Niscemi, Sicilia | “Alloggiare i pellegrini” di oggi

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Nell’emergenza che colpisce Niscemi, l’antica opera di misericordia dell’accoglienza si rinnova come gesto concreto di speranza e solidarietà
Continua a cedere il terreno di Niscemi. E con esso cedono le speranze e i sogni dei suoi abitanti.
Dal 28 gennaio scorso, giorno in cui le forti piogge del ciclone Harry hanno provocato una frana di 4 km, la vita di questo piccolo comune siciliano della piana di Gela si è fermata.
Circa 1500 persone sono state evacuate dai loro alloggi e spostate in strutture di accoglienza o presso familiari. Così, molte famiglie sono diventate, loro malgrado, “pellegrini”.
Non pellegrini per devozione, con zaino e sorriso, ma viandanti forzati della vita, spinti fuori dalla propria casa, da quel luogo che non non era solo un insieme di mattoni e mobili, ma un puzzle di ricordi, sacrifici, volti amati, storie…
Portano, infatti, un fardello diverso: la perdita di tutto ciò che avevano costruito, per cui si ritrovano a cercare un luogo dove ricominciare.
La chiamata all’opera di misericordia “alloggiare i pellegrini”, quindi, è più urgente che mai. Non è solo fornire un tetto, ma accogliere storie spezzate, ascoltare silenzi pesanti, condividere il calore di una stanza che non è più la propria.
Significa aprire spazi sicuri dove poter dormire senza la paura di franare giù, tendere una mano a chi ha perso punti di riferimento, portare conforto, chiedere giustizia.
1500 persone che hanno perso tutto… Di fronte alla loro disperazione, non possiamo girarci dall’altra parte né ridurre le persone a numeri. Non si tratta di statistiche, ma di vite che hanno bisogno dell’abbraccio di chi dia loro una nuova speranza.
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Nell’emergenza che colpisce Niscemi, l’antica opera di misericordia dell’accoglienza si rinnova come gesto concreto di speranza e solidarietà
Continua a cedere il terreno di Niscemi. E con esso cedono le speranze e i sogni dei suoi abitanti.
Dal 28 gennaio scorso, giorno in cui le forti piogge del ciclone Harry hanno provocato una frana di 4 km, la vita di questo piccolo comune siciliano della piana di Gela si è fermata.
Circa 1500 persone sono state evacuate dai loro alloggi e spostate in strutture di accoglienza o presso familiari. Così, molte famiglie sono diventate, loro malgrado, “pellegrini”.
Non pellegrini per devozione, con zaino e sorriso, ma viandanti forzati della vita, spinti fuori dalla propria casa, da quel luogo che non non era solo un insieme di mattoni e mobili, ma un puzzle di ricordi, sacrifici, volti amati, storie…
Portano, infatti, un fardello diverso: la perdita di tutto ciò che avevano costruito, per cui si ritrovano a cercare un luogo dove ricominciare.
La chiamata all’opera di misericordia “alloggiare i pellegrini”, quindi, è più urgente che mai. Non è solo fornire un tetto, ma accogliere storie spezzate, ascoltare silenzi pesanti, condividere il calore di una stanza che non è più la propria.
Significa aprire spazi sicuri dove poter dormire senza la paura di franare giù, tendere una mano a chi ha perso punti di riferimento, portare conforto, chiedere giustizia.
1500 persone che hanno perso tutto… Di fronte alla loro disperazione, non possiamo girarci dall’altra parte né ridurre le persone a numeri. Non si tratta di statistiche, ma di vite che hanno bisogno dell’abbraccio di chi dia loro una nuova speranza.
Immagine
- Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni



