Quando la guerra cambia i piani… Pregare Dio per i vivi e per i morti

Foto di Aleksandr Ledogorov su Unsplash
Il viaggio per Betlemme di don Vito rinviato a causa della guerra diventa occasione per parlare di Medioriente e invocare pace e preghiera
Carissimi, avrei dovuto trovarmi a Betlemme per trascorrere alcune settimane e dare un aiuto al Don Bosco dove, ormai più di cinquant’anni fa, ho vissuto insegnando per molti anni ai Palestinesi e svolgendo attività pastorali in quella che, per me, era diventata la città più bella del mondo.
Domenica 1° marzo, dunque, la mia borsa era già pronta quando mi è arrivata la notizia dell’attacco improvviso contro l’Iran. Il volo prenotato con ITA è già stato rinviato due volte, così sono rimasto a Roma a continuare il mio servizio abituale.
Ringrazio coloro che, pensandomi in Israele, mi hanno inviato messaggi preoccupati. Siamo tutti scossi dall’ennesima guerra che si aggiunge alle troppe già in corso nel mondo, anche se essa covava sotto le ceneri facendo capolino periodicamente.
Sono in contatto con i miei amici in Israele, Palestina, Libano e Qatar. Essi vivono con ansia e paura — come anche noi — ma finora non hanno avuto gravi problemi. Purtroppo, da loro quasi tutto è fermo, anche se in Israele e in Qatar alcuni aeroporti stanno iniziando a riaprire con cautela e gradualità.
Grazie a Dio, Egitto e Giordania mantengono una stabilità interna e risultano non coinvolti militarmente nel conflitto con l’Iran. La situazione è più difficile in Libano, dove le due scuole salesiane (una dove ho fatto il liceo) si sono riempite di profughi in fuga dalle zone di confine con Israele.
Il Qatar, nonostante il Paese fosse considerato vicino al regime iraniano, è stato preso di mira insieme agli altri stati del Golfo, per via delle basi americane.
L’unica chiesa, o religious complex, quella dove mi trovavo cinque anni fa, si trova nella zona industriale, è chiusa per ragioni di sicurezza, e le celebrazioni si svolgono online. In Iran rimangono pochi cristiani. Nel 1979 la rivoluzione di Khomeini ha depodestato lo Shah e ha eliminato gli oppositori, molti dei quali sono fuggiti o sono stati uccisi. L’Iran diviene paese islamico, nemico di America e di Israele al contrario dello Shah, e propugna la distruzione di Israele.
In una città ho letteralmente visto fiumi di birra e whisky fuoriusciti da milioni di bottiglie gettate per istrada, scorrere per le vie. Ho visto gente “secolarizzata” ritornare alle moschee entusiasmate dall’eroe nonché nuovo profeta Khomeini, e le donne ritornare all’uso del chador. In questi 46 anni abbiamo visto risorgere dappertutto il fondamentalismo islamico.
Le nostre scuole furono confiscate. Avevo vissuto tre anni, dal 1977, in Abadan il centro pastorale che si estendeva ai deserti del Kuzistan, nel sud, dove si concentra gran parte del petrolio iraniano. Questo poi passa con le petroliere attraverso lo stretto di Hormuz che ora sembra chiuso e pericoloso provocando anche in Italia l’aumento della benzina.
Della missione salesiana di Abadan che si estendeva ai grandi centri petroliferi non è rimasto nulla. Gli abitanti di quella regione, al confine con l’Iraq, oltre il Tigri e l’Eufrate, sono in gran parte Arabi con mire indipendentiste, per cui non è escluso il loro appoggio a una possibile opposizione al regime. Anche nella capitale Teheran ai tempi dello Shah avevamo una delle scuole più prestigiose della Persia, ma anch’essa è stata espropriata.
Preghiamo perché i governanti rinsaviscano e il conflitto con l’Iran trovi presto una soluzione (possibilmente definitiva).
Si parla di pochi giorni o settimane, ma intanto ogni giorno che passa porta sangue e distruzione, e la pace resterà irraggiungibile finché l’Iran e i movimenti che sostiene – Hamas, Hezbollah e gli Houthi – continueranno a negare l’esistenza stessa di Israele, e finché Israele non affronterà con serietà e giustizia la questione palestinese.
