«La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro»

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10 Febbraio 2026

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Fonte: Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute CEI

Per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà l’11 febbraio, l’invito a diventare buoni samaritani

(Redazione Cuore Amico)

In occasione della 34a giornata mondiale del malato papa Leone XIV ci invita a riflettere sulla compassione che, nella parabola del buon Samaritano, si mostra in due incontri mancati e un incontro compiuto: due uomini passano oltre, uno si ferma.

In questo, che è uno dei racconti più luminosi e più inquieti del Vangelo, Gesù non offre una teoria sull’amore, ma una scena concreta: un uomo ferito, un altro che si china, olio e vino versati, una locanda che accoglie. Nell’intreccio di sguardi, di mani e di tempo speso, si rivela il volto stesso di Dio.

La compassione, nel linguaggio del Vangelo, non è solo un sentimento: è una forza che trasforma il tempo e lo spazio. È l’amore che si fa carico, che si ferma, che tocca, che accompagna. Non è dunque un’emozione passeggera, ma un modo di amare che si lascia ferire, che accoglie la fragilità dell’altro senza fuggirla.

In questa prospettiva il Samaritano diventa icona di Cristo, ma anche del discepolo che si lascia abitare dal suo amore che fascia le ferite del mondo e le porta nel proprio cuore.

Il Papa ci invita a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito. Apriamo il nostro cuore ai malati e facciamoci buoni samaritani.

Fonte

Immagine

  • Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute CEI

Per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà l’11 febbraio, l’invito a diventare buoni samaritani

(Redazione Cuore Amico)

In occasione della 34a giornata mondiale del malato papa Leone XIV ci invita a riflettere sulla compassione che, nella parabola del buon Samaritano, si mostra in due incontri mancati e un incontro compiuto: due uomini passano oltre, uno si ferma.

In questo, che è uno dei racconti più luminosi e più inquieti del Vangelo, Gesù non offre una teoria sull’amore, ma una scena concreta: un uomo ferito, un altro che si china, olio e vino versati, una locanda che accoglie. Nell’intreccio di sguardi, di mani e di tempo speso, si rivela il volto stesso di Dio.

La compassione, nel linguaggio del Vangelo, non è solo un sentimento: è una forza che trasforma il tempo e lo spazio. È l’amore che si fa carico, che si ferma, che tocca, che accompagna. Non è dunque un’emozione passeggera, ma un modo di amare che si lascia ferire, che accoglie la fragilità dell’altro senza fuggirla.

In questa prospettiva il Samaritano diventa icona di Cristo, ma anche del discepolo che si lascia abitare dal suo amore che fascia le ferite del mondo e le porta nel proprio cuore.

Il Papa ci invita a ritrovare nella compassione la via della prossimità al mondo ferito. Apriamo il nostro cuore ai malati e facciamoci buoni samaritani.

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  • Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute CEI
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Fonte: Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute CEI

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