Riscoprire il Natale attraverso la sofferenza

P-Angelo Esposito con una bimba
Una lettera di p. Angelo Esposito, rientrato dal Guatemala per motivi di salute: “sono diventato come gli ammalati dell’ospedalino di Tacaná”
Carissimi amici, è Natale.
Gesù nasce per tutti noi per annunciare l’Amore infinito di Dio per l’umanità. Nasce povero tra i poveri, senza escludere nessuno, senza distinzioni.
Nasce in una mangiatoia, senza sfarzo, senza clamori, senza fuochi d’artificio. Nasce nel silenzio della notte, annunciato dalla voce degli angeli e dalla luce delle stelle.
È la meraviglia di un Amore grande. È lo stupore di scoprire che siamo figli di un unico Padre e che siamo amati così come siamo, con le nostre fragilità, i nostri limiti, le nostre ferite.
Per me, questo è un Natale diverso.
Un Natale attraversato dalla malattia, dal dolore, dalla sofferenza.
Nel mio sacerdozio, il Signore mi ha sempre chiamato a stare accanto ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti. Ogni giorno ho visto il dolore degli ammalati, di uomini e donne senza età, di bambini che con un coraggio immenso hanno affrontato cure e sofferenze.
Ho visto il volto della morte, ho ascoltato il pianto delle mamme, ho provato lo sgomento dell’impotenza. Ho assistito allo sforzo eroico dei medici che, anche senza mezzi, hanno saputo curare, guarire e amare.
Poi, un giorno, è successo a me.
La malattia è entrata nella mia vita ed è diventata la mia lotta quotidiana.
come i sofferenti impauriti dalla malattia che ogni giorno confortavo con la fede e la preghiera.
Solo allora ho compreso cose che prima non potevo comprendere. Ho conosciuto la paura, il dolore, la fatica di dover dipendere dagli altri anche nelle cose più semplici, come mangiare o lavarsi.
“Perché a me, Signore?
Perché tutto questo dolore, se ho risposto alle tue chiamate?
Perché proprio ora, quando avevo ancora tanto da realizzare?”
Rabbia e sgomento hanno abitato il mio cuore. Poi, dopo la diagnosi di tumore al cervello, ho dovuto conoscerlo, accettarlo, convivere con esso e con i suoi effetti devastanti sul mio corpo.
Ma Dio non mi ha mai abbandonato. Mi ha donato la forza di affrontare ogni cosa e mi è stato vicino attraverso la mia famiglia e attraverso ogni amico.
Ho sentito la preghiera di tanti e, nel dolore, mi sono scoperto immensamente amato.
Ho imparato ad amare Dio in un modo nuovo, più profondo, più vero.
Dio è dentro di me: è la mia forza, il mio unico Amore.
Un Amore che mi sostiene nella paura, nel dolore, nello sconforto.
È Natale. Nasce Gesù, e so che nasce anche per me. Sento la manina di quel Bambino stringere il mio dito, come fanno i neonati, per dirmi: “Io ci sono”.
È nato per salvarci dall’indifferenza, dalla paura, dal dolore e dalla morte.
Il Bambino nella mangiatoia ci invita a non scoraggiarci, a vivere la gioia anche nella malattia: a cogliere l’attimo in cui il dolore diminuisce, a riconoscere ogni piccolo progresso, a sentire la Sua carezza durante una chemioterapia, ad ascoltare la Sua voce che incoraggia durante una fisioterapia faticosa.
Oggi per me Natale è questo: stare cuore a cuore con chi soffre, con chi lotta per vivere, con chi non si arrende perché sa che oggi nasce Gesù, il Figlio di Dio, che ci annuncia la pace e ci chiede di amare senza condizioni.
Gesù dona gioia, forza, coraggio e determinazione.
È un Bambino che ci consegna il Vangelo come strada per affrontare ogni prova, con l’aiuto di Dio.
Possa questo Natale essere Amore vero per tutti. Possa portare salute, consolazione e serenità. Sia un Natale di cambiamento nel Signore, di gioia, di armonia e di stupore per una vita che, anche nella sofferenza, resta un dono.
Perché Dio è ovunque noi siamo.
Buon Natale a tutti.
