Disidratati d’amore… Le opere di misericordia dissetano il cuore

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22 Marzo 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Nella Giornata dell’acqua, la confessione di un giovane che ha sete di giustizia, misericordia e fede. In un mondo arido, serve l’amore

Oggi è la giornata dell’acqua, e io mi accorgo di avere sete.

Non quella che si placa con un bicchiere, non quella che senti dopo una corsa. È una sete più profonda, che non so nemmeno spiegare bene. È come se dentro ci fosse una terra arida, spaccata, che aspetta qualcosa che non arriva.

Mi guardo intorno e vedo che non sono l’unico. Siamo in tanti ad avere sete, anche se facciamo finta di no. Beviamo continuamente da fonti che non dissetano: parole veloci, relazioni fragili, sogni a metà. E alla fine restiamo asciutti dentro.

Ho sete di giustizia.
Perché vedo troppe cose che non tornano: chi ha troppo e chi niente, chi viene ignorato, chi viene scartato. E questa sete brucia, perché non basta indignarsi davanti a uno schermo. Sento che dovrei fare qualcosa, ma spesso non so da dove iniziare.

Ho sete di misericordia.
Perché il mondo sembra diventato duro, tagliente. Si giudica subito, si perdona poco. E anche io, se sono sincero, faccio fatica a essere diverso. Mi accorgo che ho bisogno di essere guardato con benevolenza, e allo stesso tempo di imparare a guardare così gli altri.

Ho sete di fede.
Non di risposte facili, ma di qualcosa che tenga quando tutto vacilla. Di una presenza che non sparisca nei momenti difficili. A volte mi sembra di credere, altre volte mi sento vuoto. Ma proprio questo vuoto, forse, è già una forma di ricerca.

In questa giornata dedicata all’acqua capisco una cosa semplice:
che non siamo fatti per vivere disidratati.

E invece lo siamo diventati.
Disidratati d’amore.
Disidratati di senso.
Disidratati di relazioni vere.

Forse la sete non è solo un problema.
Forse è anche una possibilità.

Perché chi ha sete, prima o poi, si mette in cammino.
Cerca una fonte.
Impara a riconoscere l’acqua vera da quella che illude.

E allora oggi voglio provare a cercarla davvero, quest’acqua.
Forse è più vicina di quanto penso.

Sta in un gesto semplice: dare da mangiare a chi ha fame,
fermarmi accanto a chi è solo,
perdonare invece di giudicare,
ascoltare invece di passare oltre.

Forse sono proprio queste le sorgenti:
le opere di misericordia.

Piccoli gesti che non fanno rumore,
ma che, goccia dopo goccia,
riescono a dissetare il cuore.

E mentre provo a dissetare qualcuno,
mi accorgo che anch’io, finalmente,
comincio a non avere più sete.

Immagine

  • Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Nella Giornata dell’acqua, la confessione di un giovane che ha sete di giustizia, misericordia e fede. In un mondo arido, serve l’amore

Oggi è la giornata dell’acqua, e io mi accorgo di avere sete.

Non quella che si placa con un bicchiere, non quella che senti dopo una corsa. È una sete più profonda, che non so nemmeno spiegare bene. È come se dentro ci fosse una terra arida, spaccata, che aspetta qualcosa che non arriva.

Mi guardo intorno e vedo che non sono l’unico. Siamo in tanti ad avere sete, anche se facciamo finta di no. Beviamo continuamente da fonti che non dissetano: parole veloci, relazioni fragili, sogni a metà. E alla fine restiamo asciutti dentro.

Ho sete di giustizia.
Perché vedo troppe cose che non tornano: chi ha troppo e chi niente, chi viene ignorato, chi viene scartato. E questa sete brucia, perché non basta indignarsi davanti a uno schermo. Sento che dovrei fare qualcosa, ma spesso non so da dove iniziare.

Ho sete di misericordia.
Perché il mondo sembra diventato duro, tagliente. Si giudica subito, si perdona poco. E anche io, se sono sincero, faccio fatica a essere diverso. Mi accorgo che ho bisogno di essere guardato con benevolenza, e allo stesso tempo di imparare a guardare così gli altri.

Ho sete di fede.
Non di risposte facili, ma di qualcosa che tenga quando tutto vacilla. Di una presenza che non sparisca nei momenti difficili. A volte mi sembra di credere, altre volte mi sento vuoto. Ma proprio questo vuoto, forse, è già una forma di ricerca.

In questa giornata dedicata all’acqua capisco una cosa semplice:
che non siamo fatti per vivere disidratati.

E invece lo siamo diventati.
Disidratati d’amore.
Disidratati di senso.
Disidratati di relazioni vere.

Forse la sete non è solo un problema.
Forse è anche una possibilità.

Perché chi ha sete, prima o poi, si mette in cammino.
Cerca una fonte.
Impara a riconoscere l’acqua vera da quella che illude.

E allora oggi voglio provare a cercarla davvero, quest’acqua.
Forse è più vicina di quanto penso.

Sta in un gesto semplice: dare da mangiare a chi ha fame,
fermarmi accanto a chi è solo,
perdonare invece di giudicare,
ascoltare invece di passare oltre.

Forse sono proprio queste le sorgenti:
le opere di misericordia.

Piccoli gesti che non fanno rumore,
ma che, goccia dopo goccia,
riescono a dissetare il cuore.

E mentre provo a dissetare qualcuno,
mi accorgo che anch’io, finalmente,
comincio a non avere più sete.

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