Assisi e la profezia della pace

26 Ottobre 2026

Redazione
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Basilica di San Francesco ad Assisi
Assisi, luogo simbolo di fraternità e riconciliazione, fa da cornice all’incontro dedicato alla pace e al dialogo tra popoli e culture

A quarant’anni dallo storico incontro convocato nel 1986 da Giovanni Paolo II, il 25 ottobre la città di San Francesco è tornata a essere il crocevia mondiale del dialogo interreligioso. L’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, intitolato «Pace disarmata e disarmante», ha radunato ad Assisi esponenti di fedi differenti, istituzioni e società civile in un momento storico segnato dal drammatico ritorno dei conflitti su scala globale.

La convinzione comune è netta: la guerra non può e non deve avere l’ultima parola.

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Disarmare i cuori per sconfiggere la violenza

Nel corso dell’assemblea inaugurale, il richiamo alla responsabilità condivisa è risuonato con forza attraverso le parole del cardinale Matteo Maria Zuppi.

Il porporato ha ricordato che le tradizioni spirituali possiedono il compito fondamentale di disarmare i cuori e spianare la strada a percorsi concreti di incontro, indicando ai popoli e ai loro governanti che una via alternativa alle armi esiste sempre.

Questa prospettiva è stata confermata anche dal messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il quale di fronte alle ferite dell’ingiustizia e della violenza «l’inerzia è ingiustificabile».

La costruzione della convivenza pacifica, infatti, non appartiene solo alle diplomazie ufficiali, ma interpella la coscienza di ciascuno: nessuno può considerarsi esonerato dal compiere la propria parte.

Una speranza concreta contro la rassegnazione

Come sottolineato dal fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, oggi la pace rischia di apparire marginale rispetto alla tragica normalizzazione degli scontri armati. Eppure, essere disarmati non coincide con la rassegnazione. Il confronto autentico possiede l’autorità morale di disarmare i linguaggi d’odio, mentre la preghiera e la vicinanza umana aprono spiragli dove sembra prevalere solo la distruzione.

La convergenza tra rappresentanti cristiani, ebrei, musulmani e buddisti dimostra che la solidarietà universale è un cammino vivo, capace di tradursi in azioni quotidiane. Da Assisi si è levato anche il grido di dolore per le popolazioni dimenticate, come quella del Sudan, colpita da una delle crisi umanitarie più gravi del nostro tempo. L’impegno per la riconciliazione esige occhi aperti sulle sofferenze del mondo e cuori disposti all’ascolto, affinché la fratellanza prevalga sulla desolazione delle armi.

Foto di Adelio su Unsplash

Fonte: Vatican News

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