I Santi, colmati dall’Amore di Dio
La Festa odierna è un invito alla riflessione sulla comune chiamata alla santità (“qadoshà”), concetto ebraico che significa l’essere separati, messi da parte per Dio. Ma togliamoci subito dalla testa che la santità sia il premio degli sforzi umani, di un’obbedienza volontaristica a precetti e norme, di legalistica adesione a stili di vita eroici. La santità è dono di Dio: la santità è riempirsi di Dio, è essere invasi da lui. È lasciarsi colmare dal suo amore, per traboccarne gioiosamente ai fratelli. “La Chiesa è santa, in quanto Dio santissimo è il suo autore, Cristo ha dato se stesso per lei, per santificarla e renderla santificante; lo Spirito santo la vivifica con la carità… La santità è la vocazione di ogni suo membro e il fine di ogni sua attività… La santità della Chiesa è la sorgente della santificazione dei suoi figli, i quali, qui sulla terra, si riconoscono tutti peccatori, sempre bisognosi di conversione e di purificazione” (Catechismo della Chiesa Cattolica – Compendio, n. 165).
Benedetto XVI, nella Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, ha affermato che quelli che noi chiamiamo “santi” altri non sono che uomini e donne che si sono lasciati “raggiungere dalla luce di Cristo”, che quindi “ci indicano la strada per diventare felici”, operando così “la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo”: “È la grande schiera dei santi – noti o sconosciuti – mediante i quali il Signore, lungo la storia, ha aperto davanti a noi il Vangelo e ne ha sfogliato le pagine; questo, egli sta facendo tuttora. Nelle loro vite, come in un grande libro illustrato, si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora. Il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II ha beatificato e canonizzato una grande schiera di persone di epoche lontane e vicine… I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare… Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo… La rivoluzione vera consiste unicamente nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l’amore?”.
Il Vangelo odierno (Mt 5,1-12) sottolinea questa dinamica: è Dio che ci riempie con il suo amore, introducendoci così nella gioia del suo Regno: sono definiti da Gesù “beati”, cioè colmati dall’amore divino (“makàrios” deriva da “makàr”, antico termine indicante la felicità divina), ipoveri, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per causa della giustizia. Per essere santi, cioè ripieni dell’amore di Dio, bisogna quindi schierarsi dalla parte dei prediletti del Signore: gli ultimi, gli emarginati, gli oppressi. Sono infatti costoro che Dio “mette da parte per sé”: quelli che, privi di ogni ricchezza e potere sulla terra, hanno affidato la loro “salvezza al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello” (prima Lettura: Ap 7,10). A loro Dio promette il suo Regno e ogni felicità. Santità non è quindi solo un atteggiamento interiore, ma una precisa scelta di campo: la scelta dei poveri, cui Cristo affida il compito di ammetterci in Paradiso: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne” (Lc 16,9).

Italia
Tutti i Santi – Letture: Ap 7,2-4.9-14; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
26 Ottobre 2026