Immagine
- Foto del profilo Fb di p. Angelo Esposito
Una lettera di p. Angelo Esposito, rientrato dal Guatemala per motivi di salute: “sono diventato come gli ammalati dell’ospedalino di Tacaná”
Carissimi amici, è Natale.
Gesù nasce per tutti noi per annunciare l’Amore infinito di Dio per l’umanità. Nasce povero tra i poveri, senza escludere nessuno, senza distinzioni.
Nasce in una mangiatoia, senza sfarzo, senza clamori, senza fuochi d’artificio. Nasce nel silenzio della notte, annunciato dalla voce degli angeli e dalla luce delle stelle.
È la meraviglia di un Amore grande. È lo stupore di scoprire che siamo figli di un unico Padre e che siamo amati così come siamo, con le nostre fragilità, i nostri limiti, le nostre ferite.
Per me, questo è un Natale diverso.
Un Natale attraversato dalla malattia, dal dolore, dalla sofferenza.
Nel mio sacerdozio, il Signore mi ha sempre chiamato a stare accanto ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti. Ogni giorno ho visto il dolore degli ammalati, di uomini e donne senza età, di bambini che con un coraggio immenso hanno affrontato cure e sofferenze.
Ho visto il volto della morte, ho ascoltato il pianto delle mamme, ho provato lo sgomento dell’impotenza. Ho assistito allo sforzo eroico dei medici che, anche senza mezzi, hanno saputo curare, guarire e amare.
Poi, un giorno, è successo a me.
La malattia è entrata nella mia vita ed è diventata la mia lotta quotidiana.
come i sofferenti impauriti dalla malattia che ogni giorno confortavo con la fede e la preghiera.
Solo allora ho compreso cose che prima non potevo comprendere. Ho conosciuto la paura, il dolore, la fatica di dover dipendere dagli altri anche nelle cose più semplici, come mangiare o lavarsi.
“Perché a me, Signore?
Perché tutto questo dolore, se ho risposto alle tue chiamate?
Perché proprio ora, quando avevo ancora tanto da realizzare?”
Rabbia e sgomento hanno abitato il mio cuore. Poi, dopo la diagnosi di tumore al cervello, ho dovuto conoscerlo, accettarlo, convivere con esso e con i suoi effetti devastanti sul mio corpo.
Ma Dio non mi ha mai abbandonato. Mi ha donato la forza di affrontare ogni cosa e mi è stato vicino attraverso la mia famiglia e attraverso ogni amico.
Ho sentito la preghiera di tanti e, nel dolore, mi sono scoperto immensamente amato.
Ho imparato ad amare Dio in un modo nuovo, più profondo, più vero.
Dio è dentro di me: è la mia forza, il mio unico Amore.
Un Amore che mi sostiene nella paura, nel dolore, nello sconforto.
È Natale. Nasce Gesù, e so che nasce anche per me. Sento la manina di quel Bambino stringere il mio dito, come fanno i neonati, per dirmi: “Io ci sono”.
È nato per salvarci dall’indifferenza, dalla paura, dal dolore e dalla morte.
Il Bambino nella mangiatoia ci invita a non scoraggiarci, a vivere la gioia anche nella malattia: a cogliere l’attimo in cui il dolore diminuisce, a riconoscere ogni piccolo progresso, a sentire la Sua carezza durante una chemioterapia, ad ascoltare la Sua voce che incoraggia durante una fisioterapia faticosa.
Oggi per me Natale è questo: stare cuore a cuore con chi soffre, con chi lotta per vivere, con chi non si arrende perché sa che oggi nasce Gesù, il Figlio di Dio, che ci annuncia la pace e ci chiede di amare senza condizioni.
Gesù dona gioia, forza, coraggio e determinazione.
È un Bambino che ci consegna il Vangelo come strada per affrontare ogni prova, con l’aiuto di Dio.
Possa questo Natale essere Amore vero per tutti. Possa portare salute, consolazione e serenità. Sia un Natale di cambiamento nel Signore, di gioia, di armonia e di stupore per una vita che, anche nella sofferenza, resta un dono.
Perché Dio è ovunque noi siamo.
Buon Natale a tutti.
Immagine
- Foto del profilo Fb di p. Angelo Esposito

P-Angelo Esposito con una bimba


