Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il discorso del “pane dal cielo”
Dopo l’episodio di Gesù che cammina sulle acque (Gv 6,16-21), inizia il famoso discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,22-66). Questo brano suggerisce precisi riferimenti all’Esodo: la mormorazione contro Mosè nel deserto (Es 16,2-3; 17,2; Nm 14,1-2…), il sangue dell’agnello (Es 12,1-14), la manna (Es 16,4-36); inoltre il testo va compreso alla luce della convinzione giudaica del ritorno messianico della manna, e dell’identificazione della manna, nei Libri Sapienziali e nei commenti rabbinici, con la Torah, la Parola di Dio, “Dabar- Lògos”.
Gesù è il vero Pane offerto al Padre (Nm 15,17-21; Gv 6, 25; 8,28; 12,32), è l’offerta definitiva che ci riconcilia con Dio (1 Gv 2,2).
Gesù è il Pane che non perisce, perchè confermato da Dio con “il sigillo” (Gv 6,27) dello Spirito: a questo mondo che cerca mille pani, viene ribadito che c’è “un pane solo” (Mc 8,14), “il pane dal cielo, quello vero…, colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6,32-33).
Gesù, il Pane, è il grande Segno (Gv 6,30) dato dal Padre: ai giudei che, come noi, polemicamente chiedono prodigi per credere (“Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?”: Gv 6,30; cfr 1 Cor 1,21-24), viene offerto il miracolo di un Dio che si dona totalmente, che si fa spezzare, che si fa mangiare, si fa “pane della vita, per non avere più fame e non avere più sete” in eterno (Gv 6,35)!
L’Eucarestia “mimo” profetico
Farsi mangiare dagli uomini
Quando Gesù istituisce l’Eucarestia, opera anzitutto un mimo profetico. Quanto compie nell’ultima cena è “l’ultima parabola di Gesù” (J. Jeremias). Porgendo il pane, dice: “Questo è il mio corpo dato per voi”; offrendo il calice: “Questo è il mio sangue, versato per voi” (Lc 22,19-20): il primo significato di questa azione è che egli si è donato totalmente agli uomini, che la sua vita è stata oblazione piena per la vita dei fratelli, che si è interamente consumato per essi, e che egli è diventato, offrendosi per loro come il pane e il vino, il loro sostegno e la loro sopravvivenza. “Distribuendo il pane, Gesù manifesta con le parole che «si dà per». Facendo circolare il calice, dichiara che «versa il suo sangue». I due gesti di Gesù ne ricevono un valore simbolico: il dono della propria persona a vantaggio dei discepoli, che giunge fino allo spargimento del sangue” (X. Léon-Dufour). “Davanti ai suoi discepoli Gesù fa un mimo della sua morte, rappresentandola davanti a loro; è l’atteggiamento di un profeta e di un martire che porta la missione fino al suo compimento, dando alla sua propria morte un significato di amore e di servizio” (A. Marchadour).
Il comando di imitare Gesù
Due comandi accompagnano l’azione profetica: il primo è: “Prendete, mangiate…; bevete” (Mc 14,22; Mt 26,26.28): i discepoli non sono solo oggetto passivo di questa autodonazione del Cristo, ma sono invitati a prenderne parte attiva, a partecipare al suo amore, ad accettare la sua vita come dono, a riempirsi consapevolmente e responsabilmente di lui. Da questo nasce il secondo comando: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19; 1 Cor 11,24): Gesù ordina che anche i suoi discepoli si facciano pane e bevanda per gli altri, divengano cibo per tutti, si lascino “mangiare” dai fratelli.
L’importanza del mimo eucaristico
Nella lettura biblica del mimo il primo significato è quindi l’invito al dono totale agli altri, sull’esempio del Maestro. Gli altri significati (la presenza reale di Cristo, il sacrificio della Nuova Alleanza, un segno escatologico…), ci sono certamente, ma sono a questo secondari e da questo traggono luce e comprensione.
“«Fate questo in memoria di me». Queste parola sono ripetute in ogni celebrazione eucaristica… Si pensa che riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripetere queste parole. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state del tutto efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri” (P. Bernier).
L’Eucarestia allora diventa per i credenti un programma di vita, la loro logica nell’essere presenti nella compagnia degli uomini, la matrice della loro operosità nelle realtà mondane.
Bisogna avere davvero il coraggio di prendere sul serio l’Eucarestia, e di non celebrarla quando le nostre scelte politiche non hanno privilegiato i poveri nei quali il Cristo si identifica, le nostre scelte sociali non hanno voluto che le nostre Parrocchie o i nostri quartieri diventassero ospitalità per gli stranieri, i migranti, i senzatetto, se non abbiamo almeno cercato di fare della nostra vita un dono a servizio dei fratelli.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
il:
– di:
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il discorso del “pane dal cielo”
Dopo l’episodio di Gesù che cammina sulle acque (Gv 6,16-21), inizia il famoso discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,22-66). Questo brano suggerisce precisi riferimenti all’Esodo: la mormorazione contro Mosè nel deserto (Es 16,2-3; 17,2; Nm 14,1-2…), il sangue dell’agnello (Es 12,1-14), la manna (Es 16,4-36); inoltre il testo va compreso alla luce della convinzione giudaica del ritorno messianico della manna, e dell’identificazione della manna, nei Libri Sapienziali e nei commenti rabbinici, con la Torah, la Parola di Dio, “Dabar- Lògos”.
