Una stella nel buio | La canzone di Ermal Meta e la misericordia che dà voce ai bambini di Gaza

il: 

25 Febbraio 2026

di: 

stella-bambini-Gaza_opere-misericordia-musica-festival
stella-bambini-Gaza_opere-misericordia-musica-festival

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Al Festival di Sanremo, con “Stella Stellina”, Ermal Meta canta i bambini di Gaza: quando la musica si fa coscienza

Sul palco di Sanremo, Ermal Meta presenta una canzone che sceglie la sobrietà per affrontare uno dei drammi più laceranti del nostro tempo: la condizione dei bambini di Gaza. Non un brano di denuncia gridata, ma un racconto trattenuto, che affida alle immagini dell’infanzia ferita il compito di interrogare chi ascolta.

Nel testo emergono figure fragili e universali: bambini che dovrebbero dormire e invece vegliano, che dovrebbero giocare e invece imparano la paura. Meta non nomina direttamente la guerra, ma ne lascia percepire il peso attraverso dettagli minimi, quasi domestici. È una scelta che restituisce dignità alle vittime e sottrae il dolore alla spettacolarizzazione. In questo senso, la canzone diventa un atto di prossimità, un modo per “vedere” chi spesso resta invisibile.

Proprio qui il brano incrocia il linguaggio delle opere di misericordia, in particolare quelle spirituali. “Consolare gli afflitti” e “istruire gli ignoranti” non significano offrire risposte facili, ma creare spazi di ascolto e consapevolezza. La canzone di Meta consola non perché lenisca la sofferenza, ma perché la riconosce; istruisce non perché spieghi un conflitto complesso, ma perché educa lo sguardo a non voltarsi altrove. La musica diventa così un gesto misericordioso: accompagna, resta accanto, non fugge.

La cornice del Festival amplifica questo messaggio. Un evento che richiama l’immaginario dell’infanzia e della fiaba si trasforma in luogo di responsabilità adulta. La stella evocata nel titolo non è un simbolo evasivo, ma una luce fragile che resiste nel buio.

Nel panorama della canzone d’autore contemporanea, l’intervento di Ermal Meta si distingue per misura e profondità etica. Parlare dei bambini di Gaza significa assumersi il rischio di strumentalizzazione; evitarla richiede pudore, ascolto e rispetto. La canzone non pretende di cambiare il mondo, ma compie un gesto essenziale: mantiene aperta la ferita perché non diventi indifferenza.

Così, con “Stella Stellina”, la musica si fa opera di misericordia laica e universale. Questa canzone ci ricorda che prendersi cura non è solo agire, ma anche nominare, raccontare, custodire la memoria delle vittime. E che, a volte, consolare significa semplicemente non smettere di guardare.

Immagine

  • Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Al Festival di Sanremo, con “Stella Stellina”, Ermal Meta canta i bambini di Gaza: quando la musica si fa coscienza

Sul palco di Sanremo, Ermal Meta presenta una canzone che sceglie la sobrietà per affrontare uno dei drammi più laceranti del nostro tempo: la condizione dei bambini di Gaza. Non un brano di denuncia gridata, ma un racconto trattenuto, che affida alle immagini dell’infanzia ferita il compito di interrogare chi ascolta.

Nel testo emergono figure fragili e universali: bambini che dovrebbero dormire e invece vegliano, che dovrebbero giocare e invece imparano la paura. Meta non nomina direttamente la guerra, ma ne lascia percepire il peso attraverso dettagli minimi, quasi domestici. È una scelta che restituisce dignità alle vittime e sottrae il dolore alla spettacolarizzazione. In questo senso, la canzone diventa un atto di prossimità, un modo per “vedere” chi spesso resta invisibile.

Proprio qui il brano incrocia il linguaggio delle opere di misericordia, in particolare quelle spirituali. “Consolare gli afflitti” e “istruire gli ignoranti” non significano offrire risposte facili, ma creare spazi di ascolto e consapevolezza. La canzone di Meta consola non perché lenisca la sofferenza, ma perché la riconosce; istruisce non perché spieghi un conflitto complesso, ma perché educa lo sguardo a non voltarsi altrove. La musica diventa così un gesto misericordioso: accompagna, resta accanto, non fugge.

La cornice del Festival amplifica questo messaggio. Un evento che richiama l’immaginario dell’infanzia e della fiaba si trasforma in luogo di responsabilità adulta. La stella evocata nel titolo non è un simbolo evasivo, ma una luce fragile che resiste nel buio.

Nel panorama della canzone d’autore contemporanea, l’intervento di Ermal Meta si distingue per misura e profondità etica. Parlare dei bambini di Gaza significa assumersi il rischio di strumentalizzazione; evitarla richiede pudore, ascolto e rispetto. La canzone non pretende di cambiare il mondo, ma compie un gesto essenziale: mantiene aperta la ferita perché non diventi indifferenza.

Così, con “Stella Stellina”, la musica si fa opera di misericordia laica e universale. Questa canzone ci ricorda che prendersi cura non è solo agire, ma anche nominare, raccontare, custodire la memoria delle vittime. E che, a volte, consolare significa semplicemente non smettere di guardare.

Immagine

  • Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
stella-bambini-Gaza_opere-misericordia-musica-festival
stella-bambini-Gaza_opere-misericordia-musica-festival

Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

CONDIVIDI