Camaiore | Riapertura della Chiesa del Suffragio e della Misericordia dopo il restauro

Foto di Alessandro Tambellini
A Camaiore (Lucca), il 18 aprile, sono state presentate le opere di misericordia realizzate dal Maestro Lorenzo D’Andrea
(di Alessandro Tambellini)
La parola Misericordia, di derivazione latina, è l’unione di due sostantivi – i miseri e il cuore – che esprimono la compassione, la condivisione della sofferenza, l’adesione intima alla miseria degli altri. Ma la Misericordia non è solo una parola: in essa si manifestano le opere rivolte a sollievo dei mali sofferti dal nostro prossimo, le azioni concrete definite in successione nel Vangelo di Matteo (cap. 25, vv. 34-40), dove Gesù spiega che “quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria” saremo giudicati in ragione di quel che abbiamo compiuto a sostegno dei più piccoli, dei più bisognosi.
E la celebre sintesi del brano evangelico ora ricordato, attribuita a San Giovanni della Croce – “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” – rimanda non alla vaghezza di qualche pur nobile sentimento, ma alla concreta carità, vissuta quotidianamente e offerta a sostegno di chi si trova in condizioni di fragilità e di bisogno. L’apostolo Giacomo, del resto, nella Lettera rivolta alle comunità giudaico-cristiane disperse nel mondo greco-romano (cap. 2, vv. 24 e 26), avverte con stile profetico che siamo giustificati in base alle opere e non soltanto in base alla fede. “Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”.
In base a questa sollecitudine sorgiva che invita ad essere vicini a chi soffre, sorse a Firenze alla metà del XIII secolo, ad opera di un semplice uomo del popolo, la Compagnia della Misericordia, i cui confratelli vestiti di nero compivano le opere di carità con una visiera – la buffa – calata sul viso per non essere riconosciuti durante il loro operato.
Il nascondimento del volto era il segno della assoluta gratuità delle opere di misericordia, rivolte a chiunque, senza alcuna distinzione sociale o religiosa, al di là di qualsiasi possibile ricompensa o anche solo di un semplice segno di riconoscenza.
La Confraternita della Misericordia di Camaiore è stata fondata nel 1879, con ascendenze tuttavia che risalgono ad una Confraternita già operante nel 1450. Siamo quindi di fronte ad una lunga storia di spiritualità, che ha mosso sentimenti di solidarietà e servizio resi a beneficio dell’intera comunità: una storia che oggi ritrova il suo luogo d’elezione con la riapertura, dopo il restauro, della Chiesa del Suffragio e della Misericordia, in cui saranno esposte 14 tele, che raffigurano le 7 opere di Misericordia Corporali e le 7 opere di Misericordia Spirituali, dipinte dal maestro Lorenzo D’Andrea.
Durante il tempo dell’epidemia da Covid-19, uno dei momenti in cui l’intera umanità ha provato il senso della fragilità dell’esistenza e la debolezza della natura umana, costantemente in bilico sulla labile linea di confine tra il vivere e il morire, D’Andrea disegnò una impressionante serie di Crocifissi, nella successione dei quali si leggeva in forme diverse il segno del sacrificio estremo di Gesù, preludio della resurrezione del Cristo, della vittoria sulla morte: quasi una chiamata simbolica alla rinascita e al rinnovamento della nostra vita, privata e collettiva, dopo le prove estreme della sofferenza e della morte durante l’epidemia.
E quando, nell’aprile del 2022, poco dopo l’inizio della guerra che la Russia aveva mosso all’Ucraina, furono scoperti oltre 400 cadaveri in una fossa comune, a seguito del ritiro russo dalla città di Bucha, D’Andrea fu interiormente sospinto a dipingere una tela di grandi dimensioni, in cui dall’ ammasso di corpi e di volti raccolti nello scempio del massacro sembra levarsi un grido, l’urlo estremo dell’umanità ferita e annientata dallo scempio della guerra.
