Dare da bere agli assetati

Foto di Jimmy Chang su Unsplash
Nei luoghi della sete, l’opera di misericordia “dare da bere agli assetati” continua a salvare vite e a generare speranza
Giovanni4, 5-42 «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete»
Offrire acqua a chi è disidratato: un gesto semplice, ma essenziale per la vita.
Consideriamo infatti l’acqua dal punto di vista fisico e spirituale. Tutti sappiamo come l’acqua sia un elemento essenziale per la nascita e il mantenimento della vita umana e della natura in genere.
Durante l’anno giubilare, la Chiesa ha invitato tutti a riflettere sul significato di queste opere di misericordia e a impegnarsi a metterle in pratica quale segno di speranza. Un momento propizio per riconsiderare la propria vita e le proprie azioni, chiedendo perdono e cercando di perdonare, dedicare un po’ di tempo, di attenzione, di affetto, con discrezione, con rispetto: questo è un modo di esercitare oggi, da noi, l’opera di misericordia.
Bisogna però allargare lo sguardo sul mondo dove c’è gente che, quando non piove, non ha più l’acqua, patisce la sete e muore anche.
Noi siamo chiamati a colmare qualsiasi tipo di sete: sete di affetto, di compagnia, di giustizia e legalità, di attenzione, di dignità, di normalità, di fede. Può bastare una telefonata o anche solo un sorriso.
Io e la mia consorella viviamo il nostro servizio di misericordia facendo del nostro meglio. La gente è contenta e ci aspetta.
Noi, dando da bere agli assetati, possiamo diventare il racconto della tenerezza di Dio, della sua vigorosa, irriducibile tenerezza.
Quanto bisogno ha ogni essere umano di ricevere da un altro essere umano l’acqua di Cristo, l’acqua del perdono, che viene da Dio e torna a Dio attraverso un canto di grazie e un sentimento di profonda gratitudine! Quella che rifulge di particolare splendore in Maria, che il popolo cristiano non cessa d’invocare “Madre della misericordia”.
Il richiamo alla misericordia è un invito a costruire ponti, a promuovere la pace e a vivere una fede attiva e autentica. Così, ogni incontro non sarà solo un momento di festa e di celebrazione, ma anche un’opportunità di conversione e di rinnovamento della propria vita secondo il modello di amore e di misericordia che ci viene offerto da Cristo.
E’ il Signore che ci chiede da bere e che in quel giorno ci dirà: “Avevo sete e mi avete dato da bere”.
Immagine
- Foto di Jimmy Chang su Unsplash
Nei luoghi della sete, l’opera di misericordia “dare da bere agli assetati” continua a salvare vite e a generare speranza
Giovanni4, 5-42 «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete»
Offrire acqua a chi è disidratato: un gesto semplice, ma essenziale per la vita.
Consideriamo infatti l’acqua dal punto di vista fisico e spirituale. Tutti sappiamo come l’acqua sia un elemento essenziale per la nascita e il mantenimento della vita umana e della natura in genere.
Durante l’anno giubilare, la Chiesa ha invitato tutti a riflettere sul significato di queste opere di misericordia e a impegnarsi a metterle in pratica quale segno di speranza. Un momento propizio per riconsiderare la propria vita e le proprie azioni, chiedendo perdono e cercando di perdonare, dedicare un po’ di tempo, di attenzione, di affetto, con discrezione, con rispetto: questo è un modo di esercitare oggi, da noi, l’opera di misericordia.
Bisogna però allargare lo sguardo sul mondo dove c’è gente che, quando non piove, non ha più l’acqua, patisce la sete e muore anche.
Noi siamo chiamati a colmare qualsiasi tipo di sete: sete di affetto, di compagnia, di giustizia e legalità, di attenzione, di dignità, di normalità, di fede. Può bastare una telefonata o anche solo un sorriso.
Io e la mia consorella viviamo il nostro servizio di misericordia facendo del nostro meglio. La gente è contenta e ci aspetta.
Noi, dando da bere agli assetati, possiamo diventare il racconto della tenerezza di Dio, della sua vigorosa, irriducibile tenerezza.
Quanto bisogno ha ogni essere umano di ricevere da un altro essere umano l’acqua di Cristo, l’acqua del perdono, che viene da Dio e torna a Dio attraverso un canto di grazie e un sentimento di profonda gratitudine! Quella che rifulge di particolare splendore in Maria, che il popolo cristiano non cessa d’invocare “Madre della misericordia”.
Il richiamo alla misericordia è un invito a costruire ponti, a promuovere la pace e a vivere una fede attiva e autentica. Così, ogni incontro non sarà solo un momento di festa e di celebrazione, ma anche un’opportunità di conversione e di rinnovamento della propria vita secondo il modello di amore e di misericordia che ci viene offerto da Cristo.
E’ il Signore che ci chiede da bere e che in quel giorno ci dirà: “Avevo sete e mi avete dato da bere”.
Immagine
- Foto di Jimmy Chang su Unsplash

Foto di Jimmy Chang su Unsplash


