Migranti, camminatori del mondo. Per loro, un paio di scarpe nuove

Foto di David Hurley su Unsplash
Padre Renato Zilio, missionario scalabrianiano in Marocco, e i giovani migranti che fuggono da guerra e povertà
Hanno camminato tanto, infinitamente, tra deserto e frontiere. Dal Senegal come Moussa, dalla Guinea Coakry come Aboubakr o dal Ghana…
Sfiniti, hanno attraversato Mauritania, Mali, Algeria. Sono decine e decine, girano per Rabat, ormai in Marocco, chiedendole elemosina, raccolgono 25-30 dirham al giorno (2-3 euro).
Sono giovani migranti subsahariani, cercano ad ogni costo di entrare in Spagna. Anche a costo della vita. E lo sanno. Non vogliono continuare a vivere in un Paese, il loro, che non sa offrire opportunità, né chance, né prospettive.
Laggiù non hanno futuro, troppe difficoltà per vivere.
Lo scorso Natale, con Modeste giovane missionario congolese, ordinato prete un anno fa, abbiamo pensato di dare loro un segno di solidarietà.
Sì, a loro, “camminatori del mondo”. Sarà un piccolo tesoro: un paio di scarpe nuove.
Girano con delle vere e proprie ciabatte o con scarpe bucate o semidistrutte, e alzando il piede ve lo mostrano…
Un giorno (non sanno mai per quale destino) sono diventati dei camminatori maledetti. Anche a piedi scalzi.
Li incontro ogni sera dopo cena, quando esco per le strade, nella zona della stazione. E’ la mia missione preferita, la chiamo “la missione della strada”.
È indispensabile amare questi giovani, in un calvario per loro impensabile e senza dignità, abbattere pregiudizi, essere umani, costruire ponti e relazioni di fraternità.
In realtà, è questo costruire il Regno di Dio. Anche con un paio di scarpe nuove!
Essere più umani è la lezione più grande…
Fonte
- “Guardare verso Colui che hanno trafitto” – itinerario Quaresima 2024 a cura dell’Ufficio per la pastorale missionaria della diocesi di Como, p. 36.
Immagine
- Foto di David Hurley su Unsplash
Padre Renato Zilio, missionario scalabrianiano in Marocco, e i giovani migranti che fuggono da guerra e povertà
Hanno camminato tanto, infinitamente, tra deserto e frontiere. Dal Senegal come Moussa, dalla Guinea Coakry come Aboubakr o dal Ghana…
Sfiniti, hanno attraversato Mauritania, Mali, Algeria. Sono decine e decine, girano per Rabat, ormai in Marocco, chiedendole elemosina, raccolgono 25-30 dirham al giorno (2-3 euro).
Sono giovani migranti subsahariani, cercano ad ogni costo di entrare in Spagna. Anche a costo della vita. E lo sanno. Non vogliono continuare a vivere in un Paese, il loro, che non sa offrire opportunità, né chance, né prospettive.
Laggiù non hanno futuro, troppe difficoltà per vivere.
Lo scorso Natale, con Modeste giovane missionario congolese, ordinato prete un anno fa, abbiamo pensato di dare loro un segno di solidarietà.
Sì, a loro, “camminatori del mondo”. Sarà un piccolo tesoro: un paio di scarpe nuove.
Girano con delle vere e proprie ciabatte o con scarpe bucate o semidistrutte, e alzando il piede ve lo mostrano…
Un giorno (non sanno mai per quale destino) sono diventati dei camminatori maledetti. Anche a piedi scalzi.
Li incontro ogni sera dopo cena, quando esco per le strade, nella zona della stazione. E’ la mia missione preferita, la chiamo “la missione della strada”.
È indispensabile amare questi giovani, in un calvario per loro impensabile e senza dignità, abbattere pregiudizi, essere umani, costruire ponti e relazioni di fraternità.
In realtà, è questo costruire il Regno di Dio. Anche con un paio di scarpe nuove!
Essere più umani è la lezione più grande…
Fonte
- “Guardare verso Colui che hanno trafitto” – itinerario Quaresima 2024 a cura dell’Ufficio per la pastorale missionaria della diocesi di Como, p. 36.
Immagine
- Foto di David Hurley su Unsplash

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