Calabria | A tre anni dalla strage di Cutro, memoria, misericordia e preghiera per i vivi e per i morti

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28 Febbraio 2026

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Cutro (Reggio Calabria) - Foto di Vatican News

Fare memoria delle le vittime del naufragio e sostenere chi affronta viaggi pericolosi tra accoglienza e preghiera

Sono passati tre anni dal tragico naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione carica di migranti si spezzò contro una secca a pochi metri dalla costa calabrese, causando la morte accertata di 94 persone tra uomini, donne e bambini, con un numero imprecisato di dispersi. Quel dramma resta una ferita aperta nella coscienza della comunità, italiana ed europea, per l’immenso carico di vite spezzate nella ricerca di pace, futuro e speranza.

Nel terzo anniversario della strage, la memoria diventa responsabilità: non solo ricordare le vittime, ma trasformare il ricordo in impegno concreto per la giustizia, la solidarietà e il rispetto della dignità umana, sempre. La tragedia di Cutro, oltre a evocare il dolore profondo delle famiglie e dei sopravvissuti, richiama la necessità di un’azione che metta al centro la protezione delle vite in mare e dei diritti fondamentali dei migranti.

Nel solco dell’opera di misericordia di «alloggiare i pellegrini», la comunità locale e numerose associazioni si sono mobilitate per accogliere non solo fisicamente chi approda sulle nostre coste, ma anche per offrire attenzione, cura e dignità a chi fugge da guerre, povertà e persecuzioni. In questi anni la risposta non si è limitata a gesti episodici: si è cercato di far sentire casa, calore umano e sostegno a chi affronta viaggi drammatici, spesso rischiando la vita nel Mediterraneo. Per molti, l’accoglienza non è solo uno spazio fisico, ma un gesto concreto di umanità che risponde al grido di chi ha perso tutto.

Accanto alla concretezza dell’accoglienza, la preghiera rimane un atto essenziale di compassione e vicinanza. In questi giorni di ricordo si sono moltiplicate veglie, momenti di raccoglimento e preghiere comunitarie per i migranti morti in mare e per le loro famiglie, affinché il dolore trovi ascolto nei cuori e nella società intera. Pregare per i vivi e per i morti non è solo un gesto spirituale: vuol dire riconoscere ogni persona come fratello e sorella, un valore inalienabile che trascende confini e differenze.

Le iniziative di commemorazione – tra candele, peluche lasciati sulla sabbia e nomi letti ad alta voce – vogliono tenere viva la memoria. Esse ricordano che ogni vita umana ha un volto e una storia, e che il Mediterraneo non può essere un cimitero di speranze. La memoria diventa così responsabilità verso i vivi, nelle scelte politiche e sociali che riguardano migrazione, soccorso e percorsi sicuri.

In questo anniversario si rinnova quindi l’impegno a non dimenticare, a offrire rifugio e alloggio a chi cerca salvezza e a pregare con intensità per chi non ce l’ha fatta e per chi continua a rischiare la vita nel mare. Il ricordo di Cutro diventa così un invito a costruire culture di misericordia, giustizia e fraternità, perché la preghiera e le opere di carità possano trasformare un dolore collettivo in responsabilità condivisa per la vita di tutti.

Fonte e immagine

Fare memoria delle le vittime del naufragio e sostenere chi affronta viaggi pericolosi tra accoglienza e preghiera

Sono passati tre anni dal tragico naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione carica di migranti si spezzò contro una secca a pochi metri dalla costa calabrese, causando la morte accertata di 94 persone tra uomini, donne e bambini, con un numero imprecisato di dispersi. Quel dramma resta una ferita aperta nella coscienza della comunità, italiana ed europea, per l’immenso carico di vite spezzate nella ricerca di pace, futuro e speranza.

Nel terzo anniversario della strage, la memoria diventa responsabilità: non solo ricordare le vittime, ma trasformare il ricordo in impegno concreto per la giustizia, la solidarietà e il rispetto della dignità umana, sempre. La tragedia di Cutro, oltre a evocare il dolore profondo delle famiglie e dei sopravvissuti, richiama la necessità di un’azione che metta al centro la protezione delle vite in mare e dei diritti fondamentali dei migranti.

Nel solco dell’opera di misericordia di «alloggiare i pellegrini», la comunità locale e numerose associazioni si sono mobilitate per accogliere non solo fisicamente chi approda sulle nostre coste, ma anche per offrire attenzione, cura e dignità a chi fugge da guerre, povertà e persecuzioni. In questi anni la risposta non si è limitata a gesti episodici: si è cercato di far sentire casa, calore umano e sostegno a chi affronta viaggi drammatici, spesso rischiando la vita nel Mediterraneo. Per molti, l’accoglienza non è solo uno spazio fisico, ma un gesto concreto di umanità che risponde al grido di chi ha perso tutto.

Accanto alla concretezza dell’accoglienza, la preghiera rimane un atto essenziale di compassione e vicinanza. In questi giorni di ricordo si sono moltiplicate veglie, momenti di raccoglimento e preghiere comunitarie per i migranti morti in mare e per le loro famiglie, affinché il dolore trovi ascolto nei cuori e nella società intera. Pregare per i vivi e per i morti non è solo un gesto spirituale: vuol dire riconoscere ogni persona come fratello e sorella, un valore inalienabile che trascende confini e differenze.

Le iniziative di commemorazione – tra candele, peluche lasciati sulla sabbia e nomi letti ad alta voce – vogliono tenere viva la memoria. Esse ricordano che ogni vita umana ha un volto e una storia, e che il Mediterraneo non può essere un cimitero di speranze. La memoria diventa così responsabilità verso i vivi, nelle scelte politiche e sociali che riguardano migrazione, soccorso e percorsi sicuri.

In questo anniversario si rinnova quindi l’impegno a non dimenticare, a offrire rifugio e alloggio a chi cerca salvezza e a pregare con intensità per chi non ce l’ha fatta e per chi continua a rischiare la vita nel mare. Il ricordo di Cutro diventa così un invito a costruire culture di misericordia, giustizia e fraternità, perché la preghiera e le opere di carità possano trasformare un dolore collettivo in responsabilità condivisa per la vita di tutti.

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Cutro (Reggio Calabria) - Foto di Vatican News

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