Teresa di Lisieux, la santa che si è affidata alla misericordia di Dio

Santa Teresa di Lisieux
Da oggi, primo ottobre, parte la rubrica di spazio + spadoni sui Santi della Misericordia. Iniziamo con santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto
Thérèse Martin (Alencon 1873 – Lisieux 1897), oggi conosciuta come santa Teresa di Lisieux:
- Monaca carmelitana
- Patrona delle Missioni
- Dottore della Chiesa
Succede anche a voi? A volte una realtà è troppo grande per le nostre povere menti e i nostri cuori induriti. A volte una luce è troppo forte e anziché illuminare diventa “accecante”. A volte l’esperienza di una vita è troppo profonda, delicata, intensa per essere raccontata.
E allora la prima reazione sarebbe tacere. Un silenzio estasiato che, in termini specifici, chiamiamo “mistica”. Non abbiamo parole abbastanza, non riusciamo a dire. E allora facciamo parlare il silenzio, la contemplazione, l’orazione.
Ma un’altra reazione, altrettanto umana, può essere quella di moltiplicare le parole, di provare ad esprimere in tutti i modi l’immensità che ci si apre davanti.
I poeti, come i mistici, conoscono molto bene la fatica del loro tentativo di mettere l’oceano… in un secchiello, come gli artisti cercano di fermare su di una tela o in uno scatto fotografico un attimo di luce, uno sguardo profondo, un cielo immenso.
Il tentativo è legittimo. La Parola divina spinge, si abbassa, si scompone: diventa “le parole” umane.
La realtà divina, unica e indivisibile, si scompone, come fa la luce, in tutte le sfumature che il linguaggio umano può esprimere ed intendere.
Papa Pio XI ha usato proprio questa espressione, parlando dell’esperienza di vita di una giovane ragazza francese, definendo la sua intera esistenza “Una parola di Dio per il mondo di oggi”.
Parlava di Maria Francesca Teresa Martin, ultima di nove figli (di cui 4 morti in tenera età) e rimasta orfana di madre a quattro anni. A quindici anni entra in monastero e a 24 anni muore di tubercolosi. Viene conosciuta in tutto il mondo come santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, il suo nome religioso da suora.
Verrà definita “La più grande santa del secolo XIX”, i suoi libri saranno tradotti in tutte le lingue, la sua influenza sarà enorme sulla spiritualità, la dottrina, la teologia cristiana e oltre, infrangendo le barriere culturali e religiose, riconosciuta e amata da tutti: buddisti, induisti, islamici e persino atei.
Proviamo a balbettare qualcosa, a fare una piccola sintesi semplice e comprensibile della sua scoperta della misericordia divina.
Eh sì, perché anche Teresa, come tutti, non nasce santa… lo diventa. E’ molto precoce in tutto, da sempre ama Gesù ed evita il peccato, non fugge le sofferenze della vita e sente in cuore un desiderio fortissimo di aiutare ed amare tutti coloro per i quali Gesù è morto.
Ma anche lei ha dovuto imparare, attraversare “notti oscure”, ha cercato strenuamente la “sua” via, che chiamerà “piccola via”.
Teresa è sorpresa: i cinque anni che seguono la sua entrata nel monastero di clausura carmelitano di Lisieux non sono per niente un’avanzata gloriosa, una salita luminosa, come si sarebbe aspettata.
Dalle sue lettere emerge chiaramente questa svolta: capisce che Gesù le chiede di … scendere, anziché salire. Scendere dentro se stessa, scendere nell’aridità del deserto (si firmerà spesso “Il granellino di sabbia”), scendere nell’essere calpestata (soprattutto dalla priora che per cinque anni regge il monastero, ma anche da alcuni confessori, dalla madre maestra delle novizie, da alcune consorelle).
Il suo mondo, l’ambiente che la circonda, la sua nuova famiglia la leviga, la comprime, a volte la schiaccia.
L’amatissimo padre Martin affronta una dolorosa ed umiliante malattia mentale, un calvario nel calvario. Il volto sfigurato dell’Uomo dei dolori, del Servo sofferente è il volto del suo amatissimo papà, quello che, con un gesto profondo e profetico, il giorno della sua entrata al Carmelo, ha preso un fiorellino e glielo ha consegnato: “Sei pronta per essere trapiantata nella terra del Carmelo”.