La pittura di Lorenzo D’Andrea è espressione della dimensione interiore dell’artista, nasce da un’intima elaborazione che restituisce, tradotte in immagini, le sensazioni che all’artista provengono dall’esterno. Se osserviamo come nella pittura del passato sono state rappresentate la sofferenza e la morte, nelle immagini si percepisce comunque la ricerca della perfezione delle forme, pur nella restituzione di avvenimenti che hanno a che fare con la lacerazione della violenza. Nelle opere di D’Andrea, invece, le forme, i volti, i corpi sembrano scaturire da un moto interiore dell’animo, scosso dal cumulo di sensazioni, armoniche o laceranti, edificanti o distruttive, che provengono dalla vita reale.
Anche nella rappresentazione delle Opere di Misericordia corporali e spirituali che resteranno nella Chiesa del Suffragio, le immagini nascono da un substrato interiore, sollecitato sì dal riflesso di coloro che si trovano quotidianamente a vivere nella condizione di miseria, di privazione della libertà, o provati dalla malattia e dall’afflizione, oppure immersi nella povertà culturale, o soggiogati dalla colpa del peccato, ma altresì mosso dall’esempio di quanti si adoperano ogni giorno per sollevare gli altri dall’afflizione.
Sono rappresentazioni in cui, pur se non mancano alcuni tratti di colore, predomina il chiaroscuro, con la prevalenza del bianco che irrora la tela con la luce che scende dall’alto, segno della forza, mite e potente insieme, dell’insegnamento divino, che si fa atto concreto, incarnato nell’azione compiuta a vantaggio di chi si trova nella sofferenza. Ma essere di fronte alle Opere di Misericordia, rappresentate visivamente in una versione con tanta forza partecipata emotivamente dall’artista, ci sollecita una riflessione profonda sulla loro traduzione pratica nella fase storica che stiamo vivendo.
L’invito ad accogliere i forestieri (la quarta delle opere di misericordia corporali), ci pone oggi di fronte al fenomeno delle migrazioni. “Ricordati che sei stato straniero nella terra d’Egitto”. E il monito rivolto a Israele più volte nell’Antico Testamento.
Il continuo movimento di genti che fuggono da condizioni difficili o addirittura disperate e cercano una possibilità di vita dignitosa, con spostamenti che mettono a rischio la loro vita – il fondo del mar Mediterraneo è divenuto nel tempo un enorme cimitero – ci interroga profondamente come cristiani, anche a fronte degli indirizzi di pensiero di alcuni, che hanno fatto un vessillo della lotta all’accoglienza dei migranti.
Si tratta di fenomeni socialmente impegnativi che vanno sì compresi, valutati, regolati, ma altresì accettati e accolti se a fondamento della nostra vita poniamo l’insegnamento evangelico.
Così come tra le Opere di Misericordia Spirituali, la seconda sollecitazione è “insegnare agli ignoranti”, per la crescita personale e sociale di coloro che si trovano in condizione di svantaggio culturale.
Dobbiamo però avere oggi la consapevolezza che la ricerca scientifica è finanziata solo in parte dalle strutture pubbliche. Molta della ricerca di altissimo livello, in campi che spaziano dall’intelligenza artificiale, alla robotica, alla farmacologia e alla medicina, è oggi controllata da grandi gruppi economici che operano a livello internazionale.
E i risultati concreti di quella ricerca serviranno soprattutto ad ulteriormente incrementare la potenza economica di coloro che detengono la forza finanziaria per influire sulle scelte che indirizzeranno nei prossimi decenni l’umanità.
Sono queste, appena accennate, situazioni che possono turbare nel profondo la nostra coscienza collettiva, ma di esse dobbiamo essere consapevoli.
Ecco perché nel nostro tempo la forza della carità, debole, gentile, amorevole, mite incarnata nelle Opere di Misericordia può assumere una forza dirompente nei confronti di coloro che pensano di poter costruire un mondo in cui la libertà proterva, solipsistica, senza vincoli e senza regole, solo assicurata dal dominio della ricchezza, e quindi lontana da ogni criterio di giustizia sociale e di solidarietà, sia l’unico indirizzo valido per il futuro.
La speranza, diceva Sant’Agostino, “è una lucerna che brilla nel buio”, accesa dall’indignazione per il male che vediamo nel mondo e sostenuta dal coraggio di cambiare la realtà. È con questa consapevolezza che siamo chiamati a costruire la nostra vita nel tempo che verrà.