Gesù è il vero Pane offerto al Padre (Nm 15,17-21; Gv 6, 25; 8,28; 12,32), è l’offerta definitiva che ci riconcilia con Dio (1 Gv 2,2).
Gesù è il Pane che non perisce, perchè confermato da Dio con “il sigillo” (Gv 6,27) dello Spirito: a questo mondo che cerca mille pani, viene ribadito che c’è “un pane solo” (Mc 8,14), “il pane dal cielo, quello vero…, colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6,32-33).
Gesù, il Pane, è il grande Segno (Gv 6,30) dato dal Padre: ai giudei che, come noi, polemicamente chiedono prodigi per credere (“Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?”: Gv 6,30; cfr 1 Cor 1,21-24), viene offerto il miracolo di un Dio che si dona totalmente, che si fa spezzare, che si fa mangiare, si fa “pane della vita, per non avere più fame e non avere più sete” in eterno (Gv 6,35)!
L’Eucarestia “mimo” profetico
Farsi mangiare dagli uomini
Quando Gesù istituisce l’Eucarestia, opera anzitutto un mimo profetico. Quanto compie nell’ultima cena è “l’ultima parabola di Gesù” (J. Jeremias). Porgendo il pane, dice: “Questo è il mio corpo dato per voi”; offrendo il calice: “Questo è il mio sangue, versato per voi” (Lc 22,19-20): il primo significato di questa azione è che egli si è donato totalmente agli uomini, che la sua vita è stata oblazione piena per la vita dei fratelli, che si è interamente consumato per essi, e che egli è diventato, offrendosi per loro come il pane e il vino, il loro sostegno e la loro sopravvivenza. “Distribuendo il pane, Gesù manifesta con le parole che «si dà per». Facendo circolare il calice, dichiara che «versa il suo sangue». I due gesti di Gesù ne ricevono un valore simbolico: il dono della propria persona a vantaggio dei discepoli, che giunge fino allo spargimento del sangue” (X. Léon-Dufour). “Davanti ai suoi discepoli Gesù fa un mimo della sua morte, rappresentandola davanti a loro; è l’atteggiamento di un profeta e di un martire che porta la missione fino al suo compimento, dando alla sua propria morte un significato di amore e di servizio” (A. Marchadour).
Il comando di imitare Gesù
Due comandi accompagnano l’azione profetica: il primo è: “Prendete, mangiate…; bevete” (Mc 14,22; Mt 26,26.28): i discepoli non sono solo oggetto passivo di questa autodonazione del Cristo, ma sono invitati a prenderne parte attiva, a partecipare al suo amore, ad accettare la sua vita come dono, a riempirsi consapevolmente e responsabilmente di lui. Da questo nasce il secondo comando: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19; 1 Cor 11,24): Gesù ordina che anche i suoi discepoli si facciano pane e bevanda per gli altri, divengano cibo per tutti, si lascino “mangiare” dai fratelli.
L’importanza del mimo eucaristico
Nella lettura biblica del mimo il primo significato è quindi l’invito al dono totale agli altri, sull’esempio del Maestro. Gli altri significati (la presenza reale di Cristo, il sacrificio della Nuova Alleanza, un segno escatologico…), ci sono certamente, ma sono a questo secondari e da questo traggono luce e comprensione.
“«Fate questo in memoria di me». Queste parola sono ripetute in ogni celebrazione eucaristica… Si pensa che riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripetere queste parole. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state del tutto efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri” (P. Bernier).
L’Eucarestia allora diventa per i credenti un programma di vita, la loro logica nell’essere presenti nella compagnia degli uomini, la matrice della loro operosità nelle realtà mondane.
Bisogna avere davvero il coraggio di prendere sul serio l’Eucarestia, e di non celebrarla quando le nostre scelte politiche non hanno privilegiato i poveri nei quali il Cristo si identifica, le nostre scelte sociali non hanno voluto che le nostre Parrocchie o i nostri quartieri diventassero ospitalità per gli stranieri, i migranti, i senzatetto, se non abbiamo almeno cercato di fare della nostra vita un dono a servizio dei fratelli.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il discorso del “pane dal cielo”
Dopo l’episodio di Gesù che cammina sulle acque (Gv 6,16-21), inizia il famoso discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,22-66). Questo brano suggerisce precisi riferimenti all’Esodo: la mormorazione contro Mosè nel deserto (Es 16,2-3; 17,2; Nm 14,1-2…), il sangue dell’agnello (Es 12,1-14), la manna (Es 16,4-36); inoltre il testo va compreso alla luce della convinzione giudaica del ritorno messianico della manna, e dell’identificazione della manna, nei Libri Sapienziali e nei commenti rabbinici, con la Torah, la Parola di Dio, “Dabar- Lògos”.
