Nutrire la propria interiorità è l’atto d’amore più rivoluzionario che possiamo compiere verso noi stessi.
In un mondo che ci spinge costantemente verso l’esterno, verso la prestazione, l’apparenza e la fretta, fermarsi per coltivare il nostro mondo interiore significa scegliere di non perdersi.
L’interiorità infatti è come «un giardino segreto»: se ce ne dimentichiamo, le erbacce dei rumori e del chiasso, dell’ansia e delle nostre aspettative prendono il sopravvento; se invece ce ne prendiamo cura ogni giorno, diventa un rifugio di pace e di ristoro.
Come nutrire ogni giorno questo spazio dell’anima
Ecco, la nostra interiorità si nutre:
- di silenzio, ossia di uno spazio benedetto nel quale finalmente riusciamo ad ascoltare la nostra voce più autentica;
- di bellezza, con un paesaggio che sembra togliere il fiato, o con una musica che vibra nel nostro petto o anche con una lettura che illumina i nostri pensieri; ma soprattutto con una preghiera recitata col cuore;
- e si nutre ancora di gratitudine, imparando ad apprezzare la grazia e l’emozione dei piccoli gesti e dei momenti di apparente semplicità.
Ritornare al mondo con occhi nuovi
Attenzione, però! Nutrire la nostra interiorità non significa isolarsi dal mondo; significa invece ritornare al mondo con occhi nuovi, perché quando la nostra anima è sazia di senso, le nostre azioni diventano più luminose, le nostre parole più dolci e la nostra presenza più salda di fronte alle tempeste della vita.
Sì, nutrire la propria interiorità è un vero cammino quotidiano fatto di pazienza e delicatezza, così che basta un piccolo respiro pieno d’amore e, chissà, una piccola pausa di riflessione, per ricordarci che la vera ricchezza non è ciò che accumuliamo fuori di noi, ma ciò che custodiamo dentro di noi.
Per questo non esiste nutrimento più bello e più sostanzioso del vivere ogni momento nell’amore e per amore!
Foto di Rita Usai

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