Propositi di un missionario

Foto di Tim Mossholder su Unsplash
All’inizio di un nuovo anno, si fanno sempre i buoni propositi, ma non sappiamo come, dove e quando realizzarli, perché il futuro non è nelle nostre mani
Pensando a questo nuovo anno, mi verrebbe da pensare che mi farebbe piacere che ci siano anche per me, per la mia famiglia, per tante persone, tante cose belle.
Abbiamo vissuto il giubileo della speranza. Vorrei che fosse l’anno della gioia e, perché no, del ringraziamento.
Quest’anno ci sono due momenti importanti: i 75 anni di vita e i 50 di sacerdozio. Allora, come non dire grazie a chi mi ha dato la vita. Certo, il primo è Dio che si è servito dei miei genitori per darmi l’invito a camminare in questo mondo insieme a tante persone. Prima di tutto con la mia famiglia, con la gente del mio paese, poi con quelli della famiglia missionaria e infine, sia in Italia che in Africa, con tanti fratelli e sorelle che mi hanno aiutato a crescere, a rendere concreto l’amore ricevuto da Dio e condiviso insieme a loro.
Tanti motivi di grazie e di essere felice.
Ma anche altrettanti di tristezza, perché ancora oggi molta gente sta soffrendo per l’egoismo, il disinteresse, l’abbandono, la violenza, la guerra, l’odio, la cattiveria.
Allora cosa dire? Non il solito “speriamo che me la cavo”. Ma, per quello che posso, darò il mio contributo, ci metterò la faccia, anche quando mi costerà.
So che non sono da solo. Anche tante persone, in silenzio, si impegneranno. Sarò una goccia d’acqua in un mare di amore. Io ci provo, con l’aiuto di Dio e la mia buona volontà
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- Foto di Tim Mossholder su Unsplash
All’inizio di un nuovo anno, si fanno sempre i buoni propositi, ma non sappiamo come, dove e quando realizzarli, perché il futuro non è nelle nostre mani
Pensando a questo nuovo anno, mi verrebbe da pensare che mi farebbe piacere che ci siano anche per me, per la mia famiglia, per tante persone, tante cose belle.
Abbiamo vissuto il giubileo della speranza. Vorrei che fosse l’anno della gioia e, perché no, del ringraziamento.
Quest’anno ci sono due momenti importanti: i 75 anni di vita e i 50 di sacerdozio. Allora, come non dire grazie a chi mi ha dato la vita. Certo, il primo è Dio che si è servito dei miei genitori per darmi l’invito a camminare in questo mondo insieme a tante persone. Prima di tutto con la mia famiglia, con la gente del mio paese, poi con quelli della famiglia missionaria e infine, sia in Italia che in Africa, con tanti fratelli e sorelle che mi hanno aiutato a crescere, a rendere concreto l’amore ricevuto da Dio e condiviso insieme a loro.
Tanti motivi di grazie e di essere felice.
Ma anche altrettanti di tristezza, perché ancora oggi molta gente sta soffrendo per l’egoismo, il disinteresse, l’abbandono, la violenza, la guerra, l’odio, la cattiveria.
Allora cosa dire? Non il solito “speriamo che me la cavo”. Ma, per quello che posso, darò il mio contributo, ci metterò la faccia, anche quando mi costerà.
So che non sono da solo. Anche tante persone, in silenzio, si impegneranno. Sarò una goccia d’acqua in un mare di amore. Io ci provo, con l’aiuto di Dio e la mia buona volontà
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- Foto di Tim Mossholder su Unsplash

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