Santa Maria Giuseppa Rossello

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Per la rubrica sui Santi della Misericordia, questo venerdì spazio + spadoni presenta santa Maria Giuseppa Rossello
Maria Giuseppa Rossello (Benedetta Geronima) 1811-1880
Sapevate che, oltre a Roma ed Avignone, c’è una terza città che è stata – anche se per breve tempo – sede papale? Suo malgrado, certo. Nel suo caso il Papa non avrebbe mai voluto lasciare Roma, ma vi fu costretto. Era un monaco benedettino di Cesena, Barnaba Gregorio Chiaramonti, diventato papa con il nome di Pio VII. Si autodefiniva “Vicario del Dio della pace” e il suo incarico di Pontefice è stato caratterizzato da lungimiranza, fedeltà e misericordia
Il suo predecessore, Pio VI, era morto da poco in Francia, prigioniero di Napoleone. Quindi, da subito, appena eletto Papa, si adoperò per un dialogo costruttivo con Napoleone. Con il Concordato del 1801 venne ristabilito il Cattolicesimo in Francia e nel 1804 Napoleone venne consacrato Imperatore nella chiesa di Notre Dame, a Parigi.
Ma la terza città “sede papale”? Si tratta di Savona: Napoleone aveva tradito i patti e invaso Roma e a Pio VII toccò la via dell’esilio. Rimase a Savona per tre anni, poi altri due in Francia, prima di poter tornare a Roma.
Sue opere di misericordia – sicuramente tra molte altre – furono l’abolizione della tortura, il ripristino del soppresso Ordine dei Gesuiti e l’accoglienza a Roma della famiglia in disgrazia di Bonaparte, ormai partito per un viaggio senza ritorno verso l’isola di Sant’Elena.
Questa breve introduzione è per situare storicamente e geograficamente la nascita di una ragazzina della provincia di Savona, per la quale Dio aveva grandi progetti. I santi nascono sempre, infatti, in un contesto storico-geografico preciso, e non sono mai uno uguale all’altro. Dio ha molta fantasia, basta lasciarlo agire in noi.
Poco dopo la partenza del papa da Savona, lì accanto, nel paese di Albisola nacque Benedetta Rossello (1811). La cittadina era (ed è ancora) molto conosciuta per i suoi vasai, maestri della ceramica e suo padre era proprio uno di questi. Da giovane aveva sicuramente osservato il papà a lungo e molte volte mentre girava il tornio e con pazienza modellava le sue opere in ceramica: vasi, piatti, utensili, ecc. decorandoli poi artisticamente.
La sua era una famiglia di ferventi cattolici e sicuramente non le sarà sfuggito il capitolo 18 del libro del profeta Geremia, proprio quello in cui il profeta riceve una “lezione privata” da parte di Dio. “Vieni Geremia – si era sentito dire il giovane – oggi scendiamo alla bottega del vasaio”.
E lì, davanti ad un vasaio che modellava il suo vaso, Dio aveva insegnato al profeta la sua pedagogia, il suo modo di procedere, la sua pazienza con noi umani. “Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così la casa d’Israele è nelle mie mani” … Siamo modellati con infinita pazienza e grande tenacia dalle mani di Dio, fino a quando non raggiungiamo la forma perfetta.
La lezione di Dio a Geremia diventa anche la sua missione. La ragazza era stata battezzata nella chiesa della Madonna della Concordia, nata con questo nome proprio per rappacificare e unire due borgate da sempre in conflitto tra loro. Diventa infermiera ed assiste il signor Monleone di Savona, guidata da spirito di servizio e concordia. Aiutava tutti coloro che poteva, consolava, dialogava e cercava di fare il possibile per i bisognosi che incontrava per strada nel suo tragitto quotidiano.
“Misericordia, non giustizia” sentiva ripetere anche tutte le volte che si recava in pellegrinaggio, come ogni cristiano della zona, al Santuario della Misericordia di Savona. Proprio lì, infatti, la Vergine Madre era apparsa ad un contadino della zona mentre andava ad offrire il proprio aiuto ad un parente nella sua vigna e proprio da quel luogo aveva chiesto di diffondere nuovamente l’evangelo della misericordia di suo figlio e nostro Signore, Gesù Cristo. Dal quel lontano 18 marzo del 1536 intorno al Santuario si era sviluppato un focolaio di amore misericordioso, opere, associazioni e confraternite che s’impegnavano a compiere le opere di misericordia, come aveva esortato la Vergine Madre.