La svolta è il 1893. La sorella Paolina, la sua seconda mamma, ora monaca nello stesso monastero con il nome di Agnese, diventa priora.
Padre Prou e padre Pichon, predicatori al monastero, la spronano ad affidarsi alla Misericordia di Dio, a liberarsi dai sensi di colpa, a lasciarsi andare, abbandonando finalmente il progetto di “farsi santa”.
L’anno seguente, il papà muore e l’amatissima sorella Celina, sua “sorella nell’anima”, che ha assistito il padre fino alla fine, la raggiunge in monastero, portando con sé un quaderno pieno di citazioni bibliche dove trova la risposta.
Ormai meriti, progresso, santità non li aspetta più da se stessa, ma unicamente da Dio. “Gesù mi darà tutto!” arriva a dire.
Ha scoperto la Misericordia e può scrivere il suo atto di abbandono all’Amore misericordioso e vivere con gioia di questo amore per il poco tempo che le rimarrà da vivere su questa terra.
Quando le chiederanno di scrivere la sua vita, “con il senno di poi”, ne parlerà alla luce della scoperta più liberante, gioiosa e rivoluzionaria della sua vita: la scoperta dell’Amore misericordioso di Dio.
Ci vorranno parecchi anni. Ha la fortuna di compiere un pellegrinaggio a Roma con l’amatissimo papà Martin, un gruppo di ricchi concittadini, frivoli e capricciosi, e insieme ad un gruppo di giovani seminaristi. Con il loro comportamento durante il viaggio, saranno proprio questi ultimi ad aiutarla a capire le debolezze del clero e a pregare per loro, offrendo se stessa nei sacrifici di ogni giorno.
E’ precoce anche nell’entrata in monastero (15 anni) ma si sente pronta: “Darò tutto a Gesù!”.
E in effetti è così: vuole dare tutto, vuole diventare santa, vuole sopportare con amore ogni sofferenza. Ma il vero cammino, la preparazione profonda, la santificazione da parte di Colui che – solo – ci rende santi era semplicemente ad una svolta.
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- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Da oggi, primo ottobre, parte la rubrica di spazio + spadoni sui Santi della Misericordia. Iniziamo con santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto
Thérèse Martin (Alencon 1873 – Lisieux 1897), oggi conosciuta come santa Teresa di Lisieux:
- Monaca carmelitana
- Patrona delle Missioni
- Dottore della Chiesa
Succede anche a voi? A volte una realtà è troppo grande per le nostre povere menti e i nostri cuori induriti. A volte una luce è troppo forte e anziché illuminare diventa “accecante”. A volte l’esperienza di una vita è troppo profonda, delicata, intensa per essere raccontata.
E allora la prima reazione sarebbe tacere. Un silenzio estasiato che, in termini specifici, chiamiamo “mistica”. Non abbiamo parole abbastanza, non riusciamo a dire. E allora facciamo parlare il silenzio, la contemplazione, l’orazione.
Ma un’altra reazione, altrettanto umana, può essere quella di moltiplicare le parole, di provare ad esprimere in tutti i modi l’immensità che ci si apre davanti.
I poeti, come i mistici, conoscono molto bene la fatica del loro tentativo di mettere l’oceano… in un secchiello, come gli artisti cercano di fermare su di una tela o in uno scatto fotografico un attimo di luce, uno sguardo profondo, un cielo immenso.
Il tentativo è legittimo. La Parola divina spinge, si abbassa, si scompone: diventa “le parole” umane.
La realtà divina, unica e indivisibile, si scompone, come fa la luce, in tutte le sfumature che il linguaggio umano può esprimere ed intendere.
Papa Pio XI ha usato proprio questa espressione, parlando dell’esperienza di vita di una giovane ragazza francese, definendo la sua intera esistenza “Una parola di Dio per il mondo di oggi”.
Parlava di Maria Francesca Teresa Martin, ultima di nove figli (di cui 4 morti in tenera età) e rimasta orfana di madre a quattro anni. A quindici anni entra in monastero e a 24 anni muore di tubercolosi. Viene conosciuta in tutto il mondo come santa Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto, il suo nome religioso da suora.
