Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
IL VERO INVESTIMENTO FINANZIARIO
Il Nuovo Testamento propone una gestione dei beni economici del tutto particolare: è il cielo il vero investimento finanziario, la vera banca, il luogo dove conviene far fruttare i capitali:
“Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli” (Lc 12,33-34); “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,19-21). Già il Siracide aveva detto: “Perdi pure denaro per un fratello e amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell’Altissimo; ti saranno più utili dell’oro” (Sir 29,10-13). Paolo scrive a Timoteo: “Ai ricchi in questo mondo raccomanda… di arricchirsi di opere buone…, mettendosi così da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1 Tm 6,17-19).
Afferma Agostino: “Ti importa accumulare tesori? Non ti dico: «Rinuncia!». Ti dico piuttosto «dove» farlo… Dove ti dico di accumulare tesori? Accumulatevi un tesoro nel cielo dove ladro non può avvicinarsi né tarlo o ruggine compromettere”.
Scrive Basilio: “Se hai donato all’affamato, il dono diventa tuo e ti è restituito con interesse. Come il seme, gettato nel solco, è fonte di guadagno per chi lo ha seminato, così il pane offerto all’affamato ti renderà in seguito un abbondante profitto. Smetti, dunque, di coltivare i campi e comincia la semina per il cielo. Infatti è scritto: «Seminate per voi secondo giustizia»… La gloria eterna, la corona della giustizia, il regno dei cieli premieranno la tua amministrazione di questi beni corruttibili”; “Il Signore insegna che le ricchezze che si disperdono, si posseggono; ma se si conservano, passano ad altri. Se tu le conservi, non le avrai, se le disperderai, non le perderai: «Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre» (Sl 112,9)”.
La rinuncia per amore è quindi segno escatologico della presenza del Regno: “Il rifiuto delle ricchezze e l’amor fraterno verso il prossimo derelitto è il segno della disponibilità a Gesù e dell’apertura al Regno che viene” (J. de S. Ana).
Diceva ancora monsignor Tonino Bello: “Farsi povero significa accendere una freccia stradale per indicare ai viandanti distratti la dimensione «simbolica» della ricchezza, e far prendere coscienza a tutti della realtà significata che sta oltre. Significa, in ultima analisi, divenire parabola vivente della «ulteriorità». In questo senso, la povertà, prima che rinuncia, è un annuncio. È l’annuncio del Regno che verrà”.
NELL’ATTESA DELLA VENUTA DEL SIGNORE
Il Vangelo di oggi ci fa meditare sulla venuta definitiva del Signore. Sarà un momento splendido, sarà l’arrivo dello Sposo tanto atteso che – incredibile! – nell’immensità del suo amore invece di chiedere di essere servito si metterà a servire noi suoi servi!
L’Eucarestia celebra l’attesa gioiosa dell’incontro definitivo con Dio: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26). Dopo aver pronunciato le parole sul calice, Gesù afferma: “Io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio” (Mc 14,25). Quest’accenno escatologico è presente in tutte le narrazioni di istituzione dell’Eucarestia, al punto che alcune liturgie orientali includono questo versetto nelle formule di consacrazione.
Scriveva il cardinal Pellegrino: “Vi sembra possibile… celebrare la Messa e poi tuffarsi nella realtà di ogni giorno lasciandoci inghiottire dalle cose che passano, senza alzare il capo in attesa vigilante – la «apokaradokìa» di cui parla Paolo ai Romani (8,19) – a Colui che verrà per prenderci con sé, «e così saremo sempre col Signore» (1 Ts 4,17)…? Come l’apostolo anela a salpare dal porto dell’esistenza terrena per «essere con Cristo» (Fil 1,23), il cristiano pienamente consapevole della sua vocazione sa cosa significa l’«impazienza di Dio»…, il «querere Deum» del salmista…, l’immagine del cervo che anela alla fonte d’acqua viva (Sl 42)”. Ecco perché nella liturgia eucaristica dei primi cristiani risuonava proprio il grido: “Maranatha! Vieni, o Signore!” (1 Cor 16,22).
Abbiamo perso questa dimensione di attesa: invece “la caratteristica dei cristiani è che aspettano” (Schlatter). Oppure talora attendiamo la venuta del Signore con la noia con cui… si aspetta il tram alla fermata. Il Vangelo odierno ci invita all’entusiasmo, alla veglia gioiosa, ad uscire da un cristianesimo “addormentato” (Mt 24,42; Rm 13,11), per attendere il Signore con l’ansia con cui l’innamorata attende l’innamorato (Ct 3,1-4; 5,2), la sposa lo Sposo, colui solo che può darci senso, liberazione, pienezza di vita, Amore.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 7 Agosto: Luca 12, 32-48
il:
– di:
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
IL VERO INVESTIMENTO FINANZIARIO
Il Nuovo Testamento propone una gestione dei beni economici del tutto particolare: è il cielo il vero investimento finanziario, la vera banca, il luogo dove conviene far fruttare i capitali:
“Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli” (Lc 12,33-34); “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,19-21). Già il Siracide aveva detto: “Perdi pure denaro per un fratello e amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell’Altissimo; ti saranno più utili dell’oro” (Sir 29,10-13). Paolo scrive a Timoteo: “Ai ricchi in questo mondo raccomanda… di arricchirsi di opere buone…, mettendosi così da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1 Tm 6,17-19).