Gesù è il vero Pane offerto al Padre (Nm 15,17-21; Gv 6, 25; 8,28; 12,32), è l’offerta definitiva che ci riconcilia con Dio (1 Gv 2,2).
Gesù è il Pane che non perisce, perchè confermato da Dio con “il sigillo” (Gv 6,27) dello Spirito: a questo mondo che cerca mille pani, viene ribadito che c’è “un pane solo” (Mc 8,14), “il pane dal cielo, quello vero…, colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6,32-33).
Gesù, il Pane, è il grande Segno (Gv 6,30) dato dal Padre: ai giudei che, come noi, polemicamente chiedono prodigi per credere (“Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?”: Gv 6,30; cfr 1 Cor 1,21-24), viene offerto il miracolo di un Dio che si dona totalmente, che si fa spezzare, che si fa mangiare, si fa “pane della vita, per non avere più fame e non avere più sete” in eterno (Gv 6,35)!
L’Eucarestia “mimo” profetico
Farsi mangiare dagli uomini
Quando Gesù istituisce l’Eucarestia, opera anzitutto un mimo profetico. Quanto compie nell’ultima cena è “l’ultima parabola di Gesù” (J. Jeremias). Porgendo il pane, dice: “Questo è il mio corpo dato per voi”; offrendo il calice: “Questo è il mio sangue, versato per voi” (Lc 22,19-20): il primo significato di questa azione è che egli si è donato totalmente agli uomini, che la sua vita è stata oblazione piena per la vita dei fratelli, che si è interamente consumato per essi, e che egli è diventato, offrendosi per loro come il pane e il vino, il loro sostegno e la loro sopravvivenza. “Distribuendo il pane, Gesù manifesta con le parole che «si dà per». Facendo circolare il calice, dichiara che «versa il suo sangue». I due gesti di Gesù ne ricevono un valore simbolico: il dono della propria persona a vantaggio dei discepoli, che giunge fino allo spargimento del sangue” (X. Léon-Dufour). “Davanti ai suoi discepoli Gesù fa un mimo della sua morte, rappresentandola davanti a loro; è l’atteggiamento di un profeta e di un martire che porta la missione fino al suo compimento, dando alla sua propria morte un significato di amore e di servizio” (A. Marchadour).
Il comando di imitare Gesù
Due comandi accompagnano l’azione profetica: il primo è: “Prendete, mangiate…; bevete” (Mc 14,22; Mt 26,26.28): i discepoli non sono solo oggetto passivo di questa autodonazione del Cristo, ma sono invitati a prenderne parte attiva, a partecipare al suo amore, ad accettare la sua vita come dono, a riempirsi consapevolmente e responsabilmente di lui. Da questo nasce il secondo comando: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19; 1 Cor 11,24): Gesù ordina che anche i suoi discepoli si facciano pane e bevanda per gli altri, divengano cibo per tutti, si lascino “mangiare” dai fratelli.
L’importanza del mimo eucaristico
Nella lettura biblica del mimo il primo significato è quindi l’invito al dono totale agli altri, sull’esempio del Maestro. Gli altri significati (la presenza reale di Cristo, il sacrificio della Nuova Alleanza, un segno escatologico…), ci sono certamente, ma sono a questo secondari e da questo traggono luce e comprensione.
“«Fate questo in memoria di me». Queste parola sono ripetute in ogni celebrazione eucaristica… Si pensa che riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripetere queste parole. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state del tutto efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri” (P. Bernier).
L’Eucarestia allora diventa per i credenti un programma di vita, la loro logica nell’essere presenti nella compagnia degli uomini, la matrice della loro operosità nelle realtà mondane.
Bisogna avere davvero il coraggio di prendere sul serio l’Eucarestia, e di non celebrarla quando le nostre scelte politiche non hanno privilegiato i poveri nei quali il Cristo si identifica, le nostre scelte sociali non hanno voluto che le nostre Parrocchie o i nostri quartieri diventassero ospitalità per gli stranieri, i migranti, i senzatetto, se non abbiamo almeno cercato di fare della nostra vita un dono a servizio dei fratelli.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
TAG
CONDIVIDI
Vangelo di domenica 19 ottobre: XXIX domenica anno C: Luca 18, 1-8
Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
Vangelo di domenica 31 agosto: XXII domenica anno C: Luca 14, 1. 7-14
Vangelo di domenica 24 agosto: XXI domenica anno C: Luca 13, 22-30
Vangelo di domenica 17 agosto: XX domenica anno C: Luca 12,49-53