Sierra Leone: le tante opere di misericordia di una donna

Foto di SERHAT TUĞ (Pexels)
Da Salerno, la saveriana suor Agnese Chiletti condivide con noi la testimonianza di Ya Mamah, una donna misericordiosa della Sierra Leone
(di suor Agnese Chiletti)
Si chiama Ya Mamah, è di religione musulmana. Non ha avuto figli. Si prende cura del marito anziano che mantiene col proprio lavoro. È impegnata con noi al Centro di Riabilitazione in Kambia che ospita bambini poliomielitici. È brava nell’assisterli, come fosse la loro madre, e quando dopo pranzo i bimbi fanno un pisolino, lei fedelmente apre la sua stuoia per la preghiera musulmana.
Il Centro è circondato da un pezzetto di terreno. Ya Mamah chiede di poterlo sfruttare per coltivare miglio, così nelle ore libere dal lavoro, curva a 90°, con la sua zappa dissoda il terreno.
Viene il tempo della mietitura e Ya Mamah, curva sulla messe, avanza operosa formando due filari di piccoli covoni. Nel primo, il numero di covoni è regolare, mentre nel secondo se ne trova uno su otto. “Ya Mamah, perché due file di covoni?”.
– Questo è per la famiglia, quello per i poveri.”
Il venerdì, va a pregare alla moschea, come la maggior parte degli abitanti di Kambia. Quel giorno, vicina a Ya Mamah, si inginocchia una donna di condizioni più modeste delle sue. Insieme pregano Allah: “Santo, Misericordioso”… Lei si sfila il braccialetto dal polso e lo deposita sulla stuoia di lei.
Ha una nipote sposata che è ammalata, depressa al punto di rifiutare e abbandonare il bimbo partorito pochi mesi prima. Ya Mamah accoglie quel piccolo e se lo porta sulla schiena tutta la giornata. Braima, così si chiama, piange e strilla tutto il giorno. “Come fai a non stancarti di tenertelo addosso in continuazione?”. – “Se lo mettessi giù, urlerebbe ancora più forte. Forse teme un secondo abbandono”.
Col passare del tempo Braima si calma. La sua fronte sempre aggrottata e le rime della bocca all’ingiù si distendono. Adesso, accetta di essere messo in terra di tanto in tanto e comincia a considerare che ci sono altre persone intorno, altri bimbi e inizia tentativi di socializzazione fino a che, rassicurato dell’amore di Ya Mamah, comincia a interagire e, finalmente, a giocare.
Braima ha completato gli studi nella scuola media, si è sposato ed ha 3 figli.
Immagine
Da Salerno, la saveriana suor Agnese Chiletti condivide con noi la testimonianza di Ya Mamah, una donna misericordiosa della Sierra Leone
(di suor Agnese Chiletti)
Si chiama Ya Mamah, è di religione musulmana. Non ha avuto figli. Si prende cura del marito anziano che mantiene col proprio lavoro. È impegnata con noi al Centro di Riabilitazione in Kambia che ospita bambini poliomielitici. È brava nell’assisterli, come fosse la loro madre, e quando dopo pranzo i bimbi fanno un pisolino, lei fedelmente apre la sua stuoia per la preghiera musulmana.
Il Centro è circondato da un pezzetto di terreno. Ya Mamah chiede di poterlo sfruttare per coltivare miglio, così nelle ore libere dal lavoro, curva a 90°, con la sua zappa dissoda il terreno.
Viene il tempo della mietitura e Ya Mamah, curva sulla messe, avanza operosa formando due filari di piccoli covoni. Nel primo, il numero di covoni è regolare, mentre nel secondo se ne trova uno su otto. “Ya Mamah, perché due file di covoni?”.
– Questo è per la famiglia, quello per i poveri.”
Il venerdì, va a pregare alla moschea, come la maggior parte degli abitanti di Kambia. Quel giorno, vicina a Ya Mamah, si inginocchia una donna di condizioni più modeste delle sue. Insieme pregano Allah: “Santo, Misericordioso”… Lei si sfila il braccialetto dal polso e lo deposita sulla stuoia di lei.
Ha una nipote sposata che è ammalata, depressa al punto di rifiutare e abbandonare il bimbo partorito pochi mesi prima. Ya Mamah accoglie quel piccolo e se lo porta sulla schiena tutta la giornata. Braima, così si chiama, piange e strilla tutto il giorno. “Come fai a non stancarti di tenertelo addosso in continuazione?”. – “Se lo mettessi giù, urlerebbe ancora più forte. Forse teme un secondo abbandono”.
Col passare del tempo Braima si calma. La sua fronte sempre aggrottata e le rime della bocca all’ingiù si distendono. Adesso, accetta di essere messo in terra di tanto in tanto e comincia a considerare che ci sono altre persone intorno, altri bimbi e inizia tentativi di socializzazione fino a che, rassicurato dell’amore di Ya Mamah, comincia a interagire e, finalmente, a giocare.
Braima ha completato gli studi nella scuola media, si è sposato ed ha 3 figli.
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Foto di SERHAT TUĞ (Pexels)


