Giornata dei nonni e degli anziani: la fragilità feconda

25 Luglio 2026

Luciano Tosco
Festa dei nonni 2026
L'importanza della Festa dei Nonni e degli Anziani, istituita da papa Francesco nel 2021

Una riflessione sulla VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani: quando la fragilità nella vecchiaia diventa risorsa feconda e testimonianza

Tema e messaggio di indizione

Per la VI Giornata dei Nonni e degli Anziani, Papa Leone ha scelto come tema la Profezia di Isaia 49,15: “Io invece non ti dimenticherò mai”. Consolazione per la misericordiosa sollecitudine di Dio verso la nostra fragilità, ma anche invito a partecipare al disegno divino di prossimità con l’uomo che nel mondo si promuove contrastando le solitudini e favorendo le relazioni tra generazioni.

Il filo conduttore di tutte queste celebrazioni, è quello della “fragilità” nella vecchiaia, connesso, insieme alla perdita dell’autonomia, a quello della restituzione e solidarietà, “In verità io ti dico: quando eri giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21,18). Ma nel contempo di una debolezza in grado comunque di “dare ancora frutti.

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Come sottolinea con forza il Santo Padre nel messaggio di questa Giornata, la “fragilità feconda” richiama anziani e nonni a riflettere sulla vocazione, cui sono chiamati.

Nell’età anziana la fragilità sembra prendere il sopravvento, Ma proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina e testimonia la condizione esistenziale delle creature, in tutte le età della vita. Infatti, quando è accettata, la fragilità “apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui in grado di garantire la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera” (Francesco, 13 aprile 2023).

Vocazione Nonni e anziani. Aspetti di complessità

Certo della mia “fragilità” da varie patologie, mi interrogo invece sui ciò cui sono vocato. Come Nonno vorrei cercare di essere un ponte di trasmissione di saggezza, memoria, tradizioni e, soprattutto, fede (Papa Francesco).

Compito arduo per i cambiamenti sociali, culturali, valoriali che dilatano la distância tra le generazioni. Ancor più difficile per la fede nel mondo secolarizzato. Se almeno 2/3 di italiani over 65 si dichiara cattolico, la spiritualità e la pratica religiosa degli stessi si caratterizza sempre più con tratti individualistico/personali, rispetto a quelli di autenticità e appartenenza ad una comunità di Credenti.

Riflessione sull’esercizio della Vocazione

Come trasmettere la fede

Per quanto riguarda il come, se le influenze dell’ambiente esterno, compresa la tecnologia con i social e l’intelligenza artificiale, dilatano le distanze tra generazioni, la trasmissione non può che avvenire (pena l’irrilevanza) attraverso una comunicazione reciproca. Questa è fondamentale perché la tradizione sia viva.

Per esempio, le Sacre Scritture devono essere non solo spiegate nel loro significato storico-letterale (esegesi), ma anche reinterpretate nei segni dei tempi (ermeneutica) e secondo le “corde” (età e sensibilità) dell’interlocutore.

La trasmissione della fede ai nipoti deve avvenire “in dialetto” (Papa Francesco), cioè con semplicità, in ordinarie relazioni e attività quotidiane intrise di affetto e aperte all’ascolto; mostrata con l’esempio e non solo dichiarata con le parole.

Cosa trasmettere

Relativamente a che cosa trasmettere ai nipoti penso che se vogliamo oggi annunciare come cristiani la Parola di Dio, il Verbo, nelle “corde” del nostro tempo, e già a partire dai bambini, dobbiamo mettere davvero al centro Gesù vivo e incarnato per amore e non per legge, dogmi, riti e norme formali. Dobbiamo rendere visibile la nostra creaturalità trascendente, affratellata a Gesù, se pur infinitamente più indegna, fragile e limitata. I nipoti capiranno, Gesù è pienamente nelle “corde” del loro cuore.

Dimensione comunitaria

Ma la trasmissione della fede, in una dimensione autenticamente cristiana, non può ridursi a semplice esperienza relazionale duale nonni-nipoti, bensì collocarsi in un contesto di condivisione comunitaria. Dovrebbe avvenire nelle pratiche liturgiche e azioni pastorali in chiave il più possibile intergenerazionale (nonni, genitori, nipoti/figli), ma anche coinvolgere gli anziani come “nonni sociali” di altri nipoti non per discendenza, ma per scelta di vicinanza e solidarietà (zii, vicini di casa, catechisti, volontari in associazioni).

Questa giornata dovrebbe quindi essere riflessione comunitaria sulla coscienza e accettazione della fragilità come condizione per aprirsi alla fecondità dell’essere nonni e anziani. Fecondità da perseguire tutti i giorni dell’anno, senza dimenticare che le fede non è mai acquisita, ma sempre ricercata e conquistata.

“Ciò che è importante nella vita è cercare Dio. Si, perché il vero problema della fede non è credere o non credere in Dio, ma cercarlo!” (Papa Leone).

La distinzione non è tanto tra credenti e non credenti, ma tra cercatori e non cercatori di Dio.

La Fragilità Feconda

Nel “Secondo Canto” (Si 49) il “Servo del Signore” (Gesù per la tradizione cristiana) rivela la sua missione nell’ essere “luce delle nazioni” per portare la salvezza. A Israele sofferente: “”Il Signore mi ha abbandonato, il mio Dio mi ha dimenticato”, Dio risponde: “io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15), profezia di speranza nella presenza misericordiosa di Dio attraverso Gesù, riscontro alla “Fragilità” della condizione anziana che è il filo conduttore delle Giornate precedenti.

Fragilità sì, ma feconda “nella vecchiaia daranno ancora frutti” (S. 92,15) e “quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,7-10) La debolezza è risorsa se si riconoscono e accettano i propri limiti. La vera forza è riconoscere di non farcela da soli, ma di doversi affidare all’aiuto di una trascendenza di cui si è, se pur piccola, parte.

Gesù al centro

Dobbiamo trasmettere ai nipoti la fede nel Gesù dei Vangeli che “…si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo…Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che é nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18).

Gesù è attualissimo perché di una “umanità trascendente”: “Ascolta Israele! Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questo» (Mc 12,29-31). Attualissimo, perché ci pone in contatto con quelli che Papa Francesco chiama con affetto, gli “scartati”, guarendoli nel corpo e nello spirito. I poveri (“I poveri li avete sempre con voi” in Mc 14,7), i disabili (come il paralitico in Lc 5, 17-26), i devianti/peccatori (come l’adultera in Gv 8,1-11), gli emarginati (come la Samaritana in 4, 5-42). Attualissimo per la presenza, anche oggi, di tante persone di carità e amore (come nelle parabole del “Buon Samaritano” in Lc 10, 25-37 e del “Padre Misericordioso” in Lc 15, 11-32).

Condivide la nostra condizione nella umanissima disperazione: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato “(Mt 27,46; Mc 15,34). E prima, nella solitudine del Getsemani: “Padre se vuoi allontana da me questo calice!” un desiderio assolutamente comprensibile, pur nel riconoscimento che il proprio io è parte di un disegno trascendente: “Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42)”.

Ma soprattutto Gesù risorto rimane accanto a noi su questa terra: “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 16-20). E ci offre la possibilità di partecipare alla salvezza dopo la morte; “In verità ti dico: Oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23, 42-43).

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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