Festival della Missione | Il quartiere del beato Pino Puglisi a Torino

Presente all’anteprima del Festival il quartiere palermitano Brancaccio. Noi di spazio + spadoni, abbiamo intervistato Valentina Casella, del gruppo “I care”
Molto attiva sul territorio, principalmente tra i bambini e i ragazzi di Brancaccio, Valentina è stata una delle relatrici e testimoni all’incontro che si è tenuto a Torino il 3 ottobre scorso
Due i momenti cruciali dell’evento promosso dalla Pastorale Missionaria e Cooperazione tra le Chiese dell’Arcidiocesi di Torino:
- L’inaugurazione della Mostra fotografica “Brancaccio, le viscere di Palermo” di Francesco Faraci – Alle 18.00, in piazza Palazzo di Città a Torino;
- Un dialogo pubblico con testimoni e protagonisti del territorio: Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo; don Sergio Ciresi, parroco di San Gaetano e Direttore della Caritas Diocesana di Palermo; Valentina Casella, associazione I Care; Ida Gagliano, Centro Padre Nostro; Giuseppe Marinaro, giornalista; Francesco Faraci, fotografo – Alle 20.30, presso il CAM (Cultures And Mission) di via Cialdini 4, Torino.

Valentina Casella
1) Sul tuo profilo Facebook, hai scritto questa frase: “Torino è il caldo abbraccio dei volti che sanno di casa”. Che cosa volevi dire?
Al nostro arrivo presso la Casa dei Missionari della Consolata, dove siamo state ospitati, ci ha colpiti fin da subito l’accoglienza che si riserva a qualcuno di famiglia. Ci sono stati abbracci e un pasto caldo ad aspettarci, oltre naturalmente ad Alessandro Galassi, che per primo ha accolto Brancaccio come periferia italiana per il Festival, e padre Gianni, che pur non essendo siciliano ci ha riportato con i suoi racconti in quel di Modica e Pachino.
La sera sono venuti ad ascoltarci Noemi, la nipote di don Maurizio Francoforte, con il suo fidanzato e poi, con nostra grande sorpresa, dei ragazzi con i quali nel 2019 avevamo fatto un campo estivo a Brancaccio, che avevano vissuto con noi una settimana molto intensa.
Tutti ci hanno scaldato il cuore e fatti sentire a casa; per me, Torino ha davvero i loro volti.
2) Che cosa ha rappresentato per te e per il quartiere Brancaccio la presenza al Festival della Missione?
Poter essere la periferia italiana scelta per essere raccontata al Festival della Missione è sicuramente una grande opportunità, la possibilità di raccontare una storia diversa, che sa di speranza e riscatto.
Poter raccontare la scelta di chi resta, di chi come comunità prova a portare bellezza nelle periferie dove spesso la bellezza non c’è.
3) Cosa pensate di aver lasciato a chi ha ascoltato la vostra testimonianza?
Speriamo una storia di riscatto e di resistenza, lasciando quei pregiudizi legati ad una terra come la nostra. Sicuramente, abbiamo lasciato l’invito a venire a vedere di persona quella che oggi è Brancaccio, con tutte le sue fatiche e tutti i suoi desideri.
4) E cosa vi siete portati a casa, a Palermo, da questa esperienza?
Un po’ delle bellezze di Torino! Nel pomeriggio, siamo riusciti a fare una visita a Valdocco, dovevamo scambiare due parole con don Bosco,; siamo stati lì in preghiera e poi ci siamo lasciati trasportare tra le sue cose e la bellezza della realtà salesiana. A seguire, una bella passeggiata di ritorno verso casa con la testa all’insù per vedere l’eleganza dei palazzi torinesi.
Oltre a questo, ci portiamo dentro la bellezza delle persone incontrate, i sorrisi dei Missionari della Consolata e la certezza di avere dei compagni di viaggio in più.
5) Quest’estate, hai ricevuto dal vescovo Corrado Lorefice una nomina importante: spiegaci di che si tratta e come intendi viverla.
