Albania: «è davvero povertà quella che abbiamo incontrato?»

Foto di Dominic Kurniawan Suryaputra su Unsplash
Dal blog “Giovani in uscita” su saveriani.it, la testimonianza di Giovanni Buratti, dopo un’esperienza missionaria in Albania
Questo nuovo sguardo apre nuovi interrogativi sui poveri, da sempre centro dei nostri viaggi missionari. Anche in questo caso però mi domando: «è davvero povertà quella che abbiamo incontrato?».
Certo, nei villaggi delle montagne albanesi si vive una vita che manca di molte comodità: i ragazzi del grest hanno percorso 2 ore di cammino ogni giorno per raggiungere la scuola dove ci siamo incontrati e chissà a quali sforzi sono costretti per andare a scuola; e ancora, è anche una vita con molte fatiche: molti anziani vivono in solitudine o isolati lavorando tutto il giorno con mani doloranti.
In queste fatiche però abbiamo intravisto Qualcosa che dà più valore alla vita di quello dato dalla sterilità delle “ricchezze” su cui si adagiano molte nostre vite.
Le parole di una delle omelie di Padre Carlo aprono allora gli occhi su quale povertà cerchiamo:
«Il povero è colui che accoglie l’altro per Amore, perciò non chiedere una cosa grande per te, chiedi un cuore povero come Maria capace di accogliere gli altri per Amore».
Ciò che mi colpisce allora non è che si parla di smarriti, né di povertà ma di semplicità: «Qui vivono persone semplici ma con il cuore che si può ancora lavorare», ci dice una sera Don Zefi.
Ed è nella semplicità che ho trovato Umanità, quella che tanto abbiamo cercato in questi anni di missione del gruppo M6: il cuore malleabile è il cuore umano di cui leggo nelle pagine del libro su Vittorio Arrigoni che ho con me proprio in questo viaggio.
In una sola mattina di benedizioni alle famiglie nelle case dei villaggi intorno a Pukë abbiamo incontrato una coppia di anziani che si affida a Dio, nel bene e nel male; una famiglia, la gioia della vita e di una bambina che aiuta la nonna nei campi; una signora angosciata dalla paura di un male che potrebbe insidiarne la salute; una casa vuota dove la morte è già passata cogliendo il marito di una signora che l’ha lasciata per recarsi molto probabilmente da un figlio/a che si prenda cura di lei, secondo un’amorevole abitudine delle famiglie albanesi; un’anziana signora che vive da sola, con una forte e ammirevole autonomia ma anche in un rischioso isolamento; una mamma anziana con le mani gonfie per il lavoro, strette però da quelle amorevoli del figlio.
Rileggo nel mio quadernino: «nel giorno delle benedizioni abbiamo incontrato la multiforme ramificazione dell’amore umano e divino» perché, come ritrovo nelle parole di suor Isabella delle Clarisse di Scutari: «si va a Dio attraverso l’umanità».
Una parte di questa Umanità ha preso il mio cuore in modo particolare: è l’incontro con l’Umanità che cresce ma che insegna e ama (e insegna ad amare); per un insegnante come me la passione educativa si è accesa molto nell’incontro con l’Umanità più semplice, quella dei bambini e dei ragazzi.
- Blog “Giovani in uscita” (27 ottobre 2025)
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- Foto di Dominic Kurniawan Suryaputra su Unsplash
Dal blog “Giovani in uscita” su saveriani.it, la testimonianza di Giovanni Buratti, dopo un’esperienza missionaria in Albania
Questo nuovo sguardo apre nuovi interrogativi sui poveri, da sempre centro dei nostri viaggi missionari. Anche in questo caso però mi domando: «è davvero povertà quella che abbiamo incontrato?».
Certo, nei villaggi delle montagne albanesi si vive una vita che manca di molte comodità: i ragazzi del grest hanno percorso 2 ore di cammino ogni giorno per raggiungere la scuola dove ci siamo incontrati e chissà a quali sforzi sono costretti per andare a scuola; e ancora, è anche una vita con molte fatiche: molti anziani vivono in solitudine o isolati lavorando tutto il giorno con mani doloranti.
In queste fatiche però abbiamo intravisto Qualcosa che dà più valore alla vita di quello dato dalla sterilità delle “ricchezze” su cui si adagiano molte nostre vite.
Le parole di una delle omelie di Padre Carlo aprono allora gli occhi su quale povertà cerchiamo:
«Il povero è colui che accoglie l’altro per Amore, perciò non chiedere una cosa grande per te, chiedi un cuore povero come Maria capace di accogliere gli altri per Amore».
Ciò che mi colpisce allora non è che si parla di smarriti, né di povertà ma di semplicità: «Qui vivono persone semplici ma con il cuore che si può ancora lavorare», ci dice una sera Don Zefi.
Ed è nella semplicità che ho trovato Umanità, quella che tanto abbiamo cercato in questi anni di missione del gruppo M6: il cuore malleabile è il cuore umano di cui leggo nelle pagine del libro su Vittorio Arrigoni che ho con me proprio in questo viaggio.
In una sola mattina di benedizioni alle famiglie nelle case dei villaggi intorno a Pukë abbiamo incontrato una coppia di anziani che si affida a Dio, nel bene e nel male; una famiglia, la gioia della vita e di una bambina che aiuta la nonna nei campi; una signora angosciata dalla paura di un male che potrebbe insidiarne la salute; una casa vuota dove la morte è già passata cogliendo il marito di una signora che l’ha lasciata per recarsi molto probabilmente da un figlio/a che si prenda cura di lei, secondo un’amorevole abitudine delle famiglie albanesi; un’anziana signora che vive da sola, con una forte e ammirevole autonomia ma anche in un rischioso isolamento; una mamma anziana con le mani gonfie per il lavoro, strette però da quelle amorevoli del figlio.
Rileggo nel mio quadernino: «nel giorno delle benedizioni abbiamo incontrato la multiforme ramificazione dell’amore umano e divino» perché, come ritrovo nelle parole di suor Isabella delle Clarisse di Scutari: «si va a Dio attraverso l’umanità».
Una parte di questa Umanità ha preso il mio cuore in modo particolare: è l’incontro con l’Umanità che cresce ma che insegna e ama (e insegna ad amare); per un insegnante come me la passione educativa si è accesa molto nell’incontro con l’Umanità più semplice, quella dei bambini e dei ragazzi.
- Blog “Giovani in uscita” (27 ottobre 2025)
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- Foto di Dominic Kurniawan Suryaputra su Unsplash

Foto di Dominic Kurniawan Suryaputra su Unsplash


