Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Le Due Versioni Delle Beatitudini
Differenze tra i due testi
La versione di Luca (6,17-26) ci trasmette meglio il tono del documento-base (che doveva all’incirca corrispondere a Lc 6,20-23). Le parole di Gesù sono trasmesse assimilate alla vita delle prime comunità, alle loro problematiche. Per Luca, il discorso della montagna è proclamazione del Regno di Dio che è venuto per salvare gli uomini; ciò che Matteo (5,1-12) invece vede nel discorso della montagna, è in primo luogo un programma di vita, un insegnamento morale per la Chiesa. Se in Lc le beatitudini sono parole di consolazione per gli infelici, per Matteo sono un catalogo di virtù ad uso delle prime comunità, definendo le condizioni per entrare nel regno di Dio.
Le beatitudini comuni
Le Beatitudini comuni costituiscono un capovolgimento dei valori di questo mondo: gli uomini a cui promettono la felicità, originariamente, non erano i giusti, ma gli infelici, indipendentemente dalla loro condizione morale.
Beati i poveri: è Matteo che ha aggiunto “in spirito”, trasferendo la nozione di povertà da un piano sociologico a quello religioso, per precisarlo in un contesto didattico.
Beati gli affamati ed assetati: Matteo aggiunge “di giustizia”: Matteo, forse per paura del pauperismo delle sette nascenti, trasferisce anche questa beatitudine in senso spiritualista: ma la felicità dell’era messianica era descritta come ristoro per coloro che erano realmente affamati ed assetati (Is 49,10; 55, 1s; 65,13; Gv 6,35; Ap 7,16).
Beati i perseguitati: la progressione dei maltrattamenti è più logica in Luca che in Matteo.
Le beatitudini proprie di Matteo
Beati i miti: la formulazione primitiva non si distingue da quella dei “poveri”: nel testo ebraico entrambi corrispondono ad “anawìm”.
Beati i misericordiosi, i puri di cuore, gli artefici di pace: sono elogio di virtù da tutti stimate, per accentuare la portata parenetica delle Beatitudini.
Le beatitudini di Luca
Lc vuole presentare le Beatitudini come annuncio di consolazione, mentre per Matteo sono enunciati morali universali e atemporali.
Le maledizioni di Luca
Le 4 beatitudini di Luca sono seguite da 4 “vae”, “guai” che non trovano riscontro in Matteo: probabilmente sono aggiunta lucana, con procedimento antitetico alle beatitudini: con esse Luca rinforza il senso del testo. In modo particolare, si vuole evidenziare il contrasto, quasi il contrappasso, tra la situazione di “ora” e quella di “quel giorno”.
L’EVANGELO DELLE BEATITUDINI
Entrambi i tesi, sia quello di Luca che quello di Matteo, sono Parola di Dio per noi: tutti e due perciò parlano oggi la cuore del credente.
LA LIETA NOTIZIA PER I POVERI
Le Beatitudini sono quindi innanzitutto la gioiosa proclamazione di un grande “Purim”, di un totale ribaltamento delle sorti: esse sono l’annuncio del compimento della speranza di tutte le categorie di oppressi e di sfruttati della terra!
Beati: makàrios deriva da makàr, antico termine indicante la felicità divina, libera dalle pene terrene: ma ai tempi dei vangeli è l’unico termine disponibile per indicare un uomo “felice” nel senso più vasto del termine.
I poveri: nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella dei LXX, il termine ptochòs, povero (da ptòssò, accatto), compare circa cento volte, traducendo vocaboli ebraici che han sempre il significato di povertà materiale. Afflitto, pèntos, traduce ‘ebel, esprime non tanto una tristezza interiore, ma la sua esplosione all’esterno: Lc quindi riserva la beatitudine degli afflitti a “quelli che piangono” (klaìontes). Affamato, peinòn, corrisponde all’aggettivo rà’èb: non sono quelli che hanno appetito, ma quelli che sono privi del nutrimento indispensabile, che non hanno il minimo per vivere: la vera traduzione sarebbe “famelico”.