Afferma Agostino: “Ti importa accumulare tesori? Non ti dico: «Rinuncia!». Ti dico piuttosto «dove» farlo… Dove ti dico di accumulare tesori? Accumulatevi un tesoro nel cielo dove ladro non può avvicinarsi né tarlo o ruggine compromettere”.
Scrive Basilio: “Se hai donato all’affamato, il dono diventa tuo e ti è restituito con interesse. Come il seme, gettato nel solco, è fonte di guadagno per chi lo ha seminato, così il pane offerto all’affamato ti renderà in seguito un abbondante profitto. Smetti, dunque, di coltivare i campi e comincia la semina per il cielo. Infatti è scritto: «Seminate per voi secondo giustizia»… La gloria eterna, la corona della giustizia, il regno dei cieli premieranno la tua amministrazione di questi beni corruttibili”; “Il Signore insegna che le ricchezze che si disperdono, si posseggono; ma se si conservano, passano ad altri. Se tu le conservi, non le avrai, se le disperderai, non le perderai: «Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre» (Sl 112,9)”.
La rinuncia per amore è quindi segno escatologico della presenza del Regno: “Il rifiuto delle ricchezze e l’amor fraterno verso il prossimo derelitto è il segno della disponibilità a Gesù e dell’apertura al Regno che viene” (J. de S. Ana).
Diceva ancora monsignor Tonino Bello: “Farsi povero significa accendere una freccia stradale per indicare ai viandanti distratti la dimensione «simbolica» della ricchezza, e far prendere coscienza a tutti della realtà significata che sta oltre. Significa, in ultima analisi, divenire parabola vivente della «ulteriorità». In questo senso, la povertà, prima che rinuncia, è un annuncio. È l’annuncio del Regno che verrà”.
NELL’ATTESA DELLA VENUTA DEL SIGNORE
Il Vangelo di oggi ci fa meditare sulla venuta definitiva del Signore. Sarà un momento splendido, sarà l’arrivo dello Sposo tanto atteso che – incredibile! – nell’immensità del suo amore invece di chiedere di essere servito si metterà a servire noi suoi servi!
L’Eucarestia celebra l’attesa gioiosa dell’incontro definitivo con Dio: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26). Dopo aver pronunciato le parole sul calice, Gesù afferma: “Io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio” (Mc 14,25). Quest’accenno escatologico è presente in tutte le narrazioni di istituzione dell’Eucarestia, al punto che alcune liturgie orientali includono questo versetto nelle formule di consacrazione.
Scriveva il cardinal Pellegrino: “Vi sembra possibile… celebrare la Messa e poi tuffarsi nella realtà di ogni giorno lasciandoci inghiottire dalle cose che passano, senza alzare il capo in attesa vigilante – la «apokaradokìa» di cui parla Paolo ai Romani (8,19) – a Colui che verrà per prenderci con sé, «e così saremo sempre col Signore» (1 Ts 4,17)…? Come l’apostolo anela a salpare dal porto dell’esistenza terrena per «essere con Cristo» (Fil 1,23), il cristiano pienamente consapevole della sua vocazione sa cosa significa l’«impazienza di Dio»…, il «querere Deum» del salmista…, l’immagine del cervo che anela alla fonte d’acqua viva (Sl 42)”. Ecco perché nella liturgia eucaristica dei primi cristiani risuonava proprio il grido: “Maranatha! Vieni, o Signore!” (1 Cor 16,22).
Abbiamo perso questa dimensione di attesa: invece “la caratteristica dei cristiani è che aspettano” (Schlatter). Oppure talora attendiamo la venuta del Signore con la noia con cui… si aspetta il tram alla fermata. Il Vangelo odierno ci invita all’entusiasmo, alla veglia gioiosa, ad uscire da un cristianesimo “addormentato” (Mt 24,42; Rm 13,11), per attendere il Signore con l’ansia con cui l’innamorata attende l’innamorato (Ct 3,1-4; 5,2), la sposa lo Sposo, colui solo che può darci senso, liberazione, pienezza di vita, Amore.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
IL VERO INVESTIMENTO FINANZIARIO
Il Nuovo Testamento propone una gestione dei beni economici del tutto particolare: è il cielo il vero investimento finanziario, la vera banca, il luogo dove conviene far fruttare i capitali:
“Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli” (Lc 12,33-34); “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,19-21). Già il Siracide aveva detto: “Perdi pure denaro per un fratello e amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell’Altissimo; ti saranno più utili dell’oro” (Sir 29,10-13). Paolo scrive a Timoteo: “Ai ricchi in questo mondo raccomanda… di arricchirsi di opere buone…, mettendosi così da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1 Tm 6,17-19).