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- Foto di Alessandro Tambellini
A Camaiore (Lucca), il 18 aprile, sono state presentate le opere di misericordia realizzate dal Maestro Lorenzo D’Andrea
(di Alessandro Tambellini)
La parola Misericordia, di derivazione latina, è l’unione di due sostantivi – i miseri e il cuore – che esprimono la compassione, la condivisione della sofferenza, l’adesione intima alla miseria degli altri. Ma la Misericordia non è solo una parola: in essa si manifestano le opere rivolte a sollievo dei mali sofferti dal nostro prossimo, le azioni concrete definite in successione nel Vangelo di Matteo (cap. 25, vv. 34-40), dove Gesù spiega che “quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria” saremo giudicati in ragione di quel che abbiamo compiuto a sostegno dei più piccoli, dei più bisognosi.
E la celebre sintesi del brano evangelico ora ricordato, attribuita a San Giovanni della Croce – “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” – rimanda non alla vaghezza di qualche pur nobile sentimento, ma alla concreta carità, vissuta quotidianamente e offerta a sostegno di chi si trova in condizioni di fragilità e di bisogno. L’apostolo Giacomo, del resto, nella Lettera rivolta alle comunità giudaico-cristiane disperse nel mondo greco-romano (cap. 2, vv. 24 e 26), avverte con stile profetico che siamo giustificati in base alle opere e non soltanto in base alla fede. “Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”.
In base a questa sollecitudine sorgiva che invita ad essere vicini a chi soffre, sorse a Firenze alla metà del XIII secolo, ad opera di un semplice uomo del popolo, la Compagnia della Misericordia, i cui confratelli vestiti di nero compivano le opere di carità con una visiera – la buffa – calata sul viso per non essere riconosciuti durante il loro operato.
Il nascondimento del volto era il segno della assoluta gratuità delle opere di misericordia, rivolte a chiunque, senza alcuna distinzione sociale o religiosa, al di là di qualsiasi possibile ricompensa o anche solo di un semplice segno di riconoscenza.
La Confraternita della Misericordia di Camaiore è stata fondata nel 1879, con ascendenze tuttavia che risalgono ad una Confraternita già operante nel 1450. Siamo quindi di fronte ad una lunga storia di spiritualità, che ha mosso sentimenti di solidarietà e servizio resi a beneficio dell’intera comunità: una storia che oggi ritrova il suo luogo d’elezione con la riapertura, dopo il restauro, della Chiesa del Suffragio e della Misericordia, in cui saranno esposte 14 tele, che raffigurano le 7 opere di Misericordia Corporali e le 7 opere di Misericordia Spirituali, dipinte dal maestro Lorenzo D’Andrea.
Durante il tempo dell’epidemia da Covid-19, uno dei momenti in cui l’intera umanità ha provato il senso della fragilità dell’esistenza e la debolezza della natura umana, costantemente in bilico sulla labile linea di confine tra il vivere e il morire, D’Andrea disegnò una impressionante serie di Crocifissi, nella successione dei quali si leggeva in forme diverse il segno del sacrificio estremo di Gesù, preludio della resurrezione del Cristo, della vittoria sulla morte: quasi una chiamata simbolica alla rinascita e al rinnovamento della nostra vita, privata e collettiva, dopo le prove estreme della sofferenza e della morte durante l’epidemia.
E quando, nell’aprile del 2022, poco dopo l’inizio della guerra che la Russia aveva mosso all’Ucraina, furono scoperti oltre 400 cadaveri in una fossa comune, a seguito del ritiro russo dalla città di Bucha, D’Andrea fu interiormente sospinto a dipingere una tela di grandi dimensioni, in cui dall’ ammasso di corpi e di volti raccolti nello scempio del massacro sembra levarsi un grido, l’urlo estremo dell’umanità ferita e annientata dallo scempio della guerra.
