Portatori di Speranza: giovani italiani in missione

Quando la gioventù si traduce in servizio e si esprime nell’incontro: opere di misericordia in giro per il mondo
Nel giugno 2025, mentre per molti l’estate significava vacanze e leggerezza, quaranta ragazze e ragazzi italiani hanno scelto un cammino diverso: quello del servizio missionario.
Sono i protagonisti del progetto “Cammino Missionario 2024-2025 – Portatori di Speranza”, promosso dall’Opera Don Bosco Onlus di Milano e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA).
Le loro destinazioni parlano da sole: El Salvador, Etiopia, Sri Lanka e Sicilia, dove hanno condiviso tempo, energie e cuore in progetti di educazione, accoglienza e sostegno alle comunità più fragili.
Un viaggio che trasforma
Quello che questi giovani hanno vissuto non è stato solo un viaggio, ma un percorso di conversione dello sguardo.
Prima della partenza, ciascuno di loro ha seguito mesi di formazione su cooperazione, spiritualità e cultura missionaria. Poi, in missione, hanno imparato che la solidarietà non è assistenzialismo, ma incontro reciproco.
“Mi aspettavo di insegnare, ma ho imparato più di quanto ho dato”, racconta Chiara, 22 anni, volontaria in Etiopia.
“L’aiuto vero nasce quando smetti di sentirti indispensabile e cominci ad ascoltare.”
Accanto a missionari e operatori locali, i giovani hanno lavorato in scuole, centri educativi, ospedali, e comunità rurali. Hanno insegnato, costruito, giocato, pregato — ma soprattutto hanno condiviso la vita quotidiana con chi spesso vive nella precarietà, ma non perde la dignità.
La missione in Italia: Sicilia, terra di accoglienza
Una parte del gruppo è rimasta nel nostro Paese, a Catania e Mazara del Vallo, dove l’impegno è stato rivolto ai minori migranti non accompagnati.
In questi luoghi, il servizio si traduce in gesti semplici: alfabetizzazione, sport, ascolto, accompagnamento.
Francesca, 19 anni, di Torino, racconta:
“All’inizio avevo paura di non essere pronta. Poi ho capito che bastava esserci. Quei ragazzi non chiedono pietà, ma sguardi veri, riconoscimento, rispetto.”
Una crescita che continua al ritorno
Secondo don Mauro Zanini, coordinatore dell’Opera Don Bosco Onlus, l’impatto più profondo di queste esperienze non si misura solo nei luoghi di missione:
“Li vediamo tornare diversi. Più maturi, più consapevoli, più solidali. Comprendono che l’aiuto non è un gesto dall’alto, ma una relazione che cambia entrambi.”
Molti di questi giovani, una volta rientrati, continuano l’impegno nel volontariato locale, nelle scuole, nei gruppi parrocchiali. L’esperienza missionaria diventa un seme che continua a portare frutto.
Il senso di una scelta
Il titolo del progetto — Portatori di Speranza — è diventato realtà.
Nelle periferie di Addis Abeba come nei vicoli di Mazara, questi giovani hanno testimoniato che la fede e la solidarietà non conoscono confini.
Hanno lasciato la comodità della propria quotidianità per incontrare l’altro, e in quell’incontro hanno scoperto se stessi.
“Non so se ho cambiato il mondo,” confida una volontaria al rientro, “ma il mondo ha sicuramente cambiato me.”
Per informazioni sull’edizione 2025-26, visitare il sito Internet
Fonte e immagine
Quando la gioventù si traduce in servizio e si esprime nell’incontro: opere di misericordia in giro per il mondo
Nel giugno 2025, mentre per molti l’estate significava vacanze e leggerezza, quaranta ragazze e ragazzi italiani hanno scelto un cammino diverso: quello del servizio missionario.
Sono i protagonisti del progetto “Cammino Missionario 2024-2025 – Portatori di Speranza”, promosso dall’Opera Don Bosco Onlus di Milano e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA).
Le loro destinazioni parlano da sole: El Salvador, Etiopia, Sri Lanka e Sicilia, dove hanno condiviso tempo, energie e cuore in progetti di educazione, accoglienza e sostegno alle comunità più fragili.
Un viaggio che trasforma
Quello che questi giovani hanno vissuto non è stato solo un viaggio, ma un percorso di conversione dello sguardo.
Prima della partenza, ciascuno di loro ha seguito mesi di formazione su cooperazione, spiritualità e cultura missionaria. Poi, in missione, hanno imparato che la solidarietà non è assistenzialismo, ma incontro reciproco.
“Mi aspettavo di insegnare, ma ho imparato più di quanto ho dato”, racconta Chiara, 22 anni, volontaria in Etiopia.
“L’aiuto vero nasce quando smetti di sentirti indispensabile e cominci ad ascoltare.”
Accanto a missionari e operatori locali, i giovani hanno lavorato in scuole, centri educativi, ospedali, e comunità rurali. Hanno insegnato, costruito, giocato, pregato — ma soprattutto hanno condiviso la vita quotidiana con chi spesso vive nella precarietà, ma non perde la dignità.
La missione in Italia: Sicilia, terra di accoglienza
Una parte del gruppo è rimasta nel nostro Paese, a Catania e Mazara del Vallo, dove l’impegno è stato rivolto ai minori migranti non accompagnati.
In questi luoghi, il servizio si traduce in gesti semplici: alfabetizzazione, sport, ascolto, accompagnamento.
Francesca, 19 anni, di Torino, racconta:
“All’inizio avevo paura di non essere pronta. Poi ho capito che bastava esserci. Quei ragazzi non chiedono pietà, ma sguardi veri, riconoscimento, rispetto.”
Una crescita che continua al ritorno
Secondo don Mauro Zanini, coordinatore dell’Opera Don Bosco Onlus, l’impatto più profondo di queste esperienze non si misura solo nei luoghi di missione:
“Li vediamo tornare diversi. Più maturi, più consapevoli, più solidali. Comprendono che l’aiuto non è un gesto dall’alto, ma una relazione che cambia entrambi.”
Molti di questi giovani, una volta rientrati, continuano l’impegno nel volontariato locale, nelle scuole, nei gruppi parrocchiali. L’esperienza missionaria diventa un seme che continua a portare frutto.
Il senso di una scelta
Il titolo del progetto — Portatori di Speranza — è diventato realtà.
Nelle periferie di Addis Abeba come nei vicoli di Mazara, questi giovani hanno testimoniato che la fede e la solidarietà non conoscono confini.
Hanno lasciato la comodità della propria quotidianità per incontrare l’altro, e in quell’incontro hanno scoperto se stessi.
“Non so se ho cambiato il mondo,” confida una volontaria al rientro, “ma il mondo ha sicuramente cambiato me.”
Per informazioni sull’edizione 2025-26, visitare il sito Internet
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