Afferma Agostino: “Ti importa accumulare tesori? Non ti dico: «Rinuncia!». Ti dico piuttosto «dove» farlo… Dove ti dico di accumulare tesori? Accumulatevi un tesoro nel cielo dove ladro non può avvicinarsi né tarlo o ruggine compromettere”.
Scrive Basilio: “Se hai donato all’affamato, il dono diventa tuo e ti è restituito con interesse. Come il seme, gettato nel solco, è fonte di guadagno per chi lo ha seminato, così il pane offerto all’affamato ti renderà in seguito un abbondante profitto. Smetti, dunque, di coltivare i campi e comincia la semina per il cielo. Infatti è scritto: «Seminate per voi secondo giustizia»… La gloria eterna, la corona della giustizia, il regno dei cieli premieranno la tua amministrazione di questi beni corruttibili”; “Il Signore insegna che le ricchezze che si disperdono, si posseggono; ma se si conservano, passano ad altri. Se tu le conservi, non le avrai, se le disperderai, non le perderai: «Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre» (Sl 112,9)”.
La rinuncia per amore è quindi segno escatologico della presenza del Regno: “Il rifiuto delle ricchezze e l’amor fraterno verso il prossimo derelitto è il segno della disponibilità a Gesù e dell’apertura al Regno che viene” (J. de S. Ana).
Diceva ancora monsignor Tonino Bello: “Farsi povero significa accendere una freccia stradale per indicare ai viandanti distratti la dimensione «simbolica» della ricchezza, e far prendere coscienza a tutti della realtà significata che sta oltre. Significa, in ultima analisi, divenire parabola vivente della «ulteriorità». In questo senso, la povertà, prima che rinuncia, è un annuncio. È l’annuncio del Regno che verrà”.
NELL’ATTESA DELLA VENUTA DEL SIGNORE
Il Vangelo di oggi ci fa meditare sulla venuta definitiva del Signore. Sarà un momento splendido, sarà l’arrivo dello Sposo tanto atteso che – incredibile! – nell’immensità del suo amore invece di chiedere di essere servito si metterà a servire noi suoi servi!
L’Eucarestia celebra l’attesa gioiosa dell’incontro definitivo con Dio: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26). Dopo aver pronunciato le parole sul calice, Gesù afferma: “Io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio” (Mc 14,25). Quest’accenno escatologico è presente in tutte le narrazioni di istituzione dell’Eucarestia, al punto che alcune liturgie orientali includono questo versetto nelle formule di consacrazione.
Scriveva il cardinal Pellegrino: “Vi sembra possibile… celebrare la Messa e poi tuffarsi nella realtà di ogni giorno lasciandoci inghiottire dalle cose che passano, senza alzare il capo in attesa vigilante – la «apokaradokìa» di cui parla Paolo ai Romani (8,19) – a Colui che verrà per prenderci con sé, «e così saremo sempre col Signore» (1 Ts 4,17)…? Come l’apostolo anela a salpare dal porto dell’esistenza terrena per «essere con Cristo» (Fil 1,23), il cristiano pienamente consapevole della sua vocazione sa cosa significa l’«impazienza di Dio»…, il «querere Deum» del salmista…, l’immagine del cervo che anela alla fonte d’acqua viva (Sl 42)”. Ecco perché nella liturgia eucaristica dei primi cristiani risuonava proprio il grido: “Maranatha! Vieni, o Signore!” (1 Cor 16,22).
Abbiamo perso questa dimensione di attesa: invece “la caratteristica dei cristiani è che aspettano” (Schlatter). Oppure talora attendiamo la venuta del Signore con la noia con cui… si aspetta il tram alla fermata. Il Vangelo odierno ci invita all’entusiasmo, alla veglia gioiosa, ad uscire da un cristianesimo “addormentato” (Mt 24,42; Rm 13,11), per attendere il Signore con l’ansia con cui l’innamorata attende l’innamorato (Ct 3,1-4; 5,2), la sposa lo Sposo, colui solo che può darci senso, liberazione, pienezza di vita, Amore.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
TAG
CONDIVIDI
Vangelo di domenica 19 ottobre: XXIX domenica anno C: Luca 18, 1-8
Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
Vangelo di domenica 31 agosto: XXII domenica anno C: Luca 14, 1. 7-14
Vangelo di domenica 24 agosto: XXI domenica anno C: Luca 13, 22-30
Vangelo di domenica 17 agosto: XX domenica anno C: Luca 12,49-53