I sogni di un missionario… SALUTARE

Foto di Savvas Stavrinos (Pexels)
Che cosa sogna un missionario? In questa nuova rubrica, ce lo racconterà padre Oliviero Ferro, missionario saveriano
Siamo abituati a vedere i missionari e le missionarie come persone “di azione”, concrete, che fanno i fatti. Perché, di fronte alla povertà e a tante situazioni drammatiche, sanno tenere i piedi per terra.
Tuttavia, prima di agire, loro sognano in grande. La loro stessa vocazione è il sogno di Dio che si realizza nel mondo; è il segno di un pensiero che sa darsi le ali per volare lontano e farsi vicino.
Partire, sperare, crescere, imparare, donare…
Sono solo alcuni dei sogni dei missionari. Sono i desideri di infinito che hanno nel cuore, e che traducono in amore, servizio e condivisione nella vita dei fratelli incontrati.
Dai sogni alle opere, appunto.
Me lo dicevano sempre i miei genitori di salutare tutti, anche quelli che non si conoscono. E così, anche se a fatica (siamo sempre schiavi della fretta), ho cominciato a convertirmi.
Quando non pioveva, mi mettevo a camminare nel villaggio, dove abbiamo la parrocchia. Cominciavo a salutare tutti, anche se non li conoscevo. Questo fatto sembra che abbia colpito molto la gente, così mi ha riferito qualche nostro collaboratore. Si meravigliavano che il missionario salutasse tutti e camminasse da solo. Non era normale, visto che ci consideravano dei personaggi importanti.
Per me era importante farsi conoscere, dato che eravamo all’inizio della vita della nuova parrocchia. E così, non solo andavo a salutare quelli del villaggio, ma mi ero proposto di andare a incontrare tutte le persone importanti, sia a livello civile, che religioso, come nella scuola e i capi tradizionali.
Ho imparato, per esempio, che il capo lo si deve salutare seguendo tutto un cerimoniale. Non si può portare il cappello nella casa del capo (se non sei un notabile), lo si deve salutare a debita distanza e con la mano sulla bocca. Poi, se lui lo ritiene importante, ti farà sedere su una poltrona e potrai parlare con lui. Alla fine, allora gli potrai anche dare la mano.
Tanti modi per salutare, tanti modi per entrare in contatto. È il mio sogno più bello: come imparare a salutare, rispettare, conoscere gli altri. Piano piano me lo hanno insegnato. A volte, me lo dimentico, sempre per la fretta. Ma è importante. Se saluti, vuol dire che ti accorgi dell’altro. È un modo per volergli bene.
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Che cosa sogna un missionario? In questa nuova rubrica, ce lo racconterà padre Oliviero Ferro, missionario saveriano
Siamo abituati a vedere i missionari e le missionarie come persone “di azione”, concrete, che fanno i fatti. Perché, di fronte alla povertà e a tante situazioni drammatiche, sanno tenere i piedi per terra.
Tuttavia, prima di agire, loro sognano in grande. La loro stessa vocazione è il sogno di Dio che si realizza nel mondo; è il segno di un pensiero che sa darsi le ali per volare lontano e farsi vicino.
Partire, sperare, crescere, imparare, donare…
Sono solo alcuni dei sogni dei missionari. Sono i desideri di infinito che hanno nel cuore, e che traducono in amore, servizio e condivisione nella vita dei fratelli incontrati.
Dai sogni alle opere, appunto.
Me lo dicevano sempre i miei genitori di salutare tutti, anche quelli che non si conoscono. E così, anche se a fatica (siamo sempre schiavi della fretta), ho cominciato a convertirmi.
Quando non pioveva, mi mettevo a camminare nel villaggio, dove abbiamo la parrocchia. Cominciavo a salutare tutti, anche se non li conoscevo. Questo fatto sembra che abbia colpito molto la gente, così mi ha riferito qualche nostro collaboratore. Si meravigliavano che il missionario salutasse tutti e camminasse da solo. Non era normale, visto che ci consideravano dei personaggi importanti.
Per me era importante farsi conoscere, dato che eravamo all’inizio della vita della nuova parrocchia. E così, non solo andavo a salutare quelli del villaggio, ma mi ero proposto di andare a incontrare tutte le persone importanti, sia a livello civile, che religioso, come nella scuola e i capi tradizionali.
Ho imparato, per esempio, che il capo lo si deve salutare seguendo tutto un cerimoniale. Non si può portare il cappello nella casa del capo (se non sei un notabile), lo si deve salutare a debita distanza e con la mano sulla bocca. Poi, se lui lo ritiene importante, ti farà sedere su una poltrona e potrai parlare con lui. Alla fine, allora gli potrai anche dare la mano.
Tanti modi per salutare, tanti modi per entrare in contatto. È il mio sogno più bello: come imparare a salutare, rispettare, conoscere gli altri. Piano piano me lo hanno insegnato. A volte, me lo dimentico, sempre per la fretta. Ma è importante. Se saluti, vuol dire che ti accorgi dell’altro. È un modo per volergli bene.
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Foto di Savvas Stavrinos (Pexels)


