Benin, Cotiakou | Verso l’autonomia della parrocchia attraverso lavoro, giovani e fede

Foto di don Hubert Tongambori Tchari
La missione cattolica di Cotiakou, guidata da sacerdoti locali, promuove la crescita della comunità attraverso la formazione, l’agricoltura e l’impegno pastorale
(di don Hubert Tongambori Tchari)
La missione cattolica di Cotiakou, sin dalla sua creazione, ha cercato di promuovere un processo di autonomia della parrocchia affidata ai missionari italiani fidei donum della diocesi di San Severo.
La prima attività di pastorale sociale che hanno intrapreso è stata il micro credito alle donne. Nonostante il fallimento del primo tentativo, è stata comunque ridata fiducia alle donne e pertanto avviata una seconda fase di micro credito che ha condotto pure a un’esperienza deludente.
La missione si è quindi incentrata sulla formazione scolastica dei bambini, professionale e universitaria degli adolescenti e dei giovani della parrocchia.
Questo impegno viene portato avanti fino ai nostri giorni da noi sacerdoti autoctoni: Don Hubert Tchari (amministratore parrocchiale) e Don Laris Kouderin (vicario parrocchiale), che siamo diventati successori dei missionari italiani.
Subito dopo la mia nomina ad amministratore parrocchiale, ho voluto accelerare il processo di autonomia della parrocchia prendendo l’iniziativa di coltivare 10 ettari di terra, seminando del mais, della soia e del sesamo per sfamare i ragazzi del nostro studentato, e costituire un fondo per una contribuzione locale alla mia missione.
Occorre notare che non si tratta di soddisfare soltanto un bisogno materiale, anche se sarebbe pure legittimo, ma agire nella piena consapevolezza ecclesiale che la finalità di ogni attività missionaria deve coincidere con la piena costituzione delle nuove comunità ecclesiali fondate (si veda can. 786: «L’azione propriamente missionaria, per mezzo della quale la Chiesa è impiantata nei popoli o nei gruppi dove ancora non è stata radicata, viene assolta dalla Chiesa soprattutto mandando gli annunziatori del Vangelo fino a quando le nuove Chiese non siano pienamente costituite, vale a dire quando siano dotate di forze proprie e di mezzi sufficienti, per cui esse stesse siano capaci da sé di compiere l’opera di evangelizzazione»).
Lavorare per acquisire queste proprie forze e questi mezzi sufficienti rimane dunque la sfida più grossa di ogni comunità che passa dalla situazione di essere gestita da una missione straniera a quella di essere amministrata da missionari locali. La norma giuridica che abbiamo appena ricordato ha una delle sue fonti nella Lumen gentium 17, che afferma che la Chiesa «continua a mandare araldi del Vangelo, fino a che le nuove Chiese siano pienamente costituite e continuino a loro volta l’opera di evangelizzazione».
Secondo questo insegnamento conciliare, l’attività missionaria deve avere come punto di mira, certo la fondazione di nuove Chiese locali, ma queste una volta fondate, devono crescere e raggiungere la loro piena costituzione che si traduce concretamente nel possesso di forze proprie e di una maturità che gli consenta di proseguire l’opera di evangelizzazione (si veda pure Ad Gentes, 6).
Quali risultati abbiamo ottenuto finora e cosa si potrebbe fare in futuro? Dopo aver fatto il bilancio di questa prima esperienza di coltivazione della terra, ho notato che la resa non è stata all’altezza dell’investimento. Le ragioni di questa costatazione si trovano a diversi livelli: innanzitutto, questa annata non è una delle migliori. Tutti i contadini e gli agricoltori si lamentano di aver faticano invano perché la resa in genere è stata davvero pochissima, talmente bassa che in tanti casi non si potrà neanche ricuperare l’investimento.
Sappiamo bene che quando il ricavato di un’attività è inferiore alle spese, si tratta semplicemente di un fallimento. Nel nostro caso, forse non sarà proprio così, ma forse non siamo neanche lontani da questa conclusione. Infatti, abbiamo raccolto 6 tonnellate di mais in 5 ettari, 2 tonnellate di soia e 400 kili di sesamo. Per chi ha una piccola esperienza in agricoltura, potrà notare che qualcosa non torna con il mais, ma anche con la soia e il sesamo. La resa è stata poca rispetto alla superficie coltivata.
Inoltre, a causa dei cambiamenti climatici, non si riesce più a controllare bene le coltivazioni: non c’è più un periodo migliore per seminare ma si semina quando piove. Poi i concimi e le erbicide non sono di grande qualità. Infine costano talmente tanto che diventa difficile fare un grande guadagno vendendo solamente le materie prime che sono i raccolti. Quest’ultimo motivo trova spiegazione nel fatto che il potere politico ha un grande controllo sull’economia del paese, anzi un dominio fuori misura.
Nel futuro, penso di costituire un gruppo di ragazzi che sarà più o meno stabile nei campi, e così potrò ridurre le spese di viaggio, perché ho trovato la terra a 45 kilometri dalla missione. L’ideale sarebbe di avere la terra là vicino, ma purtroppo non ce n’è.
Non penso che sia il caso di abbandonare già dopo questa prima esperienza, perché comunque a livello pastorale ci ho guadagnato molto. Ho fatto una bellissima pastorale giovanile facendo lavorare i ragazzi del nostro studentato e del villaggio di Cotiakou.
Stiamo consumando a Cotiakou una parte del nostro raccolto. Questo è l’unico risultato molto positivo di questa esperienza che è da continuare.
Per concludere, occorre notare che questo processo di autonomizzazione della parrocchia di Cotiakou avrà ancora bisogno di molto tempo e di tanti impegni. Infatti stiamo parlando di una terra di prima evangelizzazione e pertanto il vangelo non è ancora radicato nei cuori delle persone. Ecco perché bisogna incrementare l’impegno missionario attraverso la cooperazione missionaria già in atto tra Natitingou e San Severo, come d’altronde è stato auspicato da Papa Leone XIV nella sua omelia all’occasione del giubileo del mondo missionario il 5 ottobre 2025.
Chiunque desiderasse sostenere l’opera missionaria di Cotiakou, anche al di fuori della diocesi di San Severo, sarebbe da accogliere a braccia aperte.
Don Hubert Tongambori Tchari
Amministratore della parrocchia di Cotiakou
Immagine
- Foto di don Hubert Tongambori Tchari
La missione cattolica di Cotiakou, guidata da sacerdoti locali, promuove la crescita della comunità attraverso la formazione, l’agricoltura e l’impegno pastorale
(di don Hubert Tongambori Tchari)
La missione cattolica di Cotiakou, sin dalla sua creazione, ha cercato di promuovere un processo di autonomia della parrocchia affidata ai missionari italiani fidei donum della diocesi di San Severo.
La prima attività di pastorale sociale che hanno intrapreso è stata il micro credito alle donne. Nonostante il fallimento del primo tentativo, è stata comunque ridata fiducia alle donne e pertanto avviata una seconda fase di micro credito che ha condotto pure a un’esperienza deludente.
La missione si è quindi incentrata sulla formazione scolastica dei bambini, professionale e universitaria degli adolescenti e dei giovani della parrocchia.
Questo impegno viene portato avanti fino ai nostri giorni da noi sacerdoti autoctoni: Don Hubert Tchari (amministratore parrocchiale) e Don Laris Kouderin (vicario parrocchiale), che siamo diventati successori dei missionari italiani.
Subito dopo la mia nomina ad amministratore parrocchiale, ho voluto accelerare il processo di autonomia della parrocchia prendendo l’iniziativa di coltivare 10 ettari di terra, seminando del mais, della soia e del sesamo per sfamare i ragazzi del nostro studentato, e costituire un fondo per una contribuzione locale alla mia missione.
Occorre notare che non si tratta di soddisfare soltanto un bisogno materiale, anche se sarebbe pure legittimo, ma agire nella piena consapevolezza ecclesiale che la finalità di ogni attività missionaria deve coincidere con la piena costituzione delle nuove comunità ecclesiali fondate (si veda can. 786: «L’azione propriamente missionaria, per mezzo della quale la Chiesa è impiantata nei popoli o nei gruppi dove ancora non è stata radicata, viene assolta dalla Chiesa soprattutto mandando gli annunziatori del Vangelo fino a quando le nuove Chiese non siano pienamente costituite, vale a dire quando siano dotate di forze proprie e di mezzi sufficienti, per cui esse stesse siano capaci da sé di compiere l’opera di evangelizzazione»).
