Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
PRESENTAZIONE DEL FIGLIO DI DIO (1,1)
Il Vangelo, la Buona Notizia, è Gesù Cristo stesso, Figlio di Dio; questa è la grande novità: che Dio si è fatto uomo, uno di noi, in Gesù Cristo.
Marco è l’unico evangelista che ha intitolato “Vangelo” (“to euaggelion” = “buona notizia”) il suo libro su Gesù Cristo. Solo più tardi questo termine è passato ad indicare anche l’opera degli altri autori che hanno descritto la vita di Gesù. Marco identifica la buona notizia con Cristo stesso.
Nell’intitolare il suo libro “il Vangelo”, Marco intende affermare che esso non è primariamente un resoconto o una narrazione su Gesù, ma una proclamazione del Cristo risorto, nella quale egli si è reso nuovamente presente. Per questo la Chiesa non si limita a ripetere la predicazione di Gesù, ma fa di lui (persona e storia) l’oggetto del proprio annuncio. Ciò che segue del Vangelo è la buona notizia, che rende nuovamente presente Gesù, Messia e Figlio di Dio, nei vari episodi concernenti il suo ministero terrestre fino alla sua risurrezione.
La prima parola scritta da Marco (“inizio”) ci dice che il Vangelo, la lieta notizia che è Gesù stesso, non è apparso come qualcosa di grandioso: ebbe, invece, un umile inizio e, quindi, uno sviluppo, che solo alla fine apparirà nella sua pienezza: il Vangelo percorre la strada del seme che diventa albero.
Marco pone all’inizio della sua narrazione due professioni di Fede, intorno alle quali si svilupperà tutta la meditazione successiva: Gesù è il Messia, Gesù è il Figlio di Dio. Ma non nella linea della gloria e della potenza ma in quella della povertà e della sofferenza. La vocazione messianica di Gesù è nella linea del Servo di Dio, di cui ha parlato Isaia: un progetto di salvezza che passa attraverso il servizio e la morte per gli altri.
GIOVANNI IL BATTEZZATORE (1,2-8)
Giovanni Battista sia nella sua vita austera che nella sua predicazione si colloca nella grande linea del profetismo veterotestamentario, ma è anche il precursore del Nuovo Testamento.
Giovanni predica un Battesimo di penitenza. L’abluzione rituale (cioè l’immergere nell’acqua) era una cerimonia diffusa in molte altre religioni e anche nella religione ebraica dell’epoca, ma Giovanni trasforma questo atto spesso esteriore in una scelta religiosa: per ricevere il Battesimo è necessaria la conversione del cuore per il perdono dei peccati.
Marco elabora in senso cristiano la predicazione del Battista: afferma, infatti, che il dono portato da Cristo sarà lo Spirito Santo, l’Amore stesso di Dio: c’è qui tutta la teologia cristiana del battesimo.
Dio vuole che gli uomini vivano l’uno con l’altro, e non l’uno contro l’altro. Solo l’amore per i fratelli, per il prossimo, spezza le chiusure del nostro egoismo che ci soffoca. Solo partendo da questa realtà potremo riacquistare la libertà per nuovi “inizi”, solo amando i fratelli potremo cercare Dio e onorarlo veramente.
Come Gesù, prendendo a cuore la situazione e i diritti degli altri, ma soprattutto di coloro che i “devoti” declassano e discriminano: i pubblicani e i peccatori, gli scartati, gli esclusi.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
PRESENTAZIONE DEL FIGLIO DI DIO (1,1)
Il Vangelo, la Buona Notizia, è Gesù Cristo stesso, Figlio di Dio; questa è la grande novità: che Dio si è fatto uomo, uno di noi, in Gesù Cristo.
Marco è l’unico evangelista che ha intitolato “Vangelo” (“to euaggelion” = “buona notizia”) il suo libro su Gesù Cristo. Solo più tardi questo termine è passato ad indicare anche l’opera degli altri autori che hanno descritto la vita di Gesù. Marco identifica la buona notizia con Cristo stesso.
Nell’intitolare il suo libro “il Vangelo”, Marco intende affermare che esso non è primariamente un resoconto o una narrazione su Gesù, ma una proclamazione del Cristo risorto, nella quale egli si è reso nuovamente presente. Per questo la Chiesa non si limita a ripetere la predicazione di Gesù, ma fa di lui (persona e storia) l’oggetto del proprio annuncio. Ciò che segue del Vangelo è la buona notizia, che rende nuovamente presente Gesù, Messia e Figlio di Dio, nei vari episodi concernenti il suo ministero terrestre fino alla sua risurrezione.
La prima parola scritta da Marco (“inizio”) ci dice che il Vangelo, la lieta notizia che è Gesù stesso, non è apparso come qualcosa di grandioso: ebbe, invece, un umile inizio e, quindi, uno sviluppo, che solo alla fine apparirà nella sua pienezza: il Vangelo percorre la strada del seme che diventa albero.
