Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Negli anni precedenti abbiamo commentato vari aspetti di questo brano evangelico, che probabilmente è la sintesi di due diversi racconti di apparizione: a) a Pietro durante una scena di pesca (1 Cor 15,4-5; Mt 14,28-33; 16,16-19; Lc 5,1-11); b) agli Undici in una scena di pasto di pane e di pesce (1 Cor 15,5; Lc 24,36-43; Mc 16,14-18; Gv 20,19-23).
Ne avevamo sottolineato la proposta ecclesiale: la barca è la Chiesa, convocata da Dio, ministeriale, missionaria, una (la rete non è “lacerata”, schizein, da cui la parola scisma: cfr 7,43; 9,16; 10,19; 19,24), sacramentale, universale (153 indica: a) la totalità dei pesci secondo la zoologia greca; b) numero di perfezione, somma di tutti i numeri da 1 a 17; c) 100= i Gentili + 50=Israele + 3= la Trinità; d) valore numerico di qhl’hbh, “la chiesa dell’amore”; d) 76 (valore di Sìmon) + 77 (valore di ichtys, pesce)…).
Avevamo meditato sull’apparente contrasto tra Pietro, figura dell’istituzione e Giovanni, della profezia: ma in realtà “il quarto Vangelo si arresta lasciando nell’animo del lettore il dittico dei due discepoli, del loro diverso discepolato e della loro complementare funzione ecclesiale” (G. Biguzzi).
Oggi vogliamo invece evidenziare un altro grande insegnamento di questo brano: il saper invecchiare secondo Dio.
Gesù dice a Pietro: “«In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi»” (Gv 21,18-19). L’anziano deve imparare a non essere più al centro di tutto, a non avere più potere, a non essere più lui quello che prende le decisioni, a lasciare spazio alle nuove generazioni. È spesso una grande esperienza di povertà.
“Lasciare la presa: è un’arte non facile, e pure la prima da esercitarsi nella vecchiaia. È l’arte del distacco, del saper prendere una distanza, nell’accettare di non poter più tenere in mano tutte le corde… Bisogna in realtà essere convinti che si può diventare vecchi e vivere trovando senso senza restare fino all’ultimo aggrappati a «quel che si faceva»… È un’esperienza di diminutio e anche di semplificazione… Lasciare la presa significa anche esercitarsi ad accettare l’incompiuto. Non è un esercizio facile, perché chi diventa anziano è convinto di dover portare a termine la propria opera… Ma «il Signore porterà a termine l’opera iniziata in te» (Fil 1,6)” (E. Bianchi).
Il cardinal Martini affermò: “Un proverbio indiano narra di quattro stadi della vita dell’uomo. Il primo è lo stadio in cui si impara; il secondo è quello in cui si insegna o si servono gli altri; nel terzo si va nel bosco, il bosco profondo del silenzio, della riflessione, del ripensamento… Nel quarto stadio, particolarmente significativo per la mistica e l’ascetica indù, si impara a mendicare; l’andare a mendicare è il sommo della vita ascetica… E l’età in cui la rinuncia ai propri beni significa la capacità di presentarsi con la mano destra aperta, per ricevere umilmente il pane quotidiano. Mendicare significa dipendere dagli altri – ciò che non vorremmo avvenisse mai -, e dobbiamo prepararci. Il tempo del bosco ci prepara, prepara il momento che può avvenire oggi, domani o dopodomani, secondo la volontà del Signore”. Dobbiamo imparare la sequela del Signore anche in questo portare la croce dietro di lui. Ma, conclude il cardinal Martini, anche quando viene il tempo in cui la nostra vita dipende sempre più dagli altri, non dovremmo mai perdere la gioia cristiana, anzi diventare capaci di “godere di questo fatto…, contemplando maggiormente l’unità delle cose”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 1 Maggio: Giovanni 21, 1-23
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Negli anni precedenti abbiamo commentato vari aspetti di questo brano evangelico, che probabilmente è la sintesi di due diversi racconti di apparizione: a) a Pietro durante una scena di pesca (1 Cor 15,4-5; Mt 14,28-33; 16,16-19; Lc 5,1-11); b) agli Undici in una scena di pasto di pane e di pesce (1 Cor 15,5; Lc 24,36-43; Mc 16,14-18; Gv 20,19-23).