Prospettiva teologica: Le prime due beatitudini ci rimandano all’oracolo di Is 61,1-3. Come per le monarchie dei popoli vicini, in Israele la cura del debole e del povero sono attributo specifico del buon re; ma Dio è il Re unico di Israele: la difesa e la liberazione degli oppressi sono quindi sue caratteristiche irrinunciabili. Nella Bibbia c’è una vera e propria “teologia del grido del povero” che sempre viene ascoltato da Dio (Es 3,7; 22,21-26; Dt 24,14-15; Gc 5,4-5…).
Prospettiva cristologica: Il Nuovo Testamento compie questo annuncio nella Parola definitiva e nell’esempio concreto di Gesù Cristo. L’Evangelo è innanzitutto la “buona novella annunciata ai poveri” (Mt 11,5; Lc 7,22), che sono i destinatari privilegiati del Regno che viene. Per questo Gesù, presentandosi come il Messia atteso nella sinagoga di Cafarnao (Lc 4,18-19), applica a sè le parole del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore… mi ha inviato a portare ai poveri un lieto messaggio” (Is 61,1-2; cfr Lc 7,22). “Saranno consolati”, “saranno saziati”, “erediteranno la terra”, “otterranno misericordia”, “vedranno Dio”: è vero, si parla di ricompensa escatologica. Ma la prima beatitudine precisa ai poveri che di essi “è” il regno di Dio: in Gesù ormai “il Regno di Dio è vicino”, “è giunto a voi il regno di Dio” (Mt 12,28; Lc 11,20).
LE CONDIZIONI PER ENTRARE NEL REGNO DI DIO
Dalla prospettiva teologica-antropologica si passò presto, nella prima Chiesa, a quella antropologica. L’attenzione si trasferì dal comportamento di Dio nell’instaurare il Regno a quello dell’uomo per potervi accedere.
Dalla parte dei poveri: Le Beatitudini sono un invito a stare sempre dalla parte dei poveri, degli ultimi, degli emarginati, degli oppressi, concretamente. Esse smascherano le nostre ipocrisie, che spesso mitigano la durezza delle parole di Gesù intendendole in senso spirituale (Lc 14,13-14; 16,9).
Vivere secondo le Beatitudini:
Essere poveri di spirito: la povertà di spirito è la sintesi di tutte le virtù cristiane, è la condizione previa per possederle.
Essere miti: i miti (praeis) sono i mansueti, i sottomessi, i disponibili, coloro che non pretendono di avere ragione, sereni, ottimisti.
Essere affamati ed assetati di giustizia: la giustizia in senso biblico è la capacità di relazione con Dio e con i fratelli (Mt 5,10.20; 6,1.13).
Essere misericordiosi: il primo dei termini ebraici che designa la misericordia è rehamin, che propriamente esprime le viscere, la sede delle emozioni, il nostro “cuore” (Sl 103,13; Ger 31,20; Is 63,15-16…).
Essere puri di cuore: significa avere un cuore nuovo, di carne e non di pietra (Ez 36,26-28), non sclerotico. Significa essere onesti, trasparenti, leali, senza finzioni (Gv 1,47).
Essere operatori di pace (eirenopoiòi: “facitori di pace”, non “pacifici”): il termine ebraico shalòm non corrisponde alla semplice assenza di guerra del greco eirène o alla sicurezza basata su patti bilaterali del latino pax: shalòm deriva dalla radice slm, che significa essenzialmente “completamento”, “pienezza”.
Essere perseguitati: i cristiani saranno perseguitati per causa di Cristo (Mt 5,11; 10,24; Gv 15,20-21), come furono prima perseguitati i profeti (Mt 5,12; At 7,52).
L’imitazione di Cristo: Le Beatitudini “sono una specie di autoritratto di Cristo, sono un invito alla sua sequela e alla comunione con lui” (Veritatis splendor, n. 16). Gesù è il modello delle Beatitudini. Gesù è il povero (Lc 2,11-12; cfr Mt 8,20), l’afflitto (Mc 1,41; 6,34; 8,2; Lc 22,44; Mt 26-27). Gesù muore solo, sperimentando l’abbandono da parte degli uomini e anche da parte di Dio (Mt 27,46), il mite (Mt 11,29; Is 53,7, il giusto, la misericordia del Padre (Fil 2,5-11), il puro di cuore, la Pace (Ef 2,14-17; Gv 14,27; 16,33; Col 3,15; Fil 4,7), il perseguitato (Mc 3,21; Lc 4,28-29; Gv 6,66…).
