Ciad | “Il regalo più bello è vivere il Natale qui”

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26 Dicembre 2025

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padre-Carlo-Salvadori-missione-Ciad
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P- Carlo Salvadori in Ciad

Direttamente dal Ciad, dove è arrivato da pochi giorni, gli auguri del missionario saveriano p. Carlo Salvadori

Mercoledì sono arrivato in Ciad, a N’djamena capitale. All’aeroporto c’erano Marco ed Antoine.

Durante il viaggio, di notte, si sono intervallati tanti ricordi: la festa a Ponte Lambro con la scritta: “Buona strada, mon frère!”. Poi le feste di saluto a Parma, la preghiera, l’affidamento nelle mani di Dio. Il pensiero va ai ragazzi M6 (Sei missione) di Tavernerio, con i quali in questi anni abbiamo vissuto tanta missione a Scampia ed in Albania (vi voglio bene e mi mancate!). Ieri mi hanno chiamato i bimbi Rom di Scampia e non siamo riusciti a trattenere le lacrime. Colpa della distanza… e dell’amore che lega.

Giovedì i confratelli mi hanno accompagnato a Bongor. Lungo la strada, una telefonata del mio compagno di noviziato Jesus che mi augurava buona missione: “Beato te che vai a Bongor!”.

Oggi, dopo tre giorni posso dire: “Gloria a Dio che mi ha mandato qui”.
Certamente le difficoltà non mancheranno, ma il regalo più bello è vivere il Natale.

Stamattina, Thierry mi ha presentato alla Messa, poi i canti, le danze e la coreografia dei piccoli scout “Jeannettes”.

Dopo la celebrazione, i saluti, le domande insistenti (che qui sono espressione di benvenuto) e la gioia per un giovane prete che veniva per essere con loro.

Un giovane mi ha chiesto qual era la differenza che notavo tra l’Italia ed il Ciad.

Ho risposto: “le distrazioni”.

Che cosa ci distrae dal Natale? Cos’è essenziale?

Ciò che ci fa restare aggrappati all’essenziale ci aiuta a vivere meglio, con sobrietà, con gioia.

Non è necessario venire in Ciad per vivere il Natale, basta aprire il cuore: “oggi è nato per voi il Salvatore”. Paradossale perché Dio grande si fa piccolo piccolo, in una grotta.

Un’altra cosa che noto è il dinamismo che c’è qui. Per esempio, la Messa è partecipata da una moltitudine di giovani e bambini. In Italia la fede ha una lunga tradizione ed ha aiutato a plasmare la società con valori millenari.

Il Vangelo di oggi ci invitava a non avere paura davanti alla storia così com’è, ma ad affidarsi alla forza dello Spirito che crea del nuovo.

Giuseppe era in crisi perché la sua fidanzata era incinta, non sapeva che fare. Eppure la sua missione era accoglierla e dare un nome a GESU’ (Dio salva). Un buon inizio per me catapultato in un mondo nuovo.

Carissimi, vi auguro buon Natale e chiedo per voi di essere nella gioia. Il Salvatore è venuto a liberare il suo popolo. Che Dio vi benedica.

Immagine

  • Foto di p. Carlo Salvadori

Direttamente dal Ciad, dove è arrivato da pochi giorni, gli auguri del missionario saveriano p. Carlo Salvadori

Mercoledì sono arrivato in Ciad, a N’djamena capitale. All’aeroporto c’erano Marco ed Antoine.

Durante il viaggio, di notte, si sono intervallati tanti ricordi: la festa a Ponte Lambro con la scritta: “Buona strada, mon frère!”. Poi le feste di saluto a Parma, la preghiera, l’affidamento nelle mani di Dio. Il pensiero va ai ragazzi M6 (Sei missione) di Tavernerio, con i quali in questi anni abbiamo vissuto tanta missione a Scampia ed in Albania (vi voglio bene e mi mancate!). Ieri mi hanno chiamato i bimbi Rom di Scampia e non siamo riusciti a trattenere le lacrime. Colpa della distanza… e dell’amore che lega.

Giovedì i confratelli mi hanno accompagnato a Bongor. Lungo la strada, una telefonata del mio compagno di noviziato Jesus che mi augurava buona missione: “Beato te che vai a Bongor!”.

Oggi, dopo tre giorni posso dire: “Gloria a Dio che mi ha mandato qui”.
Certamente le difficoltà non mancheranno, ma il regalo più bello è vivere il Natale.

Stamattina, Thierry mi ha presentato alla Messa, poi i canti, le danze e la coreografia dei piccoli scout “Jeannettes”.

Dopo la celebrazione, i saluti, le domande insistenti (che qui sono espressione di benvenuto) e la gioia per un giovane prete che veniva per essere con loro.

Un giovane mi ha chiesto qual era la differenza che notavo tra l’Italia ed il Ciad.

Ho risposto: “le distrazioni”.

Che cosa ci distrae dal Natale? Cos’è essenziale?

Ciò che ci fa restare aggrappati all’essenziale ci aiuta a vivere meglio, con sobrietà, con gioia.

Non è necessario venire in Ciad per vivere il Natale, basta aprire il cuore: “oggi è nato per voi il Salvatore”. Paradossale perché Dio grande si fa piccolo piccolo, in una grotta.

Un’altra cosa che noto è il dinamismo che c’è qui. Per esempio, la Messa è partecipata da una moltitudine di giovani e bambini. In Italia la fede ha una lunga tradizione ed ha aiutato a plasmare la società con valori millenari.

Il Vangelo di oggi ci invitava a non avere paura davanti alla storia così com’è, ma ad affidarsi alla forza dello Spirito che crea del nuovo.

Giuseppe era in crisi perché la sua fidanzata era incinta, non sapeva che fare. Eppure la sua missione era accoglierla e dare un nome a GESU’ (Dio salva). Un buon inizio per me catapultato in un mondo nuovo.

Carissimi, vi auguro buon Natale e chiedo per voi di essere nella gioia. Il Salvatore è venuto a liberare il suo popolo. Che Dio vi benedica.

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  • Foto di p. Carlo Salvadori
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P- Carlo Salvadori in Ciad

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