Inoltre, il conflitto potrebbe coinvolgere tutto il mondo. Con la pace la regione intera conoscerebbe prosperità, sviluppo e benessere. Purtroppo il posto di Dio amore basato sulla fraternità viene usurpato dall’egoismo e dalle ideologie basate su un concetto errato di patria, etnia o religione, sulla ricerca del potere e soprattutto su enormi interessi economici.
Paradosso della storia: gli uomini desiderano la pace, e continuano a credere che essa debba essere imposta con la forza delle armi. Così finiscono per tradire proprio ciò che cercano.
Il Vangelo ci mostra un’altra via: Dio fatto uomo per amore, che non ha risposto alla violenza con la violenza, ma amando ha voluto salvare i suoi nemici.
È una logica che il mondo fa fatica a comprendere e che io chiamo “peccato originale”. San Paolo dice: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
Ogni persona è più preziosa di qualsiasi interesse economico. Il mondo continua a illudersi di difendere la pace con le armi, senza accorgersi che così la nega alla radice. Se credessimo davvero alla buona notizia della resurrezione e della vita eterna, non tratteremmo la terra come un possesso assoluto: siamo tutti forestieri e pellegrini in cammino verso la Gerusalemme celeste.
Noi e i nostri figli siamo di passaggio; una terra senza egoismi è irreale, ma sarebbe già un anticipo di paradiso.
Dio ci ama, ma allontanandoci da Lui, noi, Adamo e Eva, abbiamo costruito la torre di Babele.
Nelle vie della Garbatella, vedo gli alberi spogli privi di foglie germogliare e molti alberi da frutta in fiore: Gesù dice: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo…”.
I pellegrinaggi
Intanto, i due gruppi di fine luglio e agosto sono al completo e pronti per il pellegrinaggio di Esodo. Ci stiamo preparando a vivere un’esperienza spirituale ed esistenziale che potrà essere anche un annuncio in questo tempo di confusione.
La preghiera vicendevole ci unisca e il ricordo di tanti bei momenti di grazia ci accompagni …
Un caro saluto a tutti voi e alle vostre famiglie.
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- Foto di Aleksandr Ledogorov su Unsplash
Il viaggio per Betlemme di don Vito rinviato a causa della guerra diventa occasione per parlare di Medioriente e invocare pace e preghiera
Carissimi, avrei dovuto trovarmi a Betlemme per trascorrere alcune settimane e dare un aiuto al Don Bosco dove, ormai più di cinquant’anni fa, ho vissuto insegnando per molti anni ai Palestinesi e svolgendo attività pastorali in quella che, per me, era diventata la città più bella del mondo.
Domenica 1° marzo, dunque, la mia borsa era già pronta quando mi è arrivata la notizia dell’attacco improvviso contro l’Iran. Il volo prenotato con ITA è già stato rinviato due volte, così sono rimasto a Roma a continuare il mio servizio abituale.
Ringrazio coloro che, pensandomi in Israele, mi hanno inviato messaggi preoccupati. Siamo tutti scossi dall’ennesima guerra che si aggiunge alle troppe già in corso nel mondo, anche se essa covava sotto le ceneri facendo capolino periodicamente.
Sono in contatto con i miei amici in Israele, Palestina, Libano e Qatar. Essi vivono con ansia e paura — come anche noi — ma finora non hanno avuto gravi problemi. Purtroppo, da loro quasi tutto è fermo, anche se in Israele e in Qatar alcuni aeroporti stanno iniziando a riaprire con cautela e gradualità.
Grazie a Dio, Egitto e Giordania mantengono una stabilità interna e risultano non coinvolti militarmente nel conflitto con l’Iran. La situazione è più difficile in Libano, dove le due scuole salesiane (una dove ho fatto il liceo) si sono riempite di profughi in fuga dalle zone di confine con Israele.
Il Qatar, nonostante il Paese fosse considerato vicino al regime iraniano, è stato preso di mira insieme agli altri stati del Golfo, per via delle basi americane.