Nei sette anni trascorsi nella famiglia Monleone tutti coloro che avevano a che fare con lei erano rimasti colpiti dalla sua determinazione, calma e profonda, dalla sua tenerezza e misericordia verso tutti. La signora, rimasta vedova le propone l’adozione: questo avrebbe risolto per sempre le difficoltà economiche della sua famiglia, la sua dignitosa ma povera condizione di vita. Oltre a dover lavorare per mantenersi, doveva infatti anche badare alle sorelle e alle faccende di casa, per poter consentire anche alla madre di lavorare. Ma rifiutò. Si sentiva chiamata ad una donazione completa. Per questo di presenta alle porte di un convento di suore ma, proprio per la sua condizione di povera, non viene accettata, non potendo portare nulla come dote.
Non sono tempi facili. Le prove “modellano” la sua esistenza come le mani del vasaio modellano la creta. Studia, impara anche lei a creare utensili in ceramica, lavora, prega. La morte dei genitori la rende anche responsabile della sua famiglia già a venticinque anni. La luce che indica la direzione alla sua vita proviene dal Vescovo della Diocesi: cerca dei collaboratori per prendersi cura di alcune ragazze di strada, prima che fosse troppo tardi. Lei aderisce prontamente alla chiamata e, con altre due ragazze, inizia la prima semplice comunità di vita in cui accogliere, formare, distribuire le opere di misericordia, spirituali e corporali.
Benedetta diventa suor Maria Giuseppa (in onore di san Giuseppe) in questa nuova famiglia religiosa, consacrata a Maria, Madre di Misericordia (Figlie di Nostra Signora della Misericordia). L’istruzione di ragazze povere, la cura degli ammalati non furono che le prime mansioni affidate loro dal Vescovo.
In breve la nuova famiglia religiosa diventa “missionaria” e si apre al mondo, collaborando nel riscatto di schiavi africani. Ragazze africane furono accolte ben presto nella nuova comunità religiosa, aprendo la futura possibilità di intervento nei loro paesi di origine. Madre Rossello, ormai superiora della nuova comunità, cercò in tutti i modi di aprire una casa per accogliere le ragazze sfuggite al racket della prostituzione.
Le suore vengono poi chiamate a Savona, a Genova Voltri, a Porto Maurizio (Imperia), e in breve in molte altre parti d’Italia e del mondo, la cui prima fondazione fu Buenos Aires (Argentina). Nel 1880 madre Maria Giuseppa Rossello finisce il suo percorso terreno, mentre le Figlie di N.S. della Misericordia continuano la loro missione nelle quasi duecento comunità sparse per il mondo, a dimostrazione che, anche una piccola fiammella, può scatenare un contagio di amore misericordioso e illuminare e scaldare il mondo intero.
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Maria Giuseppa Rossello (Benedetta Geronima) 1811-1880
Sapevate che, oltre a Roma ed Avignone, c’è una terza città che è stata – anche se per breve tempo – sede papale? Suo malgrado, certo. Nel suo caso il Papa non avrebbe mai voluto lasciare Roma, ma vi fu costretto. Era un monaco benedettino di Cesena, Barnaba Gregorio Chiaramonti, diventato papa con il nome di Pio VII. Si autodefiniva “Vicario del Dio della pace” e il suo incarico di Pontefice è stato caratterizzato da lungimiranza, fedeltà e misericordia
Il suo predecessore, Pio VI, era morto da poco in Francia, prigioniero di Napoleone. Quindi, da subito, appena eletto Papa, si adoperò per un dialogo costruttivo con Napoleone. Con il Concordato del 1801 venne ristabilito il Cattolicesimo in Francia e nel 1804 Napoleone venne consacrato Imperatore nella chiesa di Notre Dame, a Parigi.
Ma la terza città “sede papale”? Si tratta di Savona: Napoleone aveva tradito i patti e invaso Roma e a Pio VII toccò la via dell’esilio. Rimase a Savona per tre anni, poi altri due in Francia, prima di poter tornare a Roma.
Sue opere di misericordia – sicuramente tra molte altre – furono l’abolizione della tortura, il ripristino del soppresso Ordine dei Gesuiti e l’accoglienza a Roma della famiglia in disgrazia di Bonaparte, ormai partito per un viaggio senza ritorno verso l’isola di Sant’Elena.
Questa breve introduzione è per situare storicamente e geograficamente la nascita di una ragazzina della provincia di Savona, per la quale Dio aveva grandi progetti. I santi nascono sempre, infatti, in un contesto storico-geografico preciso, e non sono mai uno uguale all’altro. Dio ha molta fantasia, basta lasciarlo agire in noi.
Poco dopo la partenza del papa da Savona, lì accanto, nel paese di Albisola nacque Benedetta Rossello (1811). La cittadina era (ed è ancora) molto conosciuta per i suoi vasai, maestri della ceramica e suo padre era proprio uno di questi. Da giovane aveva sicuramente osservato il papà a lungo e molte volte mentre girava il tornio e con pazienza modellava le sue opere in ceramica: vasi, piatti, utensili, ecc. decorandoli poi artisticamente.