La pittura di Lorenzo D’Andrea è espressione della dimensione interiore dell’artista, nasce da un’intima elaborazione che restituisce, tradotte in immagini, le sensazioni che all’artista provengono dall’esterno. Se osserviamo come nella pittura del passato sono state rappresentate la sofferenza e la morte, nelle immagini si percepisce comunque la ricerca della perfezione delle forme, pur nella restituzione di avvenimenti che hanno a che fare con la lacerazione della violenza. Nelle opere di D’Andrea, invece, le forme, i volti, i corpi sembrano scaturire da un moto interiore dell’animo, scosso dal cumulo di sensazioni, armoniche o laceranti, edificanti o distruttive, che provengono dalla vita reale.
Anche nella rappresentazione delle Opere di Misericordia corporali e spirituali che resteranno nella Chiesa del Suffragio, le immagini nascono da un substrato interiore, sollecitato sì dal riflesso di coloro che si trovano quotidianamente a vivere nella condizione di miseria, di privazione della libertà, o provati dalla malattia e dall’afflizione, oppure immersi nella povertà culturale, o soggiogati dalla colpa del peccato, ma altresì mosso dall’esempio di quanti si adoperano ogni giorno per sollevare gli altri dall’afflizione.
Sono rappresentazioni in cui, pur se non mancano alcuni tratti di colore, predomina il chiaroscuro, con la prevalenza del bianco che irrora la tela con la luce che scende dall’alto, segno della forza, mite e potente insieme, dell’insegnamento divino, che si fa atto concreto, incarnato nell’azione compiuta a vantaggio di chi si trova nella sofferenza. Ma essere di fronte alle Opere di Misericordia, rappresentate visivamente in una versione con tanta forza partecipata emotivamente dall’artista, ci sollecita una riflessione profonda sulla loro traduzione pratica nella fase storica che stiamo vivendo.
L’invito ad accogliere i forestieri (la quarta delle opere di misericordia corporali), ci pone oggi di fronte al fenomeno delle migrazioni. “Ricordati che sei stato straniero nella terra d’Egitto”. E il monito rivolto a Israele più volte nell’Antico Testamento.
Il continuo movimento di genti che fuggono da condizioni difficili o addirittura disperate e cercano una possibilità di vita dignitosa, con spostamenti che mettono a rischio la loro vita – il fondo del mar Mediterraneo è divenuto nel tempo un enorme cimitero – ci interroga profondamente come cristiani, anche a fronte degli indirizzi di pensiero di alcuni, che hanno fatto un vessillo della lotta all’accoglienza dei migranti.
Si tratta di fenomeni socialmente impegnativi che vanno sì compresi, valutati, regolati, ma altresì accettati e accolti se a fondamento della nostra vita poniamo l’insegnamento evangelico.
Così come tra le Opere di Misericordia Spirituali, la seconda sollecitazione è “insegnare agli ignoranti”, per la crescita personale e sociale di coloro che si trovano in condizione di svantaggio culturale.
Dobbiamo però avere oggi la consapevolezza che la ricerca scientifica è finanziata solo in parte dalle strutture pubbliche. Molta della ricerca di altissimo livello, in campi che spaziano dall’intelligenza artificiale, alla robotica, alla farmacologia e alla medicina, è oggi controllata da grandi gruppi economici che operano a livello internazionale.
E i risultati concreti di quella ricerca serviranno soprattutto ad ulteriormente incrementare la potenza economica di coloro che detengono la forza finanziaria per influire sulle scelte che indirizzeranno nei prossimi decenni l’umanità.
Sono queste, appena accennate, situazioni che possono turbare nel profondo la nostra coscienza collettiva, ma di esse dobbiamo essere consapevoli.
Ecco perché nel nostro tempo la forza della carità, debole, gentile, amorevole, mite incarnata nelle Opere di Misericordia può assumere una forza dirompente nei confronti di coloro che pensano di poter costruire un mondo in cui la libertà proterva, solipsistica, senza vincoli e senza regole, solo assicurata dal dominio della ricchezza, e quindi lontana da ogni criterio di giustizia sociale e di solidarietà, sia l’unico indirizzo valido per il futuro.
La speranza, diceva Sant’Agostino, “è una lucerna che brilla nel buio”, accesa dall’indignazione per il male che vediamo nel mondo e sostenuta dal coraggio di cambiare la realtà. È con questa consapevolezza che siamo chiamati a costruire la nostra vita nel tempo che verrà.
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- Foto di Alessandro Tambellini

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