“La pace comincia dalle nostre case”

Alcune foto della mostra fotografica "Nessuno è straniero"
“Nessuno è straniero”… Quando la presentazione di una mostra fotografica diventa occasione per parlare di pace
“La pace sia con tutti voi”: è il saluto che Papa Leone XIV ha rivolto appena eletto al soglio di Pietro, le sue prime parole da papa. Nei mesi successivi ha promosso una cultura dell’incontro ed esortato a coniugare
preghiera e gesti coraggiosi “con la pazienza faticosa dei piccoli passi”, per favorire la pace.
Perché la pace non è un’idea astratta.
La pace comincia dalle nostre case, dai cortili, dalle strade che attraversiamo ogni giorno.
Si costruisce nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei gesti semplici e quotidiani.
Ed è proprio questo che raccontano le fotografie che abbiamo raccolto: la normalità della pace. Volti che sorridono, mani che si intrecciano, vite che si incontrano. Famiglia, lavoro, studio. Queste foto rappresentano la vita di persone lontane dal luogo dove sono nate: troverete le indicazioni essenziali – nomi, anno e luogo dello scatto e, infine, luogo di origine.
Dietro ogni immagine ci sono lunghi viaggi, terre d’origine lasciate alle spalle, partenze difficili, legami lontani. Sono storie di speranza, più forti delle privazioni, dei pericoli e delle paure. Sono storie di
accoglienza.
Sappiamo che l’inizio di ogni guerra, di ogni sterminio, di ogni strage è sempre lo stesso: accade quando un essere umano smette di riconoscere pari dignità a un altro.
A Gerusalemme, nella città vecchia, una strada divide i bambini israeliani da quelli palestinesi. È solo una strada… ma è anche un confine. Un segno che ricorda come popoli vicini possano smettere perfino di
conoscere la lingua dell’altro. Tre decenni fa la pace era possibile, vicina. Ma è stata sacrificata.
L’odio ha preso il sopravvento. Chi ha scelto la sopraffazione ha vinto. Così, due popoli hanno dimenticato la lingua dell’altro. E il popolo che un tempo fu sterminato oggi stermina, cacciando un altro popolo dalla
propria terra.
Sempre trent’anni fa, dall’altra parte dell’Adriatico, un nome è rimasto inciso nella memoria dell’Europa: Srebrenica. Ottomila persone rinchiuse e uccise. Omicidio, stupro, distruzione, odio, rapina: queste sono le
parole della guerra.
Eppure, ogni volta, è una scelta.
Perché la pace parla un’altra lingua: la lingua del dialogo, della mediazione, del rispetto, dell’accoglienza, del riconoscimento reciproco.
La pace è un cammino, un pellegrinaggio continuo.
La guerra, invece, è l’abisso dell’essere umano: lo rende capace solo di distruggere e annientare.
Ognuno di noi ha il potere di scegliere, di dominare il male che si accovaccia alla nostra porta.
Ogni passo che facciamo… è una scelta. Timshel, “tu puoi”.
«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto»
Immagini
- Foto di Massimo Buccarello
“Nessuno è straniero”… Quando la presentazione di una mostra fotografica diventa occasione per parlare di pace
“La pace sia con tutti voi”: è il saluto che Papa Leone XIV ha rivolto appena eletto al soglio di Pietro, le sue prime parole da papa. Nei mesi successivi ha promosso una cultura dell’incontro ed esortato a coniugare
preghiera e gesti coraggiosi “con la pazienza faticosa dei piccoli passi”, per favorire la pace.
Perché la pace non è un’idea astratta.
La pace comincia dalle nostre case, dai cortili, dalle strade che attraversiamo ogni giorno.
Si costruisce nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei gesti semplici e quotidiani.
Ed è proprio questo che raccontano le fotografie che abbiamo raccolto: la normalità della pace. Volti che sorridono, mani che si intrecciano, vite che si incontrano. Famiglia, lavoro, studio. Queste foto rappresentano la vita di persone lontane dal luogo dove sono nate: troverete le indicazioni essenziali – nomi, anno e luogo dello scatto e, infine, luogo di origine.
Dietro ogni immagine ci sono lunghi viaggi, terre d’origine lasciate alle spalle, partenze difficili, legami lontani. Sono storie di speranza, più forti delle privazioni, dei pericoli e delle paure. Sono storie di
accoglienza.
Sappiamo che l’inizio di ogni guerra, di ogni sterminio, di ogni strage è sempre lo stesso: accade quando un essere umano smette di riconoscere pari dignità a un altro.
A Gerusalemme, nella città vecchia, una strada divide i bambini israeliani da quelli palestinesi. È solo una strada… ma è anche un confine. Un segno che ricorda come popoli vicini possano smettere perfino di
conoscere la lingua dell’altro. Tre decenni fa la pace era possibile, vicina. Ma è stata sacrificata.
L’odio ha preso il sopravvento. Chi ha scelto la sopraffazione ha vinto. Così, due popoli hanno dimenticato la lingua dell’altro. E il popolo che un tempo fu sterminato oggi stermina, cacciando un altro popolo dalla
propria terra.
Sempre trent’anni fa, dall’altra parte dell’Adriatico, un nome è rimasto inciso nella memoria dell’Europa: Srebrenica. Ottomila persone rinchiuse e uccise. Omicidio, stupro, distruzione, odio, rapina: queste sono le
parole della guerra.
Eppure, ogni volta, è una scelta.
Perché la pace parla un’altra lingua: la lingua del dialogo, della mediazione, del rispetto, dell’accoglienza, del riconoscimento reciproco.
La pace è un cammino, un pellegrinaggio continuo.
La guerra, invece, è l’abisso dell’essere umano: lo rende capace solo di distruggere e annientare.
Ognuno di noi ha il potere di scegliere, di dominare il male che si accovaccia alla nostra porta.
Ogni passo che facciamo… è una scelta. Timshel, “tu puoi”.
«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto»
Immagini
- Foto di Massimo Buccarello

Alcune foto della mostra fotografica "Nessuno è straniero"