Il premio: Il premio (misthos: Mt 5,12) è certamente l’amicizia con Dio, la beatitudine del suo amore nell’escatologia. Ma “già al presente cento volte” (Mc 10,30), la “gioia piena” (Gv 16,24).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di venerdì 1 novembre: Matteo 5,1-12
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Le Due Versioni Delle Beatitudini
Differenze tra i due testi
La versione di Luca (6,17-26) ci trasmette meglio il tono del documento-base (che doveva all’incirca corrispondere a Lc 6,20-23). Le parole di Gesù sono trasmesse assimilate alla vita delle prime comunità, alle loro problematiche. Per Luca, il discorso della montagna è proclamazione del Regno di Dio che è venuto per salvare gli uomini; ciò che Matteo (5,1-12) invece vede nel discorso della montagna, è in primo luogo un programma di vita, un insegnamento morale per la Chiesa. Se in Lc le beatitudini sono parole di consolazione per gli infelici, per Matteo sono un catalogo di virtù ad uso delle prime comunità, definendo le condizioni per entrare nel regno di Dio.
Le beatitudini comuni
Le Beatitudini comuni costituiscono un capovolgimento dei valori di questo mondo: gli uomini a cui promettono la felicità, originariamente, non erano i giusti, ma gli infelici, indipendentemente dalla loro condizione morale.
Beati i poveri: è Matteo che ha aggiunto “in spirito”, trasferendo la nozione di povertà da un piano sociologico a quello religioso, per precisarlo in un contesto didattico.
Beati gli affamati ed assetati: Matteo aggiunge “di giustizia”: Matteo, forse per paura del pauperismo delle sette nascenti, trasferisce anche questa beatitudine in senso spiritualista: ma la felicità dell’era messianica era descritta come ristoro per coloro che erano realmente affamati ed assetati (Is 49,10; 55, 1s; 65,13; Gv 6,35; Ap 7,16).
Beati i perseguitati: la progressione dei maltrattamenti è più logica in Luca che in Matteo.
Le beatitudini proprie di Matteo
Beati i miti: la formulazione primitiva non si distingue da quella dei “poveri”: nel testo ebraico entrambi corrispondono ad “anawìm”.
Beati i misericordiosi, i puri di cuore, gli artefici di pace: sono elogio di virtù da tutti stimate, per accentuare la portata parenetica delle Beatitudini.
Le beatitudini di Luca
Lc vuole presentare le Beatitudini come annuncio di consolazione, mentre per Matteo sono enunciati morali universali e atemporali.
Le maledizioni di Luca
Le 4 beatitudini di Luca sono seguite da 4 “vae”, “guai” che non trovano riscontro in Matteo: probabilmente sono aggiunta lucana, con procedimento antitetico alle beatitudini: con esse Luca rinforza il senso del testo. In modo particolare, si vuole evidenziare il contrasto, quasi il contrappasso, tra la situazione di “ora” e quella di “quel giorno”.
L’EVANGELO DELLE BEATITUDINI
Entrambi i tesi, sia quello di Luca che quello di Matteo, sono Parola di Dio per noi: tutti e due perciò parlano oggi la cuore del credente.
LA LIETA NOTIZIA PER I POVERI
Le Beatitudini sono quindi innanzitutto la gioiosa proclamazione di un grande “Purim”, di un totale ribaltamento delle sorti: esse sono l’annuncio del compimento della speranza di tutte le categorie di oppressi e di sfruttati della terra!
Beati: makàrios deriva da makàr, antico termine indicante la felicità divina, libera dalle pene terrene: ma ai tempi dei vangeli è l’unico termine disponibile per indicare un uomo “felice” nel senso più vasto del termine.