Lo scorso 15 luglio, don Corrado mi ha nominata direttrice del Centro diocesano “Padre Pino Puglisi, martire ucciso dalla mafia” che ha lo scopo di tenere viva la memoria 3P, di custodire e fare conoscere la sua eredità spirituale, pastorale e sociale e il suo martirio. Non nego che è una bella responsabilità, ma allo stesso tempo posso contare sul sostegno di tanti che da anni credono e lavorano per tutto questo.
Proverò a mettermi a servizio della diocesi come ho sempre fatto, con il linguaggio della cura che mi è stato insegnato e che è ormai uno stile di vita.
6) Il blog Mission di spazio + spadoni ha lo scopo di diffondere le opere di misericordia nel mondo. Nella “periferia Brancaccio”, quali opere di misericordia servirebbero, secondo te?
A noi basterebbe non spegnere la speranza e la cura. So che non rientrano tra le opere di misericordia canoniche, ma queste ne sono impregnate.
Servirebbe dare al quartiere le possibilità necessarie perché possa far sbocciare e custodire la bellezza che in potenza c’è, senza che questa venga soffocata.
7) Ringraziando te e il quartiere Brancaccio per questa testimonianza, concludiamo questa intervista riportando il commento dei Missionari della Consolata riguardo all’incontro del 3 ottobre presso il CAM.
“Abbiamo viaggiato nel cuore di un quartiere spesso segnato dalle cronache come periferia difficile, ma che custodisce una straordinaria eredità di fede, impegno civile e riscatto… Le voci (dei testimoni) hanno intrecciato memoria, riflessione e futuro.
Ad accompagnare il racconto, lo sguardo potente del fotografo Francesco Faraci, con le gigantografie dei volti di Brancaccio esposte per le vie di Torino: immagini che hanno restituito dignità e bellezza alle pieghe della quotidianità. È stata una serata di luce, di coraggio e di speranza. Un’anteprima che ci porta dritti verso il Festival, con occhi nuovi e cuore aperto”.
Festival della Missione – Piazza Castello, Torino
www.spaziospadoni.org
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Immagini
- Foto di Valentina Casella
Presente all’anteprima del Festival il quartiere palermitano Brancaccio. Noi di spazio + spadoni, abbiamo intervistato Valentina Casella, del gruppo “I care”
Molto attiva sul territorio, principalmente tra i bambini e i ragazzi di Brancaccio, Valentina è stata una delle relatrici e testimoni all’incontro che si è tenuto a Torino il 3 ottobre scorso
Due i momenti cruciali dell’evento promosso dalla Pastorale Missionaria e Cooperazione tra le Chiese dell’Arcidiocesi di Torino:
- L’inaugurazione della Mostra fotografica “Brancaccio, le viscere di Palermo” di Francesco Faraci – Alle 18.00, in piazza Palazzo di Città a Torino;
- Un dialogo pubblico con testimoni e protagonisti del territorio: Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo; don Sergio Ciresi, parroco di San Gaetano e Direttore della Caritas Diocesana di Palermo; Valentina Casella, associazione I Care; Ida Gagliano, Centro Padre Nostro; Giuseppe Marinaro, giornalista; Francesco Faraci, fotografo – Alle 20.30, presso il CAM (Cultures And Mission) di via Cialdini 4, Torino.

Valentina Casella
1) Sul tuo profilo Facebook, hai scritto questa frase: “Torino è il caldo abbraccio dei volti che sanno di casa”. Che cosa volevi dire?
Al nostro arrivo presso la Casa dei Missionari della Consolata, dove siamo state ospitati, ci ha colpiti fin da subito l’accoglienza che si riserva a qualcuno di famiglia. Ci sono stati abbracci e un pasto caldo ad aspettarci, oltre naturalmente ad Alessandro Galassi, che per primo ha accolto Brancaccio come periferia italiana per il Festival, e padre Gianni, che pur non essendo siciliano ci ha riportato con i suoi racconti in quel di Modica e Pachino.
