Il nostro corrispondente dalla Terra Santa, don Vito, ci scrive da Betlemme, dove è tornato dopo 50 anni
Giorni fa, sono entrato nella grotta della Natività. L’ingresso consueto era chiuso per restauro e lo sarà ancora fino ad agosto. Sono sceso nelle grotte di San Girolamo e dei Santi Innocenti, comunicanti con quella della nascita di Gesù attraverso una porticina che si apre solo per la processione dei Francescani. Sono rimasto a lungo da solo, in silenzio, finché mi si è aperto il passaggio che conduce direttamente alla grotta della Natività. Ero solo e sono entrato: non ho visto i soliti drappi e ornamenti, e neppure pellegrini che baciavano la stella o inginocchiati davanti alla mangiatoia; c’erano solo pareti spoglie
anche delle icone e dei drappi di protezione e un’impalcatura, su cui lavoravano tecnici restauratori italiani.
Ho chiesto a uno di loro: “Tu credi che qui Dio si sia fatto uomo nascendo da Maria?”. E’ rimasto sorpreso, in silenzio, davanti a quella domanda inaspettata e indiscreta. Trovarsi a lungo in quel luogo pone una sfida alla nostra fede: è una fede che non si basa su risposte teoriche, né si accontenta di idee e concetti teologici. Non ci troviamo nel mondo delle favole, ma in un luogo geografico preciso e in un tempo storico concreto.
La fede cristiana non si rifà a idee o miti: qui si parla di storia e geografia, perché Dio ha voluto irrompere in questo mondo segnato dalla paura della morte e dalla solitudine assumendo un corpo debole e mortale. Ma se Dio stesso ci ha amati fino a condividere la nostra esistenza, allora non possiamo più vivere ripiegati su noi stessi. La verità di questo amore ci rende consapevoli che la via della vita è apertura e dono: siamo chiamati a condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo, perché la nostra pienezza si compie solo nell’accoglienza e nella generosità.
Le opere caritative possono scaturire dall’istinto di bontà presente in ogni uomo, e il cristiano le fa perché in quei poveri vede non un estraneo ma Gesù stesso. Pensavo però che non c’è bisogno che Dio si faccia uomo semplicemente per ispirare opere di misericordia.
Qual è dunque la missione di Gesù? Perché è nato in questa grotta?
Molti pensano che Gesù nella sua vita si sia limitato a ispirare opere di misericordia; in realtà, Egli è venuto per dischiudere i cieli vincendo la morte e il peccato.
È doveroso donare il pane ai poveri e Gesù stesso ha sperimentato il bisogno di riceverlo dalle mani di Giuseppe e Maria. Ma il pane materiale basterebbe per tutti se solo rinnegassimo guerre e rivalità. Il pane più prezioso che possiamo offrire agli uomini di ogni tempo e di ogni razza è Gesù stesso, nato da Maria nella grotta di Betlemme. Lui stesso è il vero pane disceso dal cielo, di cui hanno bisogno poveri e ricchi, ebrei e gentili: il pane che sazia la nostra fame di vita e di eternità.
In quella grotta in restauro, quella mattina, ho percepito con chiarezza quanto gli uomini siano dominati dalla paura della morte e quindi dall’egoismo che chiude, dall’insaziabile sete di guadagno, dall’avarizia che incatena. Questo male lo portiamo ovunque, e si rivela persino nei nostri gesti quotidiani: nel viso altezzoso e arrogante, nella tracotanza con cui camminiamo, nella freddezza con cui ci barrichiamo dietro i nostri interessi. Per questo ci è difficile convivere con altri, a casa e al lavoro, in politica e nel matrimonio.
Il peccato è una forza che ci accompagna e ci deforma. Eppure, proprio in quella grotta, segnata dalla fragilità e dalla polvere, la luce del Bambino continua a brillare: non per condannarci, ma per liberarci da ciò che ci imprigiona.
Molti fanno di Betlemme una mangiatoia di pane materiale. Ma io, cosa cerco a Betlemme se non quel pane che dà la vita eterna? Ritrovo il Dio che mi ama e comunica la sua vita o cerco solo i suoi doni?
Voglio sistemarmi in questa terra come se vi dovessi vivere per secoli e millenni o mettermi in pellegrinaggio verso la casa del Padre? E che cosa sto offrendo agli altri? Sto dando agli uomini solo un cibo che perisce o quello che dura per sempre? Sto dando dimostrazione di avidità e grettezza o amore?
Non lontano da qui, nel deserto di Giuda, Gesù viene tentato di trasformare le pietre in pane e di avere tutte le ricchezze del mondo: è la stessa tentazione rivolta a noi! Gesù ha risposto al demonio: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
È proprio qui, in questa grotta, che la Parola si è fatta carne: ricevendo la Parola, riceviamo Dio.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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