Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il tema del Vangelo odierno sottolinea che il potere di perdonare, di “legare e sciogliere”, che due capitoli prima era stato conferito a Pietro (Mt 16,13-19), viene ora dato a tutta la comunità. Tutti noi quindi abbiamo il potere di perdonare a nome di Dio! Qualcuno ha pensato che il potere petrino sia stato esteso a tutti i cristiani dopo la partenza dell’apostolo o dopo la sua morte, e che in ogni caso questa estensione all’intera comunità sia un’elaborazione teologica successiva rispetto a un primo conferimento individuale. Ma nel Vangelo di Giovanni Gesù Risorto conferisce questo potere a tutti i discepoli: “I discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Gv 20,20-23). Si noti che c’è qui l’inversione dell’ordine: non più “legare e sciogliere”, ma “sciogliere e legare”. Il primo compito della Chiesa non sarà scomunicare, tagliere fuori, ma annunciare la misericordia di Dio e il suo perdono.
Il verbo ebraico slh, il termine più comune per designare il perdono, significa cancellare il ricordo del male ricevuto. Altre volte si usa nasa’ che denota un sollevare per rimuovere, ma anche togliere, eliminare. Nella lingua italiana la parola “perdonare” è formata dal prefisso “per-”, che esprime pienezza e abbondanza, e il verbo “donare”: il verbo composto pertanto significa “donare completamente / del tutto, donare in sommo grado / in abbondanza”. In altre parole “perdonare” è il verbo “donare” al superlativo.
Poiché Dio è Amore, è dono gratuito, la massima espressione di Dio è il perdono: “Quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia” (Sir 2,18). Il perdono dei peccati è per il credente sicurezza di Fede: nel Simbolo apostolico infatti proclamiamo: “Credo nella remissione dei peccati”.
Il perdono è chiamata a riprendere a vivere in pienezza: perché “perdonare significa togliere gli ostacoli che si frappongono alla pienezza di esistenza perché solo in un’umanità degna di questo nome ognuno può incontrare gli altri e l’Altro” (P. Farinella). “Cristo – afferma Papa Francesco – è venuto a mostrarci, a rendere visibile l’amore che Dio ha per noi. Per voi, per te, per te, per me… Un amore attivo, reale. Un amore che ha preso sul serio la realtà dei suoi. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme”.
Il credente riceve quindi la missione di annunciare il perdono di Dio, di perdonare sempre, e di essere portatore ovunque di riconciliazione, pace, amicizia.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il tema del Vangelo odierno sottolinea che il potere di perdonare, di “legare e sciogliere”, che due capitoli prima era stato conferito a Pietro (Mt 16,13-19), viene ora dato a tutta la comunità. Tutti noi quindi abbiamo il potere di perdonare a nome di Dio! Qualcuno ha pensato che il potere petrino sia stato esteso a tutti i cristiani dopo la partenza dell’apostolo o dopo la sua morte, e che in ogni caso questa estensione all’intera comunità sia un’elaborazione teologica successiva rispetto a un primo conferimento individuale. Ma nel Vangelo di Giovanni Gesù Risorto conferisce questo potere a tutti i discepoli: “I discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Gv 20,20-23). Si noti che c’è qui l’inversione dell’ordine: non più “legare e sciogliere”, ma “sciogliere e legare”. Il primo compito della Chiesa non sarà scomunicare, tagliere fuori, ma annunciare la misericordia di Dio e il suo perdono.
Il verbo ebraico slh, il termine più comune per designare il perdono, significa cancellare il ricordo del male ricevuto. Altre volte si usa nasa’ che denota un sollevare per rimuovere, ma anche togliere, eliminare. Nella lingua italiana la parola “perdonare” è formata dal prefisso “per-”, che esprime pienezza e abbondanza, e il verbo “donare”: il verbo composto pertanto significa “donare completamente / del tutto, donare in sommo grado / in abbondanza”. In altre parole “perdonare” è il verbo “donare” al superlativo.
Poiché Dio è Amore, è dono gratuito, la massima espressione di Dio è il perdono: “Quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia” (Sir 2,18). Il perdono dei peccati è per il credente sicurezza di Fede: nel Simbolo apostolico infatti proclamiamo: “Credo nella remissione dei peccati”.
Il perdono è chiamata a riprendere a vivere in pienezza: perché “perdonare significa togliere gli ostacoli che si frappongono alla pienezza di esistenza perché solo in un’umanità degna di questo nome ognuno può incontrare gli altri e l’Altro” (P. Farinella). “Cristo – afferma Papa Francesco – è venuto a mostrarci, a rendere visibile l’amore che Dio ha per noi. Per voi, per te, per te, per me… Un amore attivo, reale. Un amore che ha preso sul serio la realtà dei suoi. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme”.
Il credente riceve quindi la missione di annunciare il perdono di Dio, di perdonare sempre, e di essere portatore ovunque di riconciliazione, pace, amicizia.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il tema del Vangelo odierno sottolinea che il potere di perdonare, di “legare e sciogliere”, che due capitoli prima era stato conferito a Pietro (Mt 16,13-19), viene ora dato a tutta la comunità. Tutti noi quindi abbiamo il potere di perdonare a nome di Dio! Qualcuno ha pensato che il potere petrino sia stato esteso a tutti i cristiani dopo la partenza dell’apostolo o dopo la sua morte, e che in ogni caso questa estensione all’intera comunità sia un’elaborazione teologica successiva rispetto a un primo conferimento individuale. Ma nel Vangelo di Giovanni Gesù Risorto conferisce questo potere a tutti i discepoli: “I discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Gv 20,20-23). Si noti che c’è qui l’inversione dell’ordine: non più “legare e sciogliere”, ma “sciogliere e legare”. Il primo compito della Chiesa non sarà scomunicare, tagliere fuori, ma annunciare la misericordia di Dio e il suo perdono.
Il verbo ebraico slh, il termine più comune per designare il perdono, significa cancellare il ricordo del male ricevuto. Altre volte si usa nasa’ che denota un sollevare per rimuovere, ma anche togliere, eliminare. Nella lingua italiana la parola “perdonare” è formata dal prefisso “per-”, che esprime pienezza e abbondanza, e il verbo “donare”: il verbo composto pertanto significa “donare completamente / del tutto, donare in sommo grado / in abbondanza”. In altre parole “perdonare” è il verbo “donare” al superlativo.
Poiché Dio è Amore, è dono gratuito, la massima espressione di Dio è il perdono: “Quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia” (Sir 2,18). Il perdono dei peccati è per il credente sicurezza di Fede: nel Simbolo apostolico infatti proclamiamo: “Credo nella remissione dei peccati”.
Il perdono è chiamata a riprendere a vivere in pienezza: perché “perdonare significa togliere gli ostacoli che si frappongono alla pienezza di esistenza perché solo in un’umanità degna di questo nome ognuno può incontrare gli altri e l’Altro” (P. Farinella). “Cristo – afferma Papa Francesco – è venuto a mostrarci, a rendere visibile l’amore che Dio ha per noi. Per voi, per te, per te, per me… Un amore attivo, reale. Un amore che ha preso sul serio la realtà dei suoi. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme”.
Il credente riceve quindi la missione di annunciare il perdono di Dio, di perdonare sempre, e di essere portatore ovunque di riconciliazione, pace, amicizia.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
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Vangelo di domenica 24 agosto: XXI domenica anno C: Luca 13, 22-30
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