L’unica chiesa, o religious complex, quella dove mi trovavo cinque anni fa, si trova nella zona industriale, è chiusa per ragioni di sicurezza, e le celebrazioni si svolgono online. In Iran rimangono pochi cristiani. Nel 1979 la rivoluzione di Khomeini ha depodestato lo Shah e ha eliminato gli oppositori, molti dei quali sono fuggiti o sono stati uccisi. L’Iran diviene paese islamico, nemico di America e di Israele al contrario dello Shah, e propugna la distruzione di Israele.
In una città ho letteralmente visto fiumi di birra e whisky fuoriusciti da milioni di bottiglie gettate per istrada, scorrere per le vie. Ho visto gente “secolarizzata” ritornare alle moschee entusiasmate dall’eroe nonché nuovo profeta Khomeini, e le donne ritornare all’uso del chador. In questi 46 anni abbiamo visto risorgere dappertutto il fondamentalismo islamico.
Le nostre scuole furono confiscate. Avevo vissuto tre anni, dal 1977, in Abadan il centro pastorale che si estendeva ai deserti del Kuzistan, nel sud, dove si concentra gran parte del petrolio iraniano. Questo poi passa con le petroliere attraverso lo stretto di Hormuz che ora sembra chiuso e pericoloso provocando anche in Italia l’aumento della benzina.
Della missione salesiana di Abadan che si estendeva ai grandi centri petroliferi non è rimasto nulla. Gli abitanti di quella regione, al confine con l’Iraq, oltre il Tigri e l’Eufrate, sono in gran parte Arabi con mire indipendentiste, per cui non è escluso il loro appoggio a una possibile opposizione al regime. Anche nella capitale Teheran ai tempi dello Shah avevamo una delle scuole più prestigiose della Persia, ma anch’essa è stata espropriata.
Preghiamo perché i governanti rinsaviscano e il conflitto con l’Iran trovi presto una soluzione (possibilmente definitiva).
Si parla di pochi giorni o settimane, ma intanto ogni giorno che passa porta sangue e distruzione, e la pace resterà irraggiungibile finché l’Iran e i movimenti che sostiene – Hamas, Hezbollah e gli Houthi – continueranno a negare l’esistenza stessa di Israele, e finché Israele non affronterà con serietà e giustizia la questione palestinese.
Inoltre, il conflitto potrebbe coinvolgere tutto il mondo. Con la pace la regione intera conoscerebbe prosperità, sviluppo e benessere. Purtroppo il posto di Dio amore basato sulla fraternità viene usurpato dall’egoismo e dalle ideologie basate su un concetto errato di patria, etnia o religione, sulla ricerca del potere e soprattutto su enormi interessi economici.
Paradosso della storia: gli uomini desiderano la pace, e continuano a credere che essa debba essere imposta con la forza delle armi. Così finiscono per tradire proprio ciò che cercano.
Il Vangelo ci mostra un’altra via: Dio fatto uomo per amore, che non ha risposto alla violenza con la violenza, ma amando ha voluto salvare i suoi nemici.
È una logica che il mondo fa fatica a comprendere e che io chiamo “peccato originale”. San Paolo dice: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
Ogni persona è più preziosa di qualsiasi interesse economico. Il mondo continua a illudersi di difendere la pace con le armi, senza accorgersi che così la nega alla radice. Se credessimo davvero alla buona notizia della resurrezione e della vita eterna, non tratteremmo la terra come un possesso assoluto: siamo tutti forestieri e pellegrini in cammino verso la Gerusalemme celeste.
Noi e i nostri figli siamo di passaggio; una terra senza egoismi è irreale, ma sarebbe già un anticipo di paradiso.
Dio ci ama, ma allontanandoci da Lui, noi, Adamo e Eva, abbiamo costruito la torre di Babele.
Nelle vie della Garbatella, vedo gli alberi spogli privi di foglie germogliare e molti alberi da frutta in fiore: Gesù dice: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo…”.
I pellegrinaggi
Intanto, i due gruppi di fine luglio e agosto sono al completo e pronti per il pellegrinaggio di Esodo. Ci stiamo preparando a vivere un’esperienza spirituale ed esistenziale che potrà essere anche un annuncio in questo tempo di confusione.
La preghiera vicendevole ci unisca e il ricordo di tanti bei momenti di grazia ci accompagni …
Un caro saluto a tutti voi e alle vostre famiglie.
Immagine
- Foto di Aleksandr Ledogorov su Unsplash

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