I poveri: nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella dei LXX, il termine ptochòs, povero (da ptòssò, accatto), compare circa cento volte, traducendo vocaboli ebraici che han sempre il significato di povertà materiale. Afflitto, pèntos, traduce ‘ebel, esprime non tanto una tristezza interiore, ma la sua esplosione all’esterno: Lc quindi riserva la beatitudine degli afflitti a “quelli che piangono” (klaìontes). Affamato, peinòn, corrisponde all’aggettivo rà’èb: non sono quelli che hanno appetito, ma quelli che sono privi del nutrimento indispensabile, che non hanno il minimo per vivere: la vera traduzione sarebbe “famelico”.
Prospettiva teologica: Le prime due beatitudini ci rimandano all’oracolo di Is 61,1-3. Come per le monarchie dei popoli vicini, in Israele la cura del debole e del povero sono attributo specifico del buon re; ma Dio è il Re unico di Israele: la difesa e la liberazione degli oppressi sono quindi sue caratteristiche irrinunciabili. Nella Bibbia c’è una vera e propria “teologia del grido del povero” che sempre viene ascoltato da Dio (Es 3,7; 22,21-26; Dt 24,14-15; Gc 5,4-5…).
Prospettiva cristologica: Il Nuovo Testamento compie questo annuncio nella Parola definitiva e nell’esempio concreto di Gesù Cristo. L’Evangelo è innanzitutto la “buona novella annunciata ai poveri” (Mt 11,5; Lc 7,22), che sono i destinatari privilegiati del Regno che viene. Per questo Gesù, presentandosi come il Messia atteso nella sinagoga di Cafarnao (Lc 4,18-19), applica a sè le parole del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore… mi ha inviato a portare ai poveri un lieto messaggio” (Is 61,1-2; cfr Lc 7,22). “Saranno consolati”, “saranno saziati”, “erediteranno la terra”, “otterranno misericordia”, “vedranno Dio”: è vero, si parla di ricompensa escatologica. Ma la prima beatitudine precisa ai poveri che di essi “è” il regno di Dio: in Gesù ormai “il Regno di Dio è vicino”, “è giunto a voi il regno di Dio” (Mt 12,28; Lc 11,20).
LE CONDIZIONI PER ENTRARE NEL REGNO DI DIO
Dalla prospettiva teologica-antropologica si passò presto, nella prima Chiesa, a quella antropologica. L’attenzione si trasferì dal comportamento di Dio nell’instaurare il Regno a quello dell’uomo per potervi accedere.
Dalla parte dei poveri: Le Beatitudini sono un invito a stare sempre dalla parte dei poveri, degli ultimi, degli emarginati, degli oppressi, concretamente. Esse smascherano le nostre ipocrisie, che spesso mitigano la durezza delle parole di Gesù intendendole in senso spirituale (Lc 14,13-14; 16,9).
Vivere secondo le Beatitudini:
Essere poveri di spirito: la povertà di spirito è la sintesi di tutte le virtù cristiane, è la condizione previa per possederle.
Essere miti: i miti (praeis) sono i mansueti, i sottomessi, i disponibili, coloro che non pretendono di avere ragione, sereni, ottimisti.
Essere affamati ed assetati di giustizia: la giustizia in senso biblico è la capacità di relazione con Dio e con i fratelli (Mt 5,10.20; 6,1.13).
Essere misericordiosi: il primo dei termini ebraici che designa la misericordia è rehamin, che propriamente esprime le viscere, la sede delle emozioni, il nostro “cuore” (Sl 103,13; Ger 31,20; Is 63,15-16…).
Essere puri di cuore: significa avere un cuore nuovo, di carne e non di pietra (Ez 36,26-28), non sclerotico. Significa essere onesti, trasparenti, leali, senza finzioni (Gv 1,47).
Essere operatori di pace (eirenopoiòi: “facitori di pace”, non “pacifici”): il termine ebraico shalòm non corrisponde alla semplice assenza di guerra del greco eirène o alla sicurezza basata su patti bilaterali del latino pax: shalòm deriva dalla radice slm, che significa essenzialmente “completamento”, “pienezza”.