Lavorare per acquisire queste proprie forze e questi mezzi sufficienti rimane dunque la sfida più grossa di ogni comunità che passa dalla situazione di essere gestita da una missione straniera a quella di essere amministrata da missionari locali. La norma giuridica che abbiamo appena ricordato ha una delle sue fonti nella Lumen gentium 17, che afferma che la Chiesa «continua a mandare araldi del Vangelo, fino a che le nuove Chiese siano pienamente costituite e continuino a loro volta l’opera di evangelizzazione».
Secondo questo insegnamento conciliare, l’attività missionaria deve avere come punto di mira, certo la fondazione di nuove Chiese locali, ma queste una volta fondate, devono crescere e raggiungere la loro piena costituzione che si traduce concretamente nel possesso di forze proprie e di una maturità che gli consenta di proseguire l’opera di evangelizzazione (si veda pure Ad Gentes, 6).
Quali risultati abbiamo ottenuto finora e cosa si potrebbe fare in futuro? Dopo aver fatto il bilancio di questa prima esperienza di coltivazione della terra, ho notato che la resa non è stata all’altezza dell’investimento. Le ragioni di questa costatazione si trovano a diversi livelli: innanzitutto, questa annata non è una delle migliori. Tutti i contadini e gli agricoltori si lamentano di aver faticano invano perché la resa in genere è stata davvero pochissima, talmente bassa che in tanti casi non si potrà neanche ricuperare l’investimento.
Sappiamo bene che quando il ricavato di un’attività è inferiore alle spese, si tratta semplicemente di un fallimento. Nel nostro caso, forse non sarà proprio così, ma forse non siamo neanche lontani da questa conclusione. Infatti, abbiamo raccolto 6 tonnellate di mais in 5 ettari, 2 tonnellate di soia e 400 kili di sesamo. Per chi ha una piccola esperienza in agricoltura, potrà notare che qualcosa non torna con il mais, ma anche con la soia e il sesamo. La resa è stata poca rispetto alla superficie coltivata.
Inoltre, a causa dei cambiamenti climatici, non si riesce più a controllare bene le coltivazioni: non c’è più un periodo migliore per seminare ma si semina quando piove. Poi i concimi e le erbicide non sono di grande qualità. Infine costano talmente tanto che diventa difficile fare un grande guadagno vendendo solamente le materie prime che sono i raccolti. Quest’ultimo motivo trova spiegazione nel fatto che il potere politico ha un grande controllo sull’economia del paese, anzi un dominio fuori misura.
Nel futuro, penso di costituire un gruppo di ragazzi che sarà più o meno stabile nei campi, e così potrò ridurre le spese di viaggio, perché ho trovato la terra a 45 kilometri dalla missione. L’ideale sarebbe di avere la terra là vicino, ma purtroppo non ce n’è.
Non penso che sia il caso di abbandonare già dopo questa prima esperienza, perché comunque a livello pastorale ci ho guadagnato molto. Ho fatto una bellissima pastorale giovanile facendo lavorare i ragazzi del nostro studentato e del villaggio di Cotiakou.
Stiamo consumando a Cotiakou una parte del nostro raccolto. Questo è l’unico risultato molto positivo di questa esperienza che è da continuare.
Per concludere, occorre notare che questo processo di autonomizzazione della parrocchia di Cotiakou avrà ancora bisogno di molto tempo e di tanti impegni. Infatti stiamo parlando di una terra di prima evangelizzazione e pertanto il vangelo non è ancora radicato nei cuori delle persone. Ecco perché bisogna incrementare l’impegno missionario attraverso la cooperazione missionaria già in atto tra Natitingou e San Severo, come d’altronde è stato auspicato da Papa Leone XIV nella sua omelia all’occasione del giubileo del mondo missionario il 5 ottobre 2025.
Chiunque desiderasse sostenere l’opera missionaria di Cotiakou, anche al di fuori della diocesi di San Severo, sarebbe da accogliere a braccia aperte.
Don Hubert Tongambori Tchari
Amministratore della parrocchia di Cotiakou
Immagine
- Foto di don Hubert Tongambori Tchari

Foto di don Hubert Tongambori Tchari


