Il presepe di Greccio: la lezione “semplice semplice” di san Francesco

Il Santuario di Greccio e il foulard di spazio + spadoni
A Greccio – luogo del primo presepe vivente – si è concretizzata la seconda opera di misericordia spirituale. Perché?
Ve lo spiega spazio + spadoni , il cui scopo è non solo diffondere le opere di misericordia, ma anche spiegarle e contestualizzarle nel tempo e nello spazio
Chi conosce a memoria le 14 opere di misericordia, sa che la seconda delle spirituali è “istruire gli ignoranti”.
Si tende, forse per eccesso di orgoglio o di superficialità, a guardare a quest’opera con un certo disappunto, come se volesse essere dispregiativa, con l’arrogante di turno che indottrina la massa da un pulpito.
Chi ha già indagato sul significato della parola “ignoranti”, saprà bene che è intesa nel senso di “coloro che ignorano”, che non conoscono qualcosa fino a un determinato momento, fino a quando qualcuno non gliela spiega, nel modo che gli è più congeniale o che ritiene più efficace.
E Francesco, il santo umile, non avrebbe potuto fare di meglio:
“istruire gli ignoranti” nella maniera più chiara, bella e creativa…
Attraverso la realizzazione di un presepe vivente…
L’idea del presepe
Nel 1223, San Francesco d’Assisi, desideroso di rendere accessibile a tutti il mistero dell’Incarnazione, volle rappresentare la nascita di Gesù in una grotta a Greccio, con persone e animali veri, anticipando così la tradizione del presepe.
Non fu solo un gesto devozionale, ma un’azione educativa profonda rivolta a un popolo allora in gran parte analfabeta e distante dai testi sacri.
Attraverso un linguaggio semplice e simbolico – quello delle immagini e della scena vivente – Francesco ha messo in pratica l’opera di misericordia “insegnare agli ignoranti”, trasformando una rappresentazione in catechesi viva, rendendo la Parola di Dio accessibile anche ai più umili: insegnò senza libri, educò attraverso l’esperienza, illuminò con la misericordia visiva.
Il suo “insegnare”, quindi, non è stato un’imposizione né un giudizio; anziché allontanare, ha accolto. E ha riunito gli “esclusi” attorno ad una grotta, a contemplare il mistero e la gioia della nascita di Gesù.
E ancora contempliamo il presepe…
Sono passati più di 800 anni da allora e quella “lezione” rivive ancora nel cuore di tutti: non solo dei grecciani, ma di tutte quelle persone che da diverse parti del mondo si recano in visita al suggestivo Santuario, soprannominato “la Betlemme Francescana”.
San Francesco, con la tenerezza dei gesti, ha trasmesso una fede che ancora vive.
E ci chiama, anche oggi, a prendere esempio da lui e a cercare, inventare, mettere in moto idee nuove per “insegnare agli ignoranti moderni”.
Che cosa? La pace? L’amore? La povertà?
Nessuno se ne abbia a male: sono cose elementari che, forse, nella società del superfluo, sono andate perse dalla memoria e dal cuore. Attraverso le opere di misericordia, le possiamo recuperare.
Immagine
- Foto di spazio + spadoni
A Greccio – luogo del primo presepe vivente – si è concretizzata la seconda opera di misericordia spirituale. Perché?
Ve lo spiega spazio + spadoni , il cui scopo è non solo diffondere le opere di misericordia, ma anche spiegarle e contestualizzarle nel tempo e nello spazio
Chi conosce a memoria le 14 opere di misericordia, sa che la seconda delle spirituali è “istruire gli ignoranti”.
Si tende, forse per eccesso di orgoglio o di superficialità, a guardare a quest’opera con un certo disappunto, come se volesse essere dispregiativa, con l’arrogante di turno che indottrina la massa da un pulpito.
Chi ha già indagato sul significato della parola “ignoranti”, saprà bene che è intesa nel senso di “coloro che ignorano”, che non conoscono qualcosa fino a un determinato momento, fino a quando qualcuno non gliela spiega, nel modo che gli è più congeniale o che ritiene più efficace.
E Francesco, il santo umile, non avrebbe potuto fare di meglio:
“istruire gli ignoranti” nella maniera più chiara, bella e creativa…
Attraverso la realizzazione di un presepe vivente…
L’idea del presepe
Nel 1223, San Francesco d’Assisi, desideroso di rendere accessibile a tutti il mistero dell’Incarnazione, volle rappresentare la nascita di Gesù in una grotta a Greccio, con persone e animali veri, anticipando così la tradizione del presepe.
Non fu solo un gesto devozionale, ma un’azione educativa profonda rivolta a un popolo allora in gran parte analfabeta e distante dai testi sacri.
Attraverso un linguaggio semplice e simbolico – quello delle immagini e della scena vivente – Francesco ha messo in pratica l’opera di misericordia “insegnare agli ignoranti”, trasformando una rappresentazione in catechesi viva, rendendo la Parola di Dio accessibile anche ai più umili: insegnò senza libri, educò attraverso l’esperienza, illuminò con la misericordia visiva.
Il suo “insegnare”, quindi, non è stato un’imposizione né un giudizio; anziché allontanare, ha accolto. E ha riunito gli “esclusi” attorno ad una grotta, a contemplare il mistero e la gioia della nascita di Gesù.
E ancora contempliamo il presepe…
Sono passati più di 800 anni da allora e quella “lezione” rivive ancora nel cuore di tutti: non solo dei grecciani, ma di tutte quelle persone che da diverse parti del mondo si recano in visita al suggestivo Santuario, soprannominato “la Betlemme Francescana”.
San Francesco, con la tenerezza dei gesti, ha trasmesso una fede che ancora vive.
E ci chiama, anche oggi, a prendere esempio da lui e a cercare, inventare, mettere in moto idee nuove per “insegnare agli ignoranti moderni”.
Che cosa? La pace? L’amore? La povertà?
Nessuno se ne abbia a male: sono cose elementari che, forse, nella società del superfluo, sono andate perse dalla memoria e dal cuore. Attraverso le opere di misericordia, le possiamo recuperare.
Immagine
- Foto di spazio + spadoni

Il Santuario di Greccio e il foulard di spazio + spadoni