La sera sono venuti ad ascoltarci Noemi, la nipote di don Maurizio Francoforte, con il suo fidanzato e poi, con nostra grande sorpresa, dei ragazzi con i quali nel 2019 avevamo fatto un campo estivo a Brancaccio, che avevano vissuto con noi una settimana molto intensa.
Tutti ci hanno scaldato il cuore e fatti sentire a casa; per me, Torino ha davvero i loro volti.
2) Che cosa ha rappresentato per te e per il quartiere Brancaccio la presenza al Festival della Missione?
Poter essere la periferia italiana scelta per essere raccontata al Festival della Missione è sicuramente una grande opportunità, la possibilità di raccontare una storia diversa, che sa di speranza e riscatto.
Poter raccontare la scelta di chi resta, di chi come comunità prova a portare bellezza nelle periferie dove spesso la bellezza non c’è.
3) Cosa pensate di aver lasciato a chi ha ascoltato la vostra testimonianza?
Speriamo una storia di riscatto e di resistenza, lasciando quei pregiudizi legati ad una terra come la nostra. Sicuramente, abbiamo lasciato l’invito a venire a vedere di persona quella che oggi è Brancaccio, con tutte le sue fatiche e tutti i suoi desideri.
4) E cosa vi siete portati a casa, a Palermo, da questa esperienza?
Un po’ delle bellezze di Torino! Nel pomeriggio, siamo riusciti a fare una visita a Valdocco, dovevamo scambiare due parole con don Bosco,; siamo stati lì in preghiera e poi ci siamo lasciati trasportare tra le sue cose e la bellezza della realtà salesiana. A seguire, una bella passeggiata di ritorno verso casa con la testa all’insù per vedere l’eleganza dei palazzi torinesi.
Oltre a questo, ci portiamo dentro la bellezza delle persone incontrate, i sorrisi dei Missionari della Consolata e la certezza di avere dei compagni di viaggio in più.
5) Quest’estate, hai ricevuto dal vescovo Corrado Lorefice una nomina importante: spiegaci di che si tratta e come intendi viverla.
Lo scorso 15 luglio, don Corrado mi ha nominata direttrice del Centro diocesano “Padre Pino Puglisi, martire ucciso dalla mafia” che ha lo scopo di tenere viva la memoria 3P, di custodire e fare conoscere la sua eredità spirituale, pastorale e sociale e il suo martirio. Non nego che è una bella responsabilità, ma allo stesso tempo posso contare sul sostegno di tanti che da anni credono e lavorano per tutto questo.
Proverò a mettermi a servizio della diocesi come ho sempre fatto, con il linguaggio della cura che mi è stato insegnato e che è ormai uno stile di vita.
6) Il blog Mission di spazio + spadoni ha lo scopo di diffondere le opere di misericordia nel mondo. Nella “periferia Brancaccio”, quali opere di misericordia servirebbero, secondo te?
A noi basterebbe non spegnere la speranza e la cura. So che non rientrano tra le opere di misericordia canoniche, ma queste ne sono impregnate.
Servirebbe dare al quartiere le possibilità necessarie perché possa far sbocciare e custodire la bellezza che in potenza c’è, senza che questa venga soffocata.
7) Ringraziando te e il quartiere Brancaccio per questa testimonianza, concludiamo questa intervista riportando il commento dei Missionari della Consolata riguardo all’incontro del 3 ottobre presso il CAM.
“Abbiamo viaggiato nel cuore di un quartiere spesso segnato dalle cronache come periferia difficile, ma che custodisce una straordinaria eredità di fede, impegno civile e riscatto… Le voci (dei testimoni) hanno intrecciato memoria, riflessione e futuro.
Ad accompagnare il racconto, lo sguardo potente del fotografo Francesco Faraci, con le gigantografie dei volti di Brancaccio esposte per le vie di Torino: immagini che hanno restituito dignità e bellezza alle pieghe della quotidianità. È stata una serata di luce, di coraggio e di speranza. Un’anteprima che ci porta dritti verso il Festival, con occhi nuovi e cuore aperto”.
Festival della Missione – Piazza Castello, Torino
www.spaziospadoni.org
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Immagini
- Foto di Valentina Casella