Marco pone all’inizio della sua narrazione due professioni di Fede, intorno alle quali si svilupperà tutta la meditazione successiva: Gesù è il Messia, Gesù è il Figlio di Dio. Ma non nella linea della gloria e della potenza ma in quella della povertà e della sofferenza. La vocazione messianica di Gesù è nella linea del Servo di Dio, di cui ha parlato Isaia: un progetto di salvezza che passa attraverso il servizio e la morte per gli altri.
GIOVANNI IL BATTEZZATORE (1,2-8)
Giovanni Battista sia nella sua vita austera che nella sua predicazione si colloca nella grande linea del profetismo veterotestamentario, ma è anche il precursore del Nuovo Testamento.
Giovanni predica un Battesimo di penitenza. L’abluzione rituale (cioè l’immergere nell’acqua) era una cerimonia diffusa in molte altre religioni e anche nella religione ebraica dell’epoca, ma Giovanni trasforma questo atto spesso esteriore in una scelta religiosa: per ricevere il Battesimo è necessaria la conversione del cuore per il perdono dei peccati.
Marco elabora in senso cristiano la predicazione del Battista: afferma, infatti, che il dono portato da Cristo sarà lo Spirito Santo, l’Amore stesso di Dio: c’è qui tutta la teologia cristiana del battesimo.
Dio vuole che gli uomini vivano l’uno con l’altro, e non l’uno contro l’altro. Solo l’amore per i fratelli, per il prossimo, spezza le chiusure del nostro egoismo che ci soffoca. Solo partendo da questa realtà potremo riacquistare la libertà per nuovi “inizi”, solo amando i fratelli potremo cercare Dio e onorarlo veramente.
Come Gesù, prendendo a cuore la situazione e i diritti degli altri, ma soprattutto di coloro che i “devoti” declassano e discriminano: i pubblicani e i peccatori, gli scartati, gli esclusi.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
PRESENTAZIONE DEL FIGLIO DI DIO (1,1)
Il Vangelo, la Buona Notizia, è Gesù Cristo stesso, Figlio di Dio; questa è la grande novità: che Dio si è fatto uomo, uno di noi, in Gesù Cristo.
Marco è l’unico evangelista che ha intitolato “Vangelo” (“to euaggelion” = “buona notizia”) il suo libro su Gesù Cristo. Solo più tardi questo termine è passato ad indicare anche l’opera degli altri autori che hanno descritto la vita di Gesù. Marco identifica la buona notizia con Cristo stesso.
Nell’intitolare il suo libro “il Vangelo”, Marco intende affermare che esso non è primariamente un resoconto o una narrazione su Gesù, ma una proclamazione del Cristo risorto, nella quale egli si è reso nuovamente presente. Per questo la Chiesa non si limita a ripetere la predicazione di Gesù, ma fa di lui (persona e storia) l’oggetto del proprio annuncio. Ciò che segue del Vangelo è la buona notizia, che rende nuovamente presente Gesù, Messia e Figlio di Dio, nei vari episodi concernenti il suo ministero terrestre fino alla sua risurrezione.
La prima parola scritta da Marco (“inizio”) ci dice che il Vangelo, la lieta notizia che è Gesù stesso, non è apparso come qualcosa di grandioso: ebbe, invece, un umile inizio e, quindi, uno sviluppo, che solo alla fine apparirà nella sua pienezza: il Vangelo percorre la strada del seme che diventa albero.
Marco pone all’inizio della sua narrazione due professioni di Fede, intorno alle quali si svilupperà tutta la meditazione successiva: Gesù è il Messia, Gesù è il Figlio di Dio. Ma non nella linea della gloria e della potenza ma in quella della povertà e della sofferenza. La vocazione messianica di Gesù è nella linea del Servo di Dio, di cui ha parlato Isaia: un progetto di salvezza che passa attraverso il servizio e la morte per gli altri.
GIOVANNI IL BATTEZZATORE (1,2-8)
Giovanni Battista sia nella sua vita austera che nella sua predicazione si colloca nella grande linea del profetismo veterotestamentario, ma è anche il precursore del Nuovo Testamento.
Giovanni predica un Battesimo di penitenza. L’abluzione rituale (cioè l’immergere nell’acqua) era una cerimonia diffusa in molte altre religioni e anche nella religione ebraica dell’epoca, ma Giovanni trasforma questo atto spesso esteriore in una scelta religiosa: per ricevere il Battesimo è necessaria la conversione del cuore per il perdono dei peccati.
Marco elabora in senso cristiano la predicazione del Battista: afferma, infatti, che il dono portato da Cristo sarà lo Spirito Santo, l’Amore stesso di Dio: c’è qui tutta la teologia cristiana del battesimo.
Dio vuole che gli uomini vivano l’uno con l’altro, e non l’uno contro l’altro. Solo l’amore per i fratelli, per il prossimo, spezza le chiusure del nostro egoismo che ci soffoca. Solo partendo da questa realtà potremo riacquistare la libertà per nuovi “inizi”, solo amando i fratelli potremo cercare Dio e onorarlo veramente.
Come Gesù, prendendo a cuore la situazione e i diritti degli altri, ma soprattutto di coloro che i “devoti” declassano e discriminano: i pubblicani e i peccatori, gli scartati, gli esclusi.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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