La sua era una famiglia di ferventi cattolici e sicuramente non le sarà sfuggito il capitolo 18 del libro del profeta Geremia, proprio quello in cui il profeta riceve una “lezione privata” da parte di Dio. “Vieni Geremia – si era sentito dire il giovane – oggi scendiamo alla bottega del vasaio”.
E lì, davanti ad un vasaio che modellava il suo vaso, Dio aveva insegnato al profeta la sua pedagogia, il suo modo di procedere, la sua pazienza con noi umani. “Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così la casa d’Israele è nelle mie mani” … Siamo modellati con infinita pazienza e grande tenacia dalle mani di Dio, fino a quando non raggiungiamo la forma perfetta.
La lezione di Dio a Geremia diventa anche la sua missione. La ragazza era stata battezzata nella chiesa della Madonna della Concordia, nata con questo nome proprio per rappacificare e unire due borgate da sempre in conflitto tra loro. Diventa infermiera ed assiste il signor Monleone di Savona, guidata da spirito di servizio e concordia. Aiutava tutti coloro che poteva, consolava, dialogava e cercava di fare il possibile per i bisognosi che incontrava per strada nel suo tragitto quotidiano.
“Misericordia, non giustizia” sentiva ripetere anche tutte le volte che si recava in pellegrinaggio, come ogni cristiano della zona, al Santuario della Misericordia di Savona. Proprio lì, infatti, la Vergine Madre era apparsa ad un contadino della zona mentre andava ad offrire il proprio aiuto ad un parente nella sua vigna e proprio da quel luogo aveva chiesto di diffondere nuovamente l’evangelo della misericordia di suo figlio e nostro Signore, Gesù Cristo. Dal quel lontano 18 marzo del 1536 intorno al Santuario si era sviluppato un focolaio di amore misericordioso, opere, associazioni e confraternite che s’impegnavano a compiere le opere di misericordia, come aveva esortato la Vergine Madre.
Nei sette anni trascorsi nella famiglia Monleone tutti coloro che avevano a che fare con lei erano rimasti colpiti dalla sua determinazione, calma e profonda, dalla sua tenerezza e misericordia verso tutti. La signora, rimasta vedova le propone l’adozione: questo avrebbe risolto per sempre le difficoltà economiche della sua famiglia, la sua dignitosa ma povera condizione di vita. Oltre a dover lavorare per mantenersi, doveva infatti anche badare alle sorelle e alle faccende di casa, per poter consentire anche alla madre di lavorare. Ma rifiutò. Si sentiva chiamata ad una donazione completa. Per questo di presenta alle porte di un convento di suore ma, proprio per la sua condizione di povera, non viene accettata, non potendo portare nulla come dote.
Non sono tempi facili. Le prove “modellano” la sua esistenza come le mani del vasaio modellano la creta. Studia, impara anche lei a creare utensili in ceramica, lavora, prega. La morte dei genitori la rende anche responsabile della sua famiglia già a venticinque anni. La luce che indica la direzione alla sua vita proviene dal Vescovo della Diocesi: cerca dei collaboratori per prendersi cura di alcune ragazze di strada, prima che fosse troppo tardi. Lei aderisce prontamente alla chiamata e, con altre due ragazze, inizia la prima semplice comunità di vita in cui accogliere, formare, distribuire le opere di misericordia, spirituali e corporali.
Benedetta diventa suor Maria Giuseppa (in onore di san Giuseppe) in questa nuova famiglia religiosa, consacrata a Maria, Madre di Misericordia (Figlie di Nostra Signora della Misericordia). L’istruzione di ragazze povere, la cura degli ammalati non furono che le prime mansioni affidate loro dal Vescovo.
In breve la nuova famiglia religiosa diventa “missionaria” e si apre al mondo, collaborando nel riscatto di schiavi africani. Ragazze africane furono accolte ben presto nella nuova comunità religiosa, aprendo la futura possibilità di intervento nei loro paesi di origine. Madre Rossello, ormai superiora della nuova comunità, cercò in tutti i modi di aprire una casa per accogliere le ragazze sfuggite al racket della prostituzione.
Le suore vengono poi chiamate a Savona, a Genova Voltri, a Porto Maurizio (Imperia), e in breve in molte altre parti d’Italia e del mondo, la cui prima fondazione fu Buenos Aires (Argentina). Nel 1880 madre Maria Giuseppa Rossello finisce il suo percorso terreno, mentre le Figlie di N.S. della Misericordia continuano la loro missione nelle quasi duecento comunità sparse per il mondo, a dimostrazione che, anche una piccola fiammella, può scatenare un contagio di amore misericordioso e illuminare e scaldare il mondo intero.
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