Madagascar | La Chiesa Malgascia: dall’incontro all’ascolto e al cammino

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Dall’incontro a Roma al primo Forum nella diocesi di Ambatondrazaka: il cammino per promuovere le Opere di Misericordia come cuore della vita cristiana
«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,27-28).
Incontro ed ascolto: questi sono i due termini che possono pienamente riassumere l’incipit del provvidenziale e proficuo rapporto che si è andato consolidando tra Luigi Spadoni, Fondatore del Movimento spazio + spadoni e il vescovo della diocesi malgascia di Ambatondrazaka, Monsignor Orthasie Marcellin Herivonjilalaina, nell’intento comune di “aprire un varco”, per promuovere e vivere in quel contesto di fede, le Opere di Misericordia.
Dopo pochi mesi dall’incontro, avvenuto a Roma, si è realizzato proprio in questi giorni, 22-23 gennaio 2026, il primo Forum per approfondire e divulgare il messaggio evangelico circa le Opere di Misericordia, come testimoniano le parole del prelato nel discorso di apertura dell’evento.
La Comunità ecclesiale della Diocesi di Ambatondrazaka, sulle orme del proprio Vescovo e dei religiosi coinvolti, si è messa umilmente in ascolto, per continuare a camminare nella condivisione dello Spirito di Misericordia.
L’ascolto, infatti, fin dalla più antica tradizione biblica, costituisce lo strumento privilegiato per entrare in relazione con Dio: “Ascolta, Israele. Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima con tutte le tue forze” (Dt 6,4-6). Dall’ascolto discende la fede, dalla fede la conoscenza, dalla conoscenza la carità, l’amore: questo è il cammino del cristiano.
Ma l’ascolto non può essere disgiunto dal silenzio: sacerdoti, religiosi e religiose, uomini e donne impegnati nelle diverse realtà ecclesiali si sono riuniti nella Cattedrale, si sono posti, con rigore e compostezza, in silenzio, all’ascolto delle parole dei relatori, nella consapevolezza che solo il silenzio rende possibile l’ascolto sia della parola pronunciata, sia di colui che parla, che si fa testimone della Parola.
Il silenzio contribuisce a costruire in ciascuno quegli habitus che risulteranno indispensabili per fare spazio all’alterità, per disporre l’animo all’ascolto intelligente, al parlare misurato, al discernimento di ciò che provoca dolore nel cuore dell’altro e che è celato nel silenzio da cui nascono le sue parole. Il silenzio, allora, quel silenzio, susciterà la carità, l’amore del fratello e la misericordia inonderà il cuore del misericordioso (chi fa un opera di misericordia), del misericordiando (chi è in attesa di un opera di misericordia) e del misericordiato (chi ha ricevuto un opera di misericordia).
Nel silenzio della Cattedrale di Ambatondrazaka, come traspare dalle foto e dai video inviateci, che ci hanno consentito di vivere in comunione le varie fasi dello straordinario evento, tutti i partecipanti hanno indossato il foulard, segno tangibile e simbolo dell’appartenenza alla grande famiglia di spazio + spadoni e del desiderio di operare, nella realtà concreta, attraverso un cammino condiviso verso il comune obiettivo di promuovere quella riEvoluzione delle opere di misericordie che, come hanno ricordato più volte Papa Francesco e Papa Leone, hanno in sé la forza di contagiare e far germogliare una nuova umanità.
“Segno di appartenenza e di impegno. Appartenenza alla grande famiglia di spazio + spadoni che nel mondo sta realizzando importantissime opere missionarie e impegno a promuovere fattivamente quella riEvoluzione delle opere di misericordie che, come ha ricordato recentemente Papa Francesco, in occasione del Giubileo del volontariato, fanno germogliare una nuova umanità”.
L’approccio alle Opere di Misericordia consente al cristiano di continuare il proprio cammino, alla luce di uno sguardo amorevole e nello stesso tempo rinnovato, in armonia con l’espressione: “Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (Os 6,6)” (Mt 9,13).
Il cristiano che ha esercitato il proprio cuore all’ascolto delle esplicite parole di Gesù circa le Opere di Misericordia non può che commisurarsi sull’esempio del Maestro, il quale, come testimoniano i Vangeli, si lascia ferire dalla sofferenza degli altri, si fa prossimo al malato, al povero, al debole, allo scartato dalla comunità locale, anche quando le precauzioni e le convenzioni religiose suggerirebbero di porre una distanza tra sé e lui.
Gesù non guarisce senza condividere: in tal modo mostra che ciò che contamina non è il contatto con chi è ritenuto impuro, ma il rifiuto della misericordia, della prossimità al malato; insegna e svela che la comunione con Dio passa attraverso la misericordia e la compromissione con il sofferente. Gesù ha narrato il “Dio misericordioso e compassionevole” (Es 34,6; Sal 86,15; Sal 103,8) attraverso il buon samaritano, (figura di Gesù), che si fa prossimo all’uomo lasciato mezzo morto dai briganti sul ciglio della strada (cf. Lc 10,33) ed il padre misericordioso, che non si è mai stancato di scrutare l’orizzonte e non appena scorge il figlio in lontananza, lo riconosce e gli corre incontro (cf. Lc 15,20).
La comunità ecclesiale malgascia ha accolto l’invito, si è predisposta all’atto vigile e rigenerante dell’ascolto ed ha condiviso con umiltà una visione pastorale profetica che si concretizza nel ritorno alle radici evangeliche e nel rinnovamento delle forme, in costante e condiviso dialogo con le altre realtà ecclesiali e progettuali.
