Indonesia | La sognatrice e la manager

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6 Febbraio 2026

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Foto di Jaime Handley su Unsplash

Sulla rivista Missioni Consolata, la storia di un sogno che si realizza: Torajamelo, un ente che aiuta le donne indigene a diventare autonome

In un’isola dell’arcipelago, un’attivista per diritti delle donne ha un’idea. Poco a poco la realizza grazie al pragmatismo di persone che la appoggiano. Ne nasce un ente che aiuta le donne indigene a diventare autonome. Con ricadute su tutta la società rurale.

Batutumonga. Partiamo con il fuoristrada da Rantepao, in direzione Nord. La strada si inerpica sulla montagna e talvolta si fa stretta e ripida. A un certo punto siamo costretti a fermarci, dietro una curva, due auto si sono toccate e non si riesce a procedere. Solo gli scooter continuano a sfrecciare nelle due direzioni. Siamo in coda con diversi camioncini che trasportano persone e derrate di ogni tipo.

Tutto intorno la natura è lussureggiante: piante con grandi foglie, banani, alberi ad alto fusto, conifere a fianco di palme di svariati tipi. Poi giganteschi cespugli di bambù con canne di grosso diametro. Siamo sull’isola indonesiana di Sulawesi, nelle montagne del Sud Ovest, la regione conosciuta come Toraja (pronuncia toragia), perché abitata dalla popolazione che porta questo nome.

Stiamo andando a Batutumonga a incontrare Dinny Jusuf, la fondatrice di «Torajamelo». È mattina, le nuvole sono basse. Salendo di quota, una bruma spessa avvolge ogni cosa. Arriviamo nel villaggio e, nella piazzetta principale, le magnifiche tonkonan, le case tradizionali con il tetto a forma di barca, compaiono in mezzo nebbia. È un’atmosfera da favola.

Per raggiungere la casa di Dinny occorre inerpicarsi a piedi per alcuni minuti. Ma arrivati la vista sulla valle è mozzafiato.

Torajamelo, in lingua locale significa «Bellezza toraja». È un ente che si occupa dei diritti delle donne indigene. E lo fa attraverso l’arte della tessitura. Siamo qui per farci spiegare come.

Fonte

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Sulla rivista Missioni Consolata, la storia di un sogno che si realizza: Torajamelo, un ente che aiuta le donne indigene a diventare autonome

In un’isola dell’arcipelago, un’attivista per diritti delle donne ha un’idea. Poco a poco la realizza grazie al pragmatismo di persone che la appoggiano. Ne nasce un ente che aiuta le donne indigene a diventare autonome. Con ricadute su tutta la società rurale.

Batutumonga. Partiamo con il fuoristrada da Rantepao, in direzione Nord. La strada si inerpica sulla montagna e talvolta si fa stretta e ripida. A un certo punto siamo costretti a fermarci, dietro una curva, due auto si sono toccate e non si riesce a procedere. Solo gli scooter continuano a sfrecciare nelle due direzioni. Siamo in coda con diversi camioncini che trasportano persone e derrate di ogni tipo.

Tutto intorno la natura è lussureggiante: piante con grandi foglie, banani, alberi ad alto fusto, conifere a fianco di palme di svariati tipi. Poi giganteschi cespugli di bambù con canne di grosso diametro. Siamo sull’isola indonesiana di Sulawesi, nelle montagne del Sud Ovest, la regione conosciuta come Toraja (pronuncia toragia), perché abitata dalla popolazione che porta questo nome.

Stiamo andando a Batutumonga a incontrare Dinny Jusuf, la fondatrice di «Torajamelo». È mattina, le nuvole sono basse. Salendo di quota, una bruma spessa avvolge ogni cosa. Arriviamo nel villaggio e, nella piazzetta principale, le magnifiche tonkonan, le case tradizionali con il tetto a forma di barca, compaiono in mezzo nebbia. È un’atmosfera da favola.

Per raggiungere la casa di Dinny occorre inerpicarsi a piedi per alcuni minuti. Ma arrivati la vista sulla valle è mozzafiato.

Torajamelo, in lingua locale significa «Bellezza toraja». È un ente che si occupa dei diritti delle donne indigene. E lo fa attraverso l’arte della tessitura. Siamo qui per farci spiegare come.

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Foto di Jaime Handley su Unsplash

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