’ascolto, ad avere un cuore di carne e non miocardiosclerotico. come ebbe invece Israele a Massa e a Meriba (Massa significa “prova” e Meriba vuole dire “contestazione”), quando mise in dubbio la potenza e la misericordia del Signore. “La fede dipende dall’ascolto («akoè»)” (Rm 10,17). I cristiani hanno purtroppo spesso smarrito l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio, “lampada ai nostri passi e luce alla nostra strada” (Sl 119,105; cfr 19,8-11): Parola che è il Cristo, il Verbo stesso di Dio (Gv 1,1.14). In una società sempre più assordante e distratta, diventa difficile il cammino di fede se non si vivono spazi di silenzio, di

meditazione. Ed è impossibile ascoltare Dio se non si ha famigliarità con la Bibbia: “«L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo)” (Dei Verbum, n. 25).

Fonte

Salmo 94

1. Tre invocazioni scandiscono questo salmo, come tre movimenti. Nel primo: “Venite, applaudiamo al Signore”, c’è l’invito a fare un grande applauso a Dio nostra roccia di salvezza. Impariamo a coinvolgere la nostra corporeità nella preghiera. Come sarebbe bello se quando si prega questo Salmo in un’Assemblea, questa, obbedendo, facesse uno scosciante applauso. I Salmi ci invitano a pregare con tutto il nostro corpo. “Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te, Signore?” (Sl 34,4). Ecco dunque che il corpo si esprime nella preghiera inginocchiandosi (95,6), levando in alto le mani (141,2), protendendo in avanti le mani (143,6), sciogliendo le membra in danze (149,3), battendo le mani (47,2), prostrandosi faccia a terra (29,2), alzando gli occhi verso l’alto in segno di supplica (123), ecc. È cosi che i Salmi strappano la preghiera ai rischi di cerebralità e la presentano come linguaggio globale, di tutto l’uomo.

2. Nel secondo movimento siamo invitati a prostrarci davanti a Dio, che non solo è il nostro creatore, ma che anche il pastore che ci conduce amorevolmente in pascoli erbosi e ad acque tranquille: “Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce”.

3.Il terzo movimento è un invito all’ascolto, ad avere un cuore di carne e non miocardiosclerotico. come ebbe invece Israele a Massa e a Meriba (Massa significa “prova” e Meriba vuole dire “contestazione”), quando mise in dubbio la potenza e la misericordia del Signore. “La fede dipende dall’ascolto («akoè»)” (Rm 10,17). I cristiani hanno purtroppo spesso smarrito l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio, “lampada ai nostri passi e luce alla nostra strada” (Sl 119,105; cfr 19,8-11): Parola che è il Cristo, il Verbo stesso di Dio (Gv 1,1.14). In una società sempre più assordante e distratta, diventa difficile il cammino di fede se non si vivono spazi di silenzio, di

meditazione. Ed è impossibile ascoltare Dio se non si ha famigliarità con la Bibbia: “«L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo)” (Dei Verbum, n. 25).

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giovanni 4
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