Essere perseguitati: i cristiani saranno perseguitati per causa di Cristo (Mt 5,11; 10,24; Gv 15,20-21), come furono prima perseguitati i profeti (Mt 5,12; At 7,52).
L’imitazione di Cristo: Le Beatitudini “sono una specie di autoritratto di Cristo, sono un invito alla sua sequela e alla comunione con lui” (Veritatis splendor, n. 16). Gesù è il modello delle Beatitudini. Gesù è il povero (Lc 2,11-12; cfr Mt 8,20), l’afflitto (Mc 1,41; 6,34; 8,2; Lc 22,44; Mt 26-27). Gesù muore solo, sperimentando l’abbandono da parte degli uomini e anche da parte di Dio (Mt 27,46), il mite (Mt 11,29; Is 53,7, il giusto, la misericordia del Padre (Fil 2,5-11), il puro di cuore, la Pace (Ef 2,14-17; Gv 14,27; 16,33; Col 3,15; Fil 4,7), il perseguitato (Mc 3,21; Lc 4,28-29; Gv 6,66…).
Il premio: Il premio (misthos: Mt 5,12) è certamente l’amicizia con Dio, la beatitudine del suo amore nell’escatologia. Ma “già al presente cento volte” (Mc 10,30), la “gioia piena” (Gv 16,24).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
Vangelo di domenica 24 novembre: Giovanni 18, 33b-37
Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di domenica 20 ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di domenica 13 ottobre: Marco 10, 17-30
Vangelo di domenica 06 ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di domenica 29 settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di domenica 22 settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di domenica 15 settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di domenica 08 settembre: Marco 7, 31-35
Vangelo di domenica 01 settembre: Marco 7, 1-8. 14-15. 21-23
Vangelo di domenica 25 agosto: Giovanni 6, 60-69
Vangelo di Giovedì 15 agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di domenica 18 agosto: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 11 agosto: Giovanni 6, 41-51
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Vangelo di Domenica 28 luglio: Giovanni 6, 1-15
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Vangelo di Domenica 30 Ottobre: Luca 19, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Ottobre: Luca 18, 9-14
Vangelo di Domenica 16 Ottobre: Luca 18, 1-8
Vangelo di Domenica 9 Ottobre: Luca 17, 11-19
Vangelo di Domenica 2 Ottobre: Luca 17, 5-10
Vangelo di Domenica 25 Settembre: Luca 16, 19-31
Vangelo di Domenica 18 Settembre: Luca 16, 1-13
Vangelo di Domenica 11 Settembre: Luca 15, 1-32
Vangelo di Domenica 4 Settembre: Luca 14, 25-33
Vangelo di Domenica 28 Agosto: Luca 14, 1.7-14
Vangelo di Domenica 21 Agosto: Luca 13, 22-30
Vangelo di Lunedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 14 Agosto: Luca 12, 49-53
Vangelo di Domenica 7 Agosto: Luca 12, 32-48
Vangelo di Domenica 31 Luglio: Luca 12, 13-21
Vangelo di Domenica 24 Luglio: Luca 11, 1-13
Vangelo di Domenica 17 Luglio: Luca 10, 38-42
Vangelo di Domenica 10 Luglio: Luca 10, 25-37
Vangelo di Domenica 3 Luglio: Luca 10, 1-20
Vangelo di Domenica 26 Giugno: Luca 9, 51-62
Vangelo di Domenica 19 Giugno: Luca 9, 10-17
Vangelo di Domenica 12 Giugno: Giovanni 16, 12-15
Vangelo di Domenica 5 Giugno: Giovanni 14, 15-16. 23-26
Vangelo di Domenica 29 Maggio: Luca 24, 46-53
Vangelo di Domenica 22 Maggio : Giovanni 14, 23-29
Vangelo di Domenica 15 Maggio: Giovanni 13, 31-35
Vangelo di Domenica 8 Maggio: Giovanni 10, 27-30
Vangelo di Domenica 1 Maggio: Giovanni 21, 1-23
Vangelo di Domenica 24 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Domenica 17 Aprile: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 10 Aprile: Luca 22, 14-23, 56
Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre