Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Al tempo di Giovanni le comunità cristiane si presentavano divise alla celebrazione dell’Eucarestia, proprio come già Paolo aveva denunciato in 1 Cor 11,17-18: i ricchi banchettavano per conto proprio, e non condividevano il pasto con i poveri. Forse proprio già in risposta a questi stravolgimenti della comprensione eucaristica nella prima Chiesa, Giovanni, l’apostolo che Gesù amava (Gv 21,20) e che nell’ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Maestro (Gv 13,25), non menziona nel suo Vangelo, a differenza dei sinottici, l’istituzione dell’Eucarestia “prima della festa di Pasqua” (Gv 13,1), ma, al suo posto, pone la descrizione della lavanda dei piedi. L’evangelista ha ritenuto fosse meglio sottolineare il significato profondo dell’Eucarestia; questo significato profondo è l’amore: “L’Eucarestia è il sacramento della carità e del servizio, è il sacramento di Cristo-servo” (J. Dupont).
Al tempo di Gesù la lavanda dei piedi era un gesto che esprimeva accoglienza, umile servizio, affetto. Poiché i piedi, calzati solo di sandali, tendevano a impolverarsi sulle strade non lastricate, era usanza degli Ebrei fornire acqua a un ospite perché si lavasse i piedi: ma non si poteva esigere da uno schiavo ebreo che lavasse i piedi al padrone: questo gesto era svolto da uno schiavo pagano (1 Sam 25,41). Oppure era azione praticata dalla moglie nei confronti del marito o dalle figlie verso il loro padre, in segno d’amore. Così i discepoli occasionalmente rendevano questo servizio al loro maestro o rabbi, come atto di devozione; e Gesù sembra alludere a questa usanza quando parla coi suoi discepoli. Nel lavare i piedi ai discepoli, Gesù umilia se stesso e assume la forma del servo (Fil 2).
Ma quello di Gesù non è solo un gesto di umiltà, ma di rivelazione, cioè fa scorgere il volto del Dio che Gesù manifesta, del Dio cristiano. Guardando Gesù che lava i piedi, non si ha semplicemente l’icona del servizio, ma un’icona che Maggioni chiama “del Dio capovolto”. “Dio si rivela in quello che costituisce l’aspetto più profondo della sua divinità e manifesta la sua gloria, proprio facendosi nostro servitore, lavando i piedi alle sue creature” (H. U. Von Balthasar). “Dio non è il sommo padrone che possiede tutto. Dio è il più grande povero che non possiede nulla… Ha donato tutto eternamente e non può donare di più, perché questo dono lo costituisce nel suo essere persona fondato unicamente sulla carità” (M. Zundel).
Nell’episodio della lavanda dei piedi c’è il senso più profondo dell’Eucarestia. E’ significativo in tal senso che nonostante l’esplicito comando del Signore: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,14-17), la Chiesa non abbia stabilito un apposito “sacramento della lavanda dei piedi”, così come dopo il “Fate questo in memoria di me” ha invece istituito l’Eucarestia. Questo racconto giovanneo non è stato colto come l’“istituzione della lavanda dei piedi”. La lavanda dei piedi non è qualcosa di altro rispetto all’Eucarestia: ne è l’unica esegesi.
Diceva il grande teologo Yves Congar che “se la Chiesa vive dell’Eucarestia non può essere che serva e povera”. Non si può comprendere l’Eucarestia se non se ne vede la dimensione di chiamata alla condivisione totale con i fratelli, al “farsi mangiare” e al “farsi bere” dai fratelli. Celebrare l’Eucarestia significa essere disposti a condividere la vita e i propri beni con gli ultimi, i sofferenti, gli scartati.
“Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (13,17): Giovanni ha solo due beatitudini: in 20,29 quella della fede senza vedere, qui la beatitudine della Croce, che è Amore e Servizio. Dio è la nostra gioia. “Nessuno ci fa felici più che Dio” (Agostino). La via del servizio che Gesù ci indica lavando i piedi ai discepoli è la via della felicità, della pienezza, della realizzazione.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Al tempo di Giovanni le comunità cristiane si presentavano divise alla celebrazione dell’Eucarestia, proprio come già Paolo aveva denunciato in 1 Cor 11,17-18: i ricchi banchettavano per conto proprio, e non condividevano il pasto con i poveri. Forse proprio già in risposta a questi stravolgimenti della comprensione eucaristica nella prima Chiesa, Giovanni, l’apostolo che Gesù amava (Gv 21,20) e che nell’ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Maestro (Gv 13,25), non menziona nel suo Vangelo, a differenza dei sinottici, l’istituzione dell’Eucarestia “prima della festa di Pasqua” (Gv 13,1), ma, al suo posto, pone la descrizione della lavanda dei piedi. L’evangelista ha ritenuto fosse meglio sottolineare il significato profondo dell’Eucarestia; questo significato profondo è l’amore: “L’Eucarestia è il sacramento della carità e del servizio, è il sacramento di Cristo-servo” (J. Dupont).
Al tempo di Gesù la lavanda dei piedi era un gesto che esprimeva accoglienza, umile servizio, affetto. Poiché i piedi, calzati solo di sandali, tendevano a impolverarsi sulle strade non lastricate, era usanza degli Ebrei fornire acqua a un ospite perché si lavasse i piedi: ma non si poteva esigere da uno schiavo ebreo che lavasse i piedi al padrone: questo gesto era svolto da uno schiavo pagano (1 Sam 25,41). Oppure era azione praticata dalla moglie nei confronti del marito o dalle figlie verso il loro padre, in segno d’amore. Così i discepoli occasionalmente rendevano questo servizio al loro maestro o rabbi, come atto di devozione; e Gesù sembra alludere a questa usanza quando parla coi suoi discepoli. Nel lavare i piedi ai discepoli, Gesù umilia se stesso e assume la forma del servo (Fil 2).
Ma quello di Gesù non è solo un gesto di umiltà, ma di rivelazione, cioè fa scorgere il volto del Dio che Gesù manifesta, del Dio cristiano. Guardando Gesù che lava i piedi, non si ha semplicemente l’icona del servizio, ma un’icona che Maggioni chiama “del Dio capovolto”. “Dio si rivela in quello che costituisce l’aspetto più profondo della sua divinità e manifesta la sua gloria, proprio facendosi nostro servitore, lavando i piedi alle sue creature” (H. U. Von Balthasar). “Dio non è il sommo padrone che possiede tutto. Dio è il più grande povero che non possiede nulla… Ha donato tutto eternamente e non può donare di più, perché questo dono lo costituisce nel suo essere persona fondato unicamente sulla carità” (M. Zundel).
Nell’episodio della lavanda dei piedi c’è il senso più profondo dell’Eucarestia. E’ significativo in tal senso che nonostante l’esplicito comando del Signore: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,14-17), la Chiesa non abbia stabilito un apposito “sacramento della lavanda dei piedi”, così come dopo il “Fate questo in memoria di me” ha invece istituito l’Eucarestia. Questo racconto giovanneo non è stato colto come l’“istituzione della lavanda dei piedi”. La lavanda dei piedi non è qualcosa di altro rispetto all’Eucarestia: ne è l’unica esegesi.
Diceva il grande teologo Yves Congar che “se la Chiesa vive dell’Eucarestia non può essere che serva e povera”. Non si può comprendere l’Eucarestia se non se ne vede la dimensione di chiamata alla condivisione totale con i fratelli, al “farsi mangiare” e al “farsi bere” dai fratelli. Celebrare l’Eucarestia significa essere disposti a condividere la vita e i propri beni con gli ultimi, i sofferenti, gli scartati.
“Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (13,17): Giovanni ha solo due beatitudini: in 20,29 quella della fede senza vedere, qui la beatitudine della Croce, che è Amore e Servizio. Dio è la nostra gioia. “Nessuno ci fa felici più che Dio” (Agostino). La via del servizio che Gesù ci indica lavando i piedi ai discepoli è la via della felicità, della pienezza, della realizzazione.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Al tempo di Giovanni le comunità cristiane si presentavano divise alla celebrazione dell’Eucarestia, proprio come già Paolo aveva denunciato in 1 Cor 11,17-18: i ricchi banchettavano per conto proprio, e non condividevano il pasto con i poveri. Forse proprio già in risposta a questi stravolgimenti della comprensione eucaristica nella prima Chiesa, Giovanni, l’apostolo che Gesù amava (Gv 21,20) e che nell’ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Maestro (Gv 13,25), non menziona nel suo Vangelo, a differenza dei sinottici, l’istituzione dell’Eucarestia “prima della festa di Pasqua” (Gv 13,1), ma, al suo posto, pone la descrizione della lavanda dei piedi. L’evangelista ha ritenuto fosse meglio sottolineare il significato profondo dell’Eucarestia; questo significato profondo è l’amore: “L’Eucarestia è il sacramento della carità e del servizio, è il sacramento di Cristo-servo” (J. Dupont).
Al tempo di Gesù la lavanda dei piedi era un gesto che esprimeva accoglienza, umile servizio, affetto. Poiché i piedi, calzati solo di sandali, tendevano a impolverarsi sulle strade non lastricate, era usanza degli Ebrei fornire acqua a un ospite perché si lavasse i piedi: ma non si poteva esigere da uno schiavo ebreo che lavasse i piedi al padrone: questo gesto era svolto da uno schiavo pagano (1 Sam 25,41). Oppure era azione praticata dalla moglie nei confronti del marito o dalle figlie verso il loro padre, in segno d’amore. Così i discepoli occasionalmente rendevano questo servizio al loro maestro o rabbi, come atto di devozione; e Gesù sembra alludere a questa usanza quando parla coi suoi discepoli. Nel lavare i piedi ai discepoli, Gesù umilia se stesso e assume la forma del servo (Fil 2).
Ma quello di Gesù non è solo un gesto di umiltà, ma di rivelazione, cioè fa scorgere il volto del Dio che Gesù manifesta, del Dio cristiano. Guardando Gesù che lava i piedi, non si ha semplicemente l’icona del servizio, ma un’icona che Maggioni chiama “del Dio capovolto”. “Dio si rivela in quello che costituisce l’aspetto più profondo della sua divinità e manifesta la sua gloria, proprio facendosi nostro servitore, lavando i piedi alle sue creature” (H. U. Von Balthasar). “Dio non è il sommo padrone che possiede tutto. Dio è il più grande povero che non possiede nulla… Ha donato tutto eternamente e non può donare di più, perché questo dono lo costituisce nel suo essere persona fondato unicamente sulla carità” (M. Zundel).
Nell’episodio della lavanda dei piedi c’è il senso più profondo dell’Eucarestia. E’ significativo in tal senso che nonostante l’esplicito comando del Signore: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,14-17), la Chiesa non abbia stabilito un apposito “sacramento della lavanda dei piedi”, così come dopo il “Fate questo in memoria di me” ha invece istituito l’Eucarestia. Questo racconto giovanneo non è stato colto come l’“istituzione della lavanda dei piedi”. La lavanda dei piedi non è qualcosa di altro rispetto all’Eucarestia: ne è l’unica esegesi.
Diceva il grande teologo Yves Congar che “se la Chiesa vive dell’Eucarestia non può essere che serva e povera”. Non si può comprendere l’Eucarestia se non se ne vede la dimensione di chiamata alla condivisione totale con i fratelli, al “farsi mangiare” e al “farsi bere” dai fratelli. Celebrare l’Eucarestia significa essere disposti a condividere la vita e i propri beni con gli ultimi, i sofferenti, gli scartati.
“Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (13,17): Giovanni ha solo due beatitudini: in 20,29 quella della fede senza vedere, qui la beatitudine della Croce, che è Amore e Servizio. Dio è la nostra gioia. “Nessuno ci fa felici più che Dio” (Agostino). La via del servizio che Gesù ci indica lavando i piedi ai discepoli è la via della felicità, della pienezza, della realizzazione.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 19 ottobre: XXIX domenica anno C: Luca 18, 1-8
Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
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