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- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Dall’incontro a Roma al primo Forum nella diocesi di Ambatondrazaka: il cammino per promuovere le Opere di Misericordia come cuore della vita cristiana
«Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,27-28).
Incontro ed ascolto: questi sono i due termini che possono pienamente riassumere l’incipit del provvidenziale e proficuo rapporto che si è andato consolidando tra Luigi Spadoni, Fondatore del Movimento spazio + spadoni e il vescovo della diocesi malgascia di Ambatondrazaka, Monsignor Orthasie Marcellin Herivonjilalaina, nell’intento comune di “aprire un varco”, per promuovere e vivere in quel contesto di fede, le Opere di Misericordia.
Dopo pochi mesi dall’incontro, avvenuto a Roma, si è realizzato proprio in questi giorni, 22-23 gennaio 2026, il primo Forum per approfondire e divulgare il messaggio evangelico circa le Opere di Misericordia, come testimoniano le parole del prelato nel discorso di apertura dell’evento.
La Comunità ecclesiale della Diocesi di Ambatondrazaka, sulle orme del proprio Vescovo e dei religiosi coinvolti, si è messa umilmente in ascolto, per continuare a camminare nella condivisione dello Spirito di Misericordia.
L’ascolto, infatti, fin dalla più antica tradizione biblica, costituisce lo strumento privilegiato per entrare in relazione con Dio: “Ascolta, Israele. Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno. Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima con tutte le tue forze” (Dt 6,4-6). Dall’ascolto discende la fede, dalla fede la conoscenza, dalla conoscenza la carità, l’amore: questo è il cammino del cristiano.
Ma l’ascolto non può essere disgiunto dal silenzio: sacerdoti, religiosi e religiose, uomini e donne impegnati nelle diverse realtà ecclesiali si sono riuniti nella Cattedrale, si sono posti, con rigore e compostezza, in silenzio, all’ascolto delle parole dei relatori, nella consapevolezza che solo il silenzio rende possibile l’ascolto sia della parola pronunciata, sia di colui che parla, che si fa testimone della Parola.
Il silenzio contribuisce a costruire in ciascuno quegli habitus che risulteranno indispensabili per fare spazio all’alterità, per disporre l’animo all’ascolto intelligente, al parlare misurato, al discernimento di ciò che provoca dolore nel cuore dell’altro e che è celato nel silenzio da cui nascono le sue parole. Il silenzio, allora, quel silenzio, susciterà la carità, l’amore del fratello e la misericordia inonderà il cuore del misericordioso (chi fa un opera di misericordia), del misericordiando (chi è in attesa di un opera di misericordia) e del misericordiato (chi ha ricevuto un opera di misericordia).
Nel silenzio della Cattedrale di Ambatondrazaka, come traspare dalle foto e dai video inviateci, che ci hanno consentito di vivere in comunione le varie fasi dello straordinario evento, tutti i partecipanti hanno indossato il foulard, segno tangibile e simbolo dell’appartenenza alla grande famiglia di spazio + spadoni e del desiderio di operare, nella realtà concreta, attraverso un cammino condiviso verso il comune obiettivo di promuovere quella riEvoluzione delle opere di misericordie che, come hanno ricordato più volte Papa Francesco e Papa Leone, hanno in sé la forza di contagiare e far germogliare una nuova umanità.
“Segno di appartenenza e di impegno. Appartenenza alla grande famiglia di spazio + spadoni che nel mondo sta realizzando importantissime opere missionarie e impegno a promuovere fattivamente quella riEvoluzione delle opere di misericordie che, come ha ricordato recentemente Papa Francesco, in occasione del Giubileo del volontariato, fanno germogliare una nuova umanità”.
L’approccio alle Opere di Misericordia consente al cristiano di continuare il proprio cammino, alla luce di uno sguardo amorevole e nello stesso tempo rinnovato, in armonia con l’espressione: “Andate a imparare che cosa vuol dire: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’ (Os 6,6)” (Mt 9,13).
Il cristiano che ha esercitato il proprio cuore all’ascolto delle esplicite parole di Gesù circa le Opere di Misericordia non può che commisurarsi sull’esempio del Maestro, il quale, come testimoniano i Vangeli, si lascia ferire dalla sofferenza degli altri, si fa prossimo al malato, al povero, al debole, allo scartato dalla comunità locale, anche quando le precauzioni e le convenzioni religiose suggerirebbero di porre una distanza tra sé e lui.
Gesù non guarisce senza condividere: in tal modo mostra che ciò che contamina non è il contatto con chi è ritenuto impuro, ma il rifiuto della misericordia, della prossimità al malato; insegna e svela che la comunione con Dio passa attraverso la misericordia e la compromissione con il sofferente. Gesù ha narrato il “Dio misericordioso e compassionevole” (Es 34,6; Sal 86,15; Sal 103,8) attraverso il buon samaritano, (figura di Gesù), che si fa prossimo all’uomo lasciato mezzo morto dai briganti sul ciglio della strada (cf. Lc 10,33) ed il padre misericordioso, che non si è mai stancato di scrutare l’orizzonte e non appena scorge il figlio in lontananza, lo riconosce e gli corre incontro (cf. Lc 15,20).
La comunità ecclesiale malgascia ha accolto l’invito, si è predisposta all’atto vigile e rigenerante dell’ascolto ed ha condiviso con umiltà una visione pastorale profetica che si concretizza nel ritorno alle radici evangeliche e nel rinnovamento delle forme, in costante e condiviso dialogo con le altre realtà ecclesiali e progettuali.
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