Corea del Sud | No a nuove centrali nucleari

Foto di Kilian Karger su Unsplash
Da Agenzia Fides la notizia della mobilitazione di organizzazioni civili e religiose contro la costruzione di due nuove centrali nucleari
Un ampio fronte di organizzazioni civili, Ong e gruppi religiosi in Corea del Sud ha espresso un forte rifiuto alla costruzione di due nuove centrali nucleari previste dal governo nazionale.
Questi gruppi – inclusi movimenti cristiani e associazioni della società civile – chiedono l’abolizione immediata del progetto, lanciando un appello pubblico al presidente Lee Jae-myung e sollevando preoccupazioni per la sicurezza, l’ambiente e la trasparenza delle decisioni politiche.
Secondo i promotori della protesta, il piano governativo – che prevede di realizzare nuove installazioni nucleari entro il 2037-2038 per aumentare la produzione di energia elettrica – contraddice gli impegni precedenti del governo di ridurre gradualmente l’energia nucleare e manca di un adeguato dibattito pubblico.
Viene inoltre evidenziata l’assenza di chiare strategie sulla gestione delle scorie radioattive e sulle misure di evacuazione in caso di incidente.
L’iniziativa riflette un crescente dibattito sociale nel paese sul futuro energetico e sui rischi correlati all’energia atomica, con la società civile che chiede maggiore partecipazione e responsabilità nelle scelte strategiche nazionali
Fonte
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- Foto di Kilian Karger su Unsplash
Da Agenzia Fides la notizia della mobilitazione di organizzazioni civili e religiose contro la costruzione di due nuove centrali nucleari
Un ampio fronte di organizzazioni civili, Ong e gruppi religiosi in Corea del Sud ha espresso un forte rifiuto alla costruzione di due nuove centrali nucleari previste dal governo nazionale.
Questi gruppi – inclusi movimenti cristiani e associazioni della società civile – chiedono l’abolizione immediata del progetto, lanciando un appello pubblico al presidente Lee Jae-myung e sollevando preoccupazioni per la sicurezza, l’ambiente e la trasparenza delle decisioni politiche.
Secondo i promotori della protesta, il piano governativo – che prevede di realizzare nuove installazioni nucleari entro il 2037-2038 per aumentare la produzione di energia elettrica – contraddice gli impegni precedenti del governo di ridurre gradualmente l’energia nucleare e manca di un adeguato dibattito pubblico.
Viene inoltre evidenziata l’assenza di chiare strategie sulla gestione delle scorie radioattive e sulle misure di evacuazione in caso di incidente.
L’iniziativa riflette un crescente dibattito sociale nel paese sul futuro energetico e sui rischi correlati all’energia atomica, con la società civile che chiede maggiore partecipazione e responsabilità nelle scelte strategiche nazionali
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