Europa, Ucraina | La stanchezza di un popolo che non si arrende

19 Luglio 2026

La gente in Ucraina desidera la pace

Da Leopoli l’arcivescovo Mokrzycki racconta il peso di una guerra che continua. La Chiesa resta accanto alla popolazione, mentre la sua missione rilancia l’impegno per una pace giusta

Una stanchezza che attraversa ogni famiglia

«La gente è stanca». Sono parole semplici, ma dentro contengono il peso di anni di guerra, di lutti, di paure e di attese che sembrano non finire mai. A pronunciarle è monsignor Mieczysław Mokrzycki, arcivescovo di Leopoli, incontrato durante la missione in Ucraina dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, inviato speciale di Papa Leone XIV.

La stanchezza non riguarda soltanto chi combatte. La guerra è entrata nelle case, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità.

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«Ognuno è toccato dalla guerra», racconta l’arcivescovo: ci sono familiari al fronte, vicini e colleghi coinvolti, e continuano ad arrivare notizie di morti e distruzioni. Una sofferenza quotidiana che rischia di diventare invisibile agli occhi di chi, lontano, si abitua alle notizie del conflitto.

La Chiesa non si allontana

In questo scenario, la presenza della Chiesa assume un significato profondamente concreto. Non è soltanto una presenza spirituale, ma una vicinanza fatta di ascolto, preghiera, accompagnamento e solidarietà. La Chiesa rimane accanto alle persone quando la guerra sembra non lasciare spazio alla speranza.

La missione di Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, si svolge nel contesto del 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina.

Un anniversario che diventa anche memoria di una Chiesa capace di rinascere dopo le persecuzioni e di continuare oggi la propria missione dentro una nuova e drammatica prova.

La pace non è una parola astratta

Da Leopoli Gallagher ha ribadito che la Santa Sede e Papa Leone XIV non hanno dimenticato la sofferenza del popolo ucraino. L’obiettivo non può essere soltanto la fine delle armi, ma la costruzione delle condizioni per una pace giusta, capace di restituire futuro e dignità a una popolazione provata.

Eppure, nelle parole di Mokrzycki, emerge una consapevolezza ancora più radicale: «Solo Dio può fermare questa guerra».

Non è una fuga dalla responsabilità degli uomini e della politica. È piuttosto il riconoscimento che, quando la stanchezza sembra consumare ogni speranza, la fede può diventare l’ultimo spazio in cui custodire il futuro.

La missione della Chiesa in Ucraina è allora anche questa: impedire che la sofferenza venga dimenticata. Restare. Pregare. Servire. E continuare a credere che la pace, anche quando appare lontana, può ancora diventare una strada percorribile

Foto di Yurii Khomitskyi su Unsplash

Fonte: Vatican News

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