Verrà definita “La più grande santa del secolo XIX”, i suoi libri saranno tradotti in tutte le lingue, la sua influenza sarà enorme sulla spiritualità, la dottrina, la teologia cristiana e oltre, infrangendo le barriere culturali e religiose, riconosciuta e amata da tutti: buddisti, induisti, islamici e persino atei.
Proviamo a balbettare qualcosa, a fare una piccola sintesi semplice e comprensibile della sua scoperta della misericordia divina.
Eh sì, perché anche Teresa, come tutti, non nasce santa… lo diventa. E’ molto precoce in tutto, da sempre ama Gesù ed evita il peccato, non fugge le sofferenze della vita e sente in cuore un desiderio fortissimo di aiutare ed amare tutti coloro per i quali Gesù è morto.
Ma anche lei ha dovuto imparare, attraversare “notti oscure”, ha cercato strenuamente la “sua” via, che chiamerà “piccola via”.
Teresa è sorpresa: i cinque anni che seguono la sua entrata nel monastero di clausura carmelitano di Lisieux non sono per niente un’avanzata gloriosa, una salita luminosa, come si sarebbe aspettata.
Dalle sue lettere emerge chiaramente questa svolta: capisce che Gesù le chiede di … scendere, anziché salire. Scendere dentro se stessa, scendere nell’aridità del deserto (si firmerà spesso “Il granellino di sabbia”), scendere nell’essere calpestata (soprattutto dalla priora che per cinque anni regge il monastero, ma anche da alcuni confessori, dalla madre maestra delle novizie, da alcune consorelle).
Il suo mondo, l’ambiente che la circonda, la sua nuova famiglia la leviga, la comprime, a volte la schiaccia.
L’amatissimo padre Martin affronta una dolorosa ed umiliante malattia mentale, un calvario nel calvario. Il volto sfigurato dell’Uomo dei dolori, del Servo sofferente è il volto del suo amatissimo papà, quello che, con un gesto profondo e profetico, il giorno della sua entrata al Carmelo, ha preso un fiorellino e glielo ha consegnato: “Sei pronta per essere trapiantata nella terra del Carmelo”.
La svolta è il 1893. La sorella Paolina, la sua seconda mamma, ora monaca nello stesso monastero con il nome di Agnese, diventa priora.
Padre Prou e padre Pichon, predicatori al monastero, la spronano ad affidarsi alla Misericordia di Dio, a liberarsi dai sensi di colpa, a lasciarsi andare, abbandonando finalmente il progetto di “farsi santa”.
L’anno seguente, il papà muore e l’amatissima sorella Celina, sua “sorella nell’anima”, che ha assistito il padre fino alla fine, la raggiunge in monastero, portando con sé un quaderno pieno di citazioni bibliche dove trova la risposta.
Ormai meriti, progresso, santità non li aspetta più da se stessa, ma unicamente da Dio. “Gesù mi darà tutto!” arriva a dire.
Ha scoperto la Misericordia e può scrivere il suo atto di abbandono all’Amore misericordioso e vivere con gioia di questo amore per il poco tempo che le rimarrà da vivere su questa terra.
Quando le chiederanno di scrivere la sua vita, “con il senno di poi”, ne parlerà alla luce della scoperta più liberante, gioiosa e rivoluzionaria della sua vita: la scoperta dell’Amore misericordioso di Dio.
Ci vorranno parecchi anni. Ha la fortuna di compiere un pellegrinaggio a Roma con l’amatissimo papà Martin, un gruppo di ricchi concittadini, frivoli e capricciosi, e insieme ad un gruppo di giovani seminaristi. Con il loro comportamento durante il viaggio, saranno proprio questi ultimi ad aiutarla a capire le debolezze del clero e a pregare per loro, offrendo se stessa nei sacrifici di ogni giorno.
E’ precoce anche nell’entrata in monastero (15 anni) ma si sente pronta: “Darò tutto a Gesù!”.
E in effetti è così: vuole dare tutto, vuole diventare santa, vuole sopportare con amore ogni sofferenza. Ma il vero cammino, la preparazione profonda, la santificazione da parte di Colui che – solo – ci rende santi era semplicemente ad una svolta.
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