Ne avevamo sottolineato la proposta ecclesiale: la barca è la Chiesa, convocata da Dio, ministeriale, missionaria, una (la rete non è “lacerata”, schizein, da cui la parola scisma: cfr 7,43; 9,16; 10,19; 19,24), sacramentale, universale (153 indica: a) la totalità dei pesci secondo la zoologia greca; b) numero di perfezione, somma di tutti i numeri da 1 a 17; c) 100= i Gentili + 50=Israele + 3= la Trinità; d) valore numerico di qhl’hbh, “la chiesa dell’amore”; d) 76 (valore di Sìmon) + 77 (valore di ichtys, pesce)…).
Avevamo meditato sull’apparente contrasto tra Pietro, figura dell’istituzione e Giovanni, della profezia: ma in realtà “il quarto Vangelo si arresta lasciando nell’animo del lettore il dittico dei due discepoli, del loro diverso discepolato e della loro complementare funzione ecclesiale” (G. Biguzzi).
Oggi vogliamo invece evidenziare un altro grande insegnamento di questo brano: il saper invecchiare secondo Dio.
Gesù dice a Pietro: “«In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi»” (Gv 21,18-19). L’anziano deve imparare a non essere più al centro di tutto, a non avere più potere, a non essere più lui quello che prende le decisioni, a lasciare spazio alle nuove generazioni. È spesso una grande esperienza di povertà.
“Lasciare la presa: è un’arte non facile, e pure la prima da esercitarsi nella vecchiaia. È l’arte del distacco, del saper prendere una distanza, nell’accettare di non poter più tenere in mano tutte le corde… Bisogna in realtà essere convinti che si può diventare vecchi e vivere trovando senso senza restare fino all’ultimo aggrappati a «quel che si faceva»… È un’esperienza di diminutio e anche di semplificazione… Lasciare la presa significa anche esercitarsi ad accettare l’incompiuto. Non è un esercizio facile, perché chi diventa anziano è convinto di dover portare a termine la propria opera… Ma «il Signore porterà a termine l’opera iniziata in te» (Fil 1,6)” (E. Bianchi).
Il cardinal Martini affermò: “Un proverbio indiano narra di quattro stadi della vita dell’uomo. Il primo è lo stadio in cui si impara; il secondo è quello in cui si insegna o si servono gli altri; nel terzo si va nel bosco, il bosco profondo del silenzio, della riflessione, del ripensamento… Nel quarto stadio, particolarmente significativo per la mistica e l’ascetica indù, si impara a mendicare; l’andare a mendicare è il sommo della vita ascetica… E l’età in cui la rinuncia ai propri beni significa la capacità di presentarsi con la mano destra aperta, per ricevere umilmente il pane quotidiano. Mendicare significa dipendere dagli altri – ciò che non vorremmo avvenisse mai -, e dobbiamo prepararci. Il tempo del bosco ci prepara, prepara il momento che può avvenire oggi, domani o dopodomani, secondo la volontà del Signore”. Dobbiamo imparare la sequela del Signore anche in questo portare la croce dietro di lui. Ma, conclude il cardinal Martini, anche quando viene il tempo in cui la nostra vita dipende sempre più dagli altri, non dovremmo mai perdere la gioia cristiana, anzi diventare capaci di “godere di questo fatto…, contemplando maggiormente l’unità delle cose”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Negli anni precedenti abbiamo commentato vari aspetti di questo brano evangelico, che probabilmente è la sintesi di due diversi racconti di apparizione: a) a Pietro durante una scena di pesca (1 Cor 15,4-5; Mt 14,28-33; 16,16-19; Lc 5,1-11); b) agli Undici in una scena di pasto di pane e di pesce (1 Cor 15,5; Lc 24,36-43; Mc 16,14-18; Gv 20,19-23).
