Sentirsi misericordiati alla fine di un anno

il: 

31 Dicembre 2025

di: 

lettera-ringraziamento_misericordiati
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Foto di Řaj Vaishnaw (Pexels)

Tempo di bilanci, nell’ultimo giorno dell’anno. Per spazio + spadoni, il tutto si riassume in un “grazie”, da misericordiato

Caro 2025,

ti scrivo con mani stanche ma ancora aperte.

Sono il mondo che spesso vedi solo nei numeri, nelle emergenze, nei titoli veloci.

Sono il mondo ferito, fragile, bisognoso. Sono quello che, più di altri, ha imparato cosa significa ricevere misericordia.

Ti scrivo dai luoghi dove la vita pesa di più: dalle periferie senza voce, dai letti d’ospedale, dai campi profughi, dalle case dove la solitudine fa più rumore della guerra. Ti scrivo da chi ha perso lavoro, affetti, sicurezza; da chi è caduto e non aveva la forza di rialzarsi da solo.

Eppure, caro 2025, voglio dirti grazie.

Grazie per ogni gesto che mi ha raggiunto senza clamore: una mano tesa, un pasto condiviso, una parola che non giudica, una presenza che resta.

Grazie per chi ha scelto di farsi prossimo quando era più facile voltarsi dall’altra parte. In quei momenti ho capito che la misericordia non è un’idea, ma una carne viva che si fa incontro.

Ho ricevuto misericordia quando qualcuno mi ha guardato come persona e non come problema.

Quando il tempo è stato donato, non misurato.
Quando la cura ha preceduto la spiegazione.
Quando l’amore ha avuto il coraggio di essere gratuito.

Ti chiedo una cosa, 2025: non stancarti di credere che la misericordia possa cambiare la storia.

Aiutami a custodirla, a moltiplicarla, a trasformarla in responsabilità. Perché chi è stato accolto impari ad accogliere, chi è stato perdonato impari a perdonare, chi è stato salvato non dimentichi.

Con gratitudine e speranza,
il mondo che vive di misericordia

Immagine

Tempo di bilanci, nell’ultimo giorno dell’anno. Per spazio + spadoni, il tutto si riassume in un “grazie”, da misericordiato

Caro 2025,

ti scrivo con mani stanche ma ancora aperte.

Sono il mondo che spesso vedi solo nei numeri, nelle emergenze, nei titoli veloci.

Sono il mondo ferito, fragile, bisognoso. Sono quello che, più di altri, ha imparato cosa significa ricevere misericordia.

Ti scrivo dai luoghi dove la vita pesa di più: dalle periferie senza voce, dai letti d’ospedale, dai campi profughi, dalle case dove la solitudine fa più rumore della guerra. Ti scrivo da chi ha perso lavoro, affetti, sicurezza; da chi è caduto e non aveva la forza di rialzarsi da solo.

Eppure, caro 2025, voglio dirti grazie.

Grazie per ogni gesto che mi ha raggiunto senza clamore: una mano tesa, un pasto condiviso, una parola che non giudica, una presenza che resta.

Grazie per chi ha scelto di farsi prossimo quando era più facile voltarsi dall’altra parte. In quei momenti ho capito che la misericordia non è un’idea, ma una carne viva che si fa incontro.

Ho ricevuto misericordia quando qualcuno mi ha guardato come persona e non come problema.

Quando il tempo è stato donato, non misurato.
Quando la cura ha preceduto la spiegazione.
Quando l’amore ha avuto il coraggio di essere gratuito.

Ti chiedo una cosa, 2025: non stancarti di credere che la misericordia possa cambiare la storia.

Aiutami a custodirla, a moltiplicarla, a trasformarla in responsabilità. Perché chi è stato accolto impari ad accogliere, chi è stato perdonato impari a perdonare, chi è stato salvato non dimentichi.

Con gratitudine e speranza,
il mondo che vive di misericordia

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Foto di Řaj Vaishnaw (Pexels)

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