Ne avevamo sottolineato la proposta ecclesiale: la barca è la Chiesa, convocata da Dio, ministeriale, missionaria, una (la rete non è “lacerata”, schizein, da cui la parola scisma: cfr 7,43; 9,16; 10,19; 19,24), sacramentale, universale (153 indica: a) la totalità dei pesci secondo la zoologia greca; b) numero di perfezione, somma di tutti i numeri da 1 a 17; c) 100= i Gentili + 50=Israele + 3= la Trinità; d) valore numerico di qhl’hbh, “la chiesa dell’amore”; d) 76 (valore di Sìmon) + 77 (valore di ichtys, pesce)…).
Avevamo meditato sull’apparente contrasto tra Pietro, figura dell’istituzione e Giovanni, della profezia: ma in realtà “il quarto Vangelo si arresta lasciando nell’animo del lettore il dittico dei due discepoli, del loro diverso discepolato e della loro complementare funzione ecclesiale” (G. Biguzzi).
Oggi vogliamo invece evidenziare un altro grande insegnamento di questo brano: il saper invecchiare secondo Dio.
Gesù dice a Pietro: “«In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi»” (Gv 21,18-19). L’anziano deve imparare a non essere più al centro di tutto, a non avere più potere, a non essere più lui quello che prende le decisioni, a lasciare spazio alle nuove generazioni. È spesso una grande esperienza di povertà.
“Lasciare la presa: è un’arte non facile, e pure la prima da esercitarsi nella vecchiaia. È l’arte del distacco, del saper prendere una distanza, nell’accettare di non poter più tenere in mano tutte le corde… Bisogna in realtà essere convinti che si può diventare vecchi e vivere trovando senso senza restare fino all’ultimo aggrappati a «quel che si faceva»… È un’esperienza di diminutio e anche di semplificazione… Lasciare la presa significa anche esercitarsi ad accettare l’incompiuto. Non è un esercizio facile, perché chi diventa anziano è convinto di dover portare a termine la propria opera… Ma «il Signore porterà a termine l’opera iniziata in te» (Fil 1,6)” (E. Bianchi).
Il cardinal Martini affermò: “Un proverbio indiano narra di quattro stadi della vita dell’uomo. Il primo è lo stadio in cui si impara; il secondo è quello in cui si insegna o si servono gli altri; nel terzo si va nel bosco, il bosco profondo del silenzio, della riflessione, del ripensamento… Nel quarto stadio, particolarmente significativo per la mistica e l’ascetica indù, si impara a mendicare; l’andare a mendicare è il sommo della vita ascetica… E l’età in cui la rinuncia ai propri beni significa la capacità di presentarsi con la mano destra aperta, per ricevere umilmente il pane quotidiano. Mendicare significa dipendere dagli altri – ciò che non vorremmo avvenisse mai -, e dobbiamo prepararci. Il tempo del bosco ci prepara, prepara il momento che può avvenire oggi, domani o dopodomani, secondo la volontà del Signore”. Dobbiamo imparare la sequela del Signore anche in questo portare la croce dietro di lui. Ma, conclude il cardinal Martini, anche quando viene il tempo in cui la nostra vita dipende sempre più dagli altri, non dovremmo mai perdere la gioia cristiana, anzi diventare capaci di “godere di questo fatto…, contemplando maggiormente l’unità delle cose”.
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Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 19 ottobre: XXIX domenica anno C: Luca 18, 1-8
Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
Vangelo di domenica 31 agosto: XXII domenica anno C: Luca 14, 1. 7-14
Vangelo di domenica 24 agosto: XXI domenica anno C: Luca 13, 22-30
Vangelo di domenica 17 agosto: XX domenica anno